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Ordine di Malta, una conferenza di ambasciatori per rilanciarsi

Dopo la riforma, un rinnovato slancio internazionale. La necessità di promuovere e difendere l’immagine dell’Ordine. La difesa contro ogni atto diffamatorio

I partecipanti alla Conferenza degli Ambasciatori dell'Ordine di Malta | X @OrderofMalta I partecipanti alla Conferenza degli Ambasciatori dell'Ordine di Malta | X @OrderofMalta

Dopo la riforma che ne ha enfatizzato l’aspetto religioso, ora per l’Ordine di Malta si apre la sfida di ribadire la sua sovranità, accrescere il proprio status internazionale, superando l’immagine che si è avuta a seguito della crisi e poi dell’intervento deciso di Papa Francesco. E così, la conferenza degli ambasciatori dell’Ordine di Malta, che si è tenuta dal 25 al 27 gennaio e che ha visto la partecipazione di oltre 100 ambasciatori, è servita non solo a fare il punto sulla situazione geopolitica e sulle nuove sfide da affrontare, ma anche per cercare di dare nuovo slancio internazionale, stabilire una linea di comunicazione unitaria che permetta di rendere l’immagine dell’Ordine e anche definire il modo in cui difendere il nome dell’Ordine da qualunque tipo di attacco.

Le linee sono state date dal Gran Maestro, Fra’ John Dunlap, nella sua relazione di apertura, mentre le relazioni degli altri membri del governo dell’Ordine hanno da una parte ribadito la straordinaria importanza del lavoro sul campo dell’Ordine di Malta e del ruolo degli ambasciatori, chiamati a coordinare e supportare operazioni umanitarie altrimenti difficilissime, e dall’altra proprio a ribadire la linea di compattarsi, comunicando prima di tutto la realtà religiosa dell’Ordine.

È un equilibrio difficile, considerando che il Papa, nel discorso agli ambasciatori, ha fatto diversi richiami all’obbedienza e ricordato che la sovranità dell’Ordine deriva dalla Santa Sede, e che l’ordine religioso comunque dipende dal Papa stesso.

Il Gran Maestro Fra’ John Dunlap ha voluto ricordare l’importanza del lavoro dell’Ordine di Malta, che non è “un’altra ONG pietosa”, e che ha “usato il suo status internazionale per intervenire in emergenze umanitarie come in Ucraina, o per portare assistenza in Africa, Betlemme, Libano e altre nazioni e regioni”.

L’obiettivo prioritario è comunque allargare il numero di relazioni diplomatiche, un qualcosa in fondo necessario se si vuole ribadire la propria sovranità superando gli scossoni degli ultimi anni che hanno portato ad un intervento diretto del Papa.

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Attualmente, l’Ordine di Malta ha relazioni diplomatiche con 113 Stati e 37 missioni all’estero. L’espansione punta – ha detto il Gran Maestro – ad allacciare relazioni in particolare con un gruppo di importanti Stati di area occidentale e asiatica che ancora non riconoscono l’Ordine di Malta come Stati Uniti, Regno Unito e Francia. E poi, l’Ordine di Malta punta a farsi riconoscere come Stato Osservatore Non Membro alle Nazioni Unite (ora è solo osservatore) e cerca riconoscimento anche in altre organizzazioni internazionali, come l’Organizzazione degli Stati Americani e la Lega degli Stati Arabi.

Insomma, si tratta di cercare un riconoscimento statuale e formale della propria straordinaria attività internazionale, per continuare ad esercitare la propria “diplomazia umanitaria” e farlo secondo il criterio di essere prima di tutto un Ordine religioso, superando anche il contraccolpo mediatico che si è avuto a seguito delle vicende che hanno fatto seguito alla crisi di governance nell’Ordine scoppiata ormai nel 2017.

Non è un caso che Michael Grace, membro del Consiglio Sovrano, ha annunciato che “è stata stabilita la Commissione per la Protezione dei Nomi e degli Emblemi per difendere i nomi, gli emblemi e l’identità dell’Ordine da quanti vogliono offuscare la nostra immagine nell’opinione pubblica.

Ecco allora che il Gran Maestro parla anche di “disciplinati protocolli mediatici”, ovvero di fornire “un chiaro set di messaggi sull’Ordine conosciuti e usata da tutte le nostre entità, e una strategia per sviluppare pro-attivamente una copertura media accurata e positiva”. Da vedere come questo piano funzionerà, perché le entità hanno sempre goduto di una certa indipendenza, anche economica, ed è sempre stato difficile incanalare i messaggi inviati in una sola direzione.

Tra gli ospiti della Conferenza, l’Ambasciatore Giampaolo Cantini, che ha sviluppato un focus sulle relazioni con autorità, nunziature, istituzioni cattoliche e non cattoliche e ha riflettuto sugli obblighi da osservare per preservare la reputazione dell’Ordine di Malta.

Ma – ed è significativo – c’era anche Bruno Pasquino, capo del protocollo diplomatico della Repubblica Italiana, che ha parlato di come il protocollo sia una componente funzionale di politica estera.

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La Conferenza degli ambasciatori si caratterizza, dunque, come un richiamo all’unità e alla necessità di preservare la propria identità sovrana, in uno scenario cambiato anche all’interno.

Il Gran Cancelliere Riccardo Paternò di Montecupo ha dettagliato il ruolo dell’Ordine di Malta nell’attuale scenario internazionale, e ha tenuto un intervento che spaziava dalla governance alle strategie future dell’Ordine, passando per le relazioni interne ai vari organismi dell’istituzione, fino alla ricerca di partnership per la realizzazione delle iniziative umanitarie.

Ha detto il Cancelliere: “Il nostro scopo è di armonizzare la nostra azione operativa con il profilo religioso dell’Ordine di Malta, che non è solo la cerniera che mette insieme la tuitio fidei (difesa della fede) e l’obsequium pauperum (il rispetto ossequioso dei poveri), ma è il perno su cui il nostro Ordine si è sempre basato.

Fra’ Emmanuel Rousseau, Gran Comandante dell’Ordine di Malta, ha parlato dell’importanza del ruolo della diplomazia nel promuovere il carisma dell’Ordine e nell’applicare la nuova Costituzione e i nuovi codici.

Fra’ Sandro de Franciscis, Grande Ospedaliere, ha offerto una panoramica delle attività umanitarie dell’Ordine di Malta in tutto il mondo. “Dobbiamo – ha detto – aprirci umilmente con intelligenza e immaginazione di carità per rispondere alle richieste dei poveri. Nelle nazioni povere si combatte la carestia e le malattie. Nelle nazioni ricche la solitudine, la solitudine e la diseguaglianza economica”.

Di cosa si è parlato nei panel di carattere più generale?

Il primo panel, il 25 gennaio, ha affrontato lo scenario geopolitico, e ha visto alternarsi nelle relazioni Giulio Tremonti, presidente della Commissione degli Affari Esteri della Camera dei Deputati, il presidente dell’Enel Paolo Scaroni, la professoressa Veronica De Romanis che insegna economia europea e poi suor Alessandra Smerilli, segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, la quale ha parlato di “Globalizzazione e sviluppo umano integrale”.

Il 26 gennaio, si è parlato anche di intelligenza artificiale, con padre Paolo Benanti, tra i 38 esperti ONU per l’intelligenza artificiale e ora anche presidente della commissione del governo italiano sul tema.

Di “Assistenza umanitaria e diplomazia: dimensione etica e sfide operative nel contesto internazionale attuale” hanno invece discusso il Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, Giuliano Amato, già presidente del Consiglio dei Ministri Italiano e oggi presidente della Fondazione il Cortile dei Gentili, ma anche Amy Pope, direttore generale dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni e Cindy McCain, direttore esecutivo del Programma Alimentare Mondiale.

Tra gli ospiti, anche il Cardinale Lorenzo Baldisseri, già segretario generale del Sinodo dei Vescovi, che ha parlato di alcune esperienze di diplomazia della Santa Sede.