In un post su X del 5 gennaio, Brian Burch, ambasciatore degli Stati Uniti della Santa Sede, ha tuttavia sottolineato solamente che il Papa “prega per la pace in Venezuela”, auspicando un futuro costruito sulla “cooperazione, la stabilità e l’armonia”.
Burch ha anche aggiunto che “grazie alla leadership del presidente Trump, Maduro sarà messo di fronte alla giustizia. È un momento da celebrare insieme a milioni di persone a lungo sfruttate, mentre viene garantito un futuro più sicuro e più forte per gli Stati Uniti”.
Santa Sede e Stati Uniti hanno relazioni diplomatiche dal 1984. Non sempre le posizioni di Santa Sede e Stati Uniti sono coincise. Ad esempio, nel 2003 Giovanni Paolo II si appellò con forza contro l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti.
Il Washington Post ha pubblicato il 9 gennaio un lungo articolo, presumibilmente proveniente da file del Dipartimento di Stato USA, in cui si riferisce del tentativo del Cardinale Parolin di essere in contatto con il Segretario di Stato Marco Rubio riguardo la situazione in Venezuela già nella sera della vigilia di Natale, e di una telefonata che ci sarebbe stata in quell’occasione in cui Parolin aveva proposto una via d’uscita per Maduro senza operazioni speciali ed incriminazioni.
La Sala Stampa della Santa Sede ha risposto, in una dichiarazione nello stesso articolo, che "è deludente che siano state divulgate parti di una conversazione riservata che non riflettono accuratamente il contenuto della conversazione stessa, avvenuta durante il periodo natalizio".
La narrazione sembra voler “tirare per la giacca” la posizione della Santa Sede. Vale la pena di notare che l’agenzia del Dicastero per l’Evangelizzazione Fides ha pubblicato il 7 gennaio un articolo in cui ricordava la posizione della Santa Sede durante l’invasione USA a Panama, quando il dittatore Noriega si rifugiò in nunziatura, e decise lì di consegnarsi poi agli Stati Uniti.
La Santa Sede in Venezuela, la posizione del segretario della Pontificia Commissione dell’America Latina
Rodrigo Guerra è segretario della Pontificia Commissione dell’America Latina. Teologo, con un grande background sui temi della vita e della dottrina sociale, ha pubblicato su Heraldos del Mexico un articolo a titolo personale, in cui affronta il tema del Venezuela e del diritto internazionale, sottolineando che “quando il diritto internazionale e le istituzioni chiamate a sostenerlo si debilitano, il potere tende ad occupare il suo posto”.
Guerra sottolinea la natura cristiana del diritto internazionale, nato con “uomini come Francisco de Vitoria che concepivano il gruppo di nazioni come una comunità morale e giuridica ordinata verso il bene comune”.
Guerra chiede quindi una “riforma delle Nazioni Unite”, che garantisca prima di tutto rappresentanza perché “un organo che decide di pace e sicurezza globale non può riflettere indefinitamente la mappa di potere del 1945”, quando “America Latina, Africa e ampie regioni dell’Asia richiedono, a ragione, maggior peso”.
Insomma, “un consiglio percepito come club di élite perde autorità morale e capacità di convocazione”.
Guerra chiede poi di porre “limiti al diritto di veto”, un diritto che “era nato per evitare una rottura tra le grandi potenze”, ma oggi “opera, sempre più frequentemente, come assicurazione di impunità”.
Il segretario della PCAL sottolinea poi la necessità di avere “vie automatiche di uscita dalla paralisi”, perché “se il Consiglio non agisce, deve attivarsi un canale istituzionale con maggiore legittimità universale, ad esempio l’assemblea generale, che permetta decisioni coordinate e verificabili, non mere dichiarazioni”.
La parte più difficile è comunque “stabilire meccanismi coercitivi credibili sotto mandato multilaterale”, ed è lì che la Dottrina Sociale della Chiesa offre il suo contributo, sottolineando che “la pace non è assenza di guerra, ma frutto di giustizia” e, per questo, “la comunità internazionale necessita di istituzioni che servano effettivamente al bene comune”.
“La legge senza forza è fragile”, nota il teologo, e quindi ci troviamo di fronte ad un bivio: “o si rafforza un ordine internazionale in cui il potere è sottomesso al diritto, o ritorniamo ad uno scenario in cui il diritto è solo il linguaggio decorativo dei vincitori”.
FOCUS BELGIO
Il cardinale Parolin in Belgio
Sarà il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, il legato pontificio per le celebrazioni a Bruxelles degli 800 anni della cattedrale di Santi Michele e Gudula. La cattedrale fu costruita nel 1226, su decisione di Enrico II, duca di Brabante, e fu eretta su una piccola chiesa all’incrocio tra le strade che portano in Francia e Germania.
Parolin sarà a Bruxelles l’11 gennaio, e nell’occasione presiederà la Messa. Saranno presenti i reali del Belgio. L’arcivescovo Luc Terlinden di Malines-Bruxelles concelebrerà con Parolin, e con lui ci saranno i vescovi del Paese.
La visita di Parolin giunge un anno e mezzo dopo la visita di Papa Francesco in Belgio. Papa Francesco fece anche una visita alla tomba di Re Baldovino, dando nuovo impulso alla causa di beatificazione del re che si autosospese per non firmare la legge sull’aborto.
FOCUS CINA
La situazione in Cina
Il 2025 è stato un anno difficile per la Chiesa in Cina. Un silenzio assordante da parte vaticana ha circondato la condanna dell’imprenditore cattolico Jimmy Lai, mentre l’accordo sino-vaticano per la nomina dei vescovi ha mostrato qualche crepa quando la Cina ha annunciato l’insediamento di due nuovi vescovi durante la Sede Vacante.
In un lungo articolo su Asia News, il missionario del PIME a Hong Kong Sergio Ticozzi ha messo in luce i nodi critici dell’anno religioso in Cina.
Prima di tutto, ha ricordato che dal 4 all’11 marzo 2025 si sono svolti la Conferenza Consultiva politica del Popolo Cinese (CCPPC) e il Congresso Nazionale del Popolo (CNP), rispettivamente con circa 2 mila e 3 mila delegati. Alla CCPPC c’erano dieci vescovi e un sacerdote, ovvero Wu Jianlin, vice-segretario generale della Chiesa cattolica cinese, nominato poi vescovo ausiliare di Shanghai.
In quell’occasione, il primo ministro cinese Li Qiang’ ha ribadito la necessità di rafforzare l’osservanza delle leggi nell’amministrazione degli affari religiosi.
L’11 marzo si sono riunite insieme l’Associazione Patriottica Cattolica Cinese (APCC) e la Conferenza dei Vescovi della Chiesa Cattolica Cinese, chiamate a studiare lo spirito delle due sessioni nazionali.
Il 24 aprile, la CPPCC ha tenuto il forum consultivo ordinario sul tema "Migliorare il livello del ruolo della legge nell’amministrazione degli affari religiosi". Padre Ticozzi nota che “il vescovo di Pechino, mons. Li Shan, ha ammesso francamente che nel processo della gestione democratica della Chiesa cattolica esistono anche alcuni problemi irrisolti. Ha suggerito di favorire la costituzione di gruppi cattolici patriottici di base e di migliorare il sistema e il meccanismo di lavoro. Si dovrebbe inoltre creare gruppi di esperti o di specialisti, con un preciso stato politico e consapevolezza del loro ruolo politico”.
A maggio, sono entrate in vigore in Cina le nuove norme sulle attività religiose degli stranieri, mentre l’8 settembre sono state pubblicate le “Opinioni sulla prevenzione e gestione delle attività di propagazione della Religione rivolte ai minori”, in cui si chiedeva di “rafforzare migliorare l’educazione politica” e di “impedire severamente a qualsiasi organizzazione o individuo di diffondere la religione nelle scuole”. Inoltre, veniva vietato ai luoghi di attività religiose di organizzare corsi di formazione dei minori”, mentre si chiedeva di rafforzare la guida ideologica per le famiglie che credono nella religione.
Il 16 settembre è stato pubblicato il codice di condotta per il clero che opera online – anche i cinesi residenti all’estero sono tenuti a rispettarlo, mentre il 29 settembre il segretario del Partito Comunista Cinese Xi Jinping ha tenuto un discorso sulla politica religiosa alla 22esima riunione del Politburo del Partito, in cui si è parlato di come far avanzare la politica di cinesizzazione delle religioni.
La Cina mantiene controlli severi sulle religioni, ha tenuto sotto controllo la cosiddetta chiesa sotterranea, con restrizioni che hanno riguardato soprattutto le attività delle “chiese domestiche” protestanti. A metà ottobre, le autorità cinesi hanno avviato quella che è stata descritta come una vasta operazione di repressione in almeno 10 città, tra cui Pechino e Shanghai. Secondo quanto riferito dalla chiesa sono stati arrestati anche altri pastori, leader e membri di varie comunità.
A riguardo del Buddismo tibetano, si sono registrati parecchi interventi ufficiali delle autorità cinesi che rivendicano il diritto di nominare il successore del Dalai Lama.
Da parte sua, la Chiesa ha avuto varie attività. L’8 agosto a Tangshan in Hebei si è riunito per la terza volta il Comitato di Supervisione della Chiesa Cattolica Cinese. Il comitato ha ricevuto la visita di Li Ganjie direttore del Dipartimento centrale del Fronte unito, che ha tenuto un discorso sul “Rafforzamento del controllo della legge nell’amministrazione degli Affari religiosi”.
In novembre, Yihui Yituan ha pubblicato il piano di attuazione della campagna "Studiare i regolamenti, osservare la disciplina, coltivare la virtù e costruire una buona immagine" (per le comunità cattoliche. Di conseguenza, il sito ufficiale della Chiesa cattolica ha informato sui frequenti raduni attuati dalle varie istituzioni e diocesi cattoliche sullo studio della legislazione relativa alla religione, che hanno sostituito in parte i precedenti sulla Cinesizzazione.
La mattina del 16 dicembre si è tenuta a Guangyuan, in Sichuan, la nona riunione congiunta dei leader della decima sessione dell'Associazione patriottica cattolica e della Conferenza episcopale cattolica cinese. La riunione è stata presieduta dal vescovo Shen Bin, mentre il vescovo Li Shan ha pronunciato le osservazioni conclusive.
La riunione ha esaminato il rapporto del lavoro svolto nel 2025 e gli impegni principali per il 2026 della Chiesa cattolica. Ha deliberato e approvato regolamenti interni tra cui le Misure amministrative per la nomina di posizioni clericali chiave nei luoghi di culto in Cina, il Codice di condotta per il clero della Chiesa cattolica in Cina e i Regolamenti provvisori sulla standardizzazione della gestione dei passaporti e dei documenti di viaggio per i viaggi all'estero del clero cattolico (in via sperimentale)” [in seguito alla visita in Vaticano dell’abate del monastero di Shaolin Rev. Shi Yongxin in febbraio 2025 ndr], documenti da sottoporre alla deliberazione della settima sessione del decimo comitato permanente di "Un’Associazione e Una Conferenza".
Nel 2025 in Cina vi sono state quattro ordinazioni episcopali, alcuni trasferimenti e ridefinizioni dei confini delle diocesi e riconoscimenti ufficiali di vescovi da parte delle autorità, tutte iniziative avvenute ai sensi dell'Accordo tra la Repubblica popolare cinese e la Santa Sede.
Sono inoltre deceduti due vescovi sotterranei mai ufficialmente riconosciuti da Pechino.
Dopo tutti questi eventi, il numero totale dei vescovi in Cina è oggi di 105, di cui 99 nella Cina continentale e 6 a Hong Kong e Macao.
Dei 99 vescovi della Cina continentale, 80 sono ufficiali, 10 non ufficiali e 9 irregolari. Di tre vescovi, non si sa se siano ancora vivi. Alcuni altri si dichiarano vescovi, ma senza prove.
FOCUS EUROPA
Spagna, accordo tra Chiesa e governo per tutele e risarcimenti alle vittime
L’8 gennaio, è stata firmata un’intesa tra il governo spagnolo e la Chiesa cattolica per il risarcimento delle vittime di abusi da parte del clero. Più nel dettaglio, si è deciso di aprire, tramite il difensore civico, un canale di assistenza per le vittime che non desiderano rivolgersi direttamente alla Commissione PRIVA (Piano di Risarcimento per le Vittime di Abusi) istituita dalla Chiesa nel settembre 2024.
L’accordo è stato firmato da Felix Bolanos, ministro della Giustizia e dei Rapporti con il Parlamento, dall’arcivescovo Luis Argüello, presidente della Conferenza Episcopale spagnola, e da Jesus Diaz Sariego, presidente della Confer, la Conferenza dei religiosi, formata dai superiori maggiori degli Istituti Religiosi e delle Società di Vita Apostolica in Spagna.
Con questa firma, il governo di Madrid si è impegnato - come richiesto dalla Chiesa - ad affrontare la questione della “riparazione integrale” di tutti i minori vittime di abusi sessuali in qualsiasi ambito della vita pubblica. Inoltre, i risarcimenti finanziari saranno esenti dall’imposta sul reddito. Questo sistema concordato di riconoscimento e riparazione avrà i criteri tecnici dell'Ufficio del Difensore civico, la valutazione della Commissione Priva, il consenso della Chiesa cattolica e lo Stato e la partecipazione delle vittime. L'Ufficio del Difensore civico esaminerà i casi in modo omogeneo presentati di volta in volta e proporrà un canale di risarcimento che sarà studiato e valutato dalla Commissione PRIVA. In caso però di discrepanza nella valutazione, una commissione mista esaminerà il caso che, in ultima istanza, sarà risolto dal Difensore civico dopo aver ascoltato il presidente della CEE o della Confer.
Nel 2024, era stata stabilita la Commissione consultiva del Piano di risarcimento integrale per i minori e le persone con pari diritti, vittime di abusi sessuali, già incentrata sulle vittime i cui casi non hanno potuto essere trattati in ambito giuridico perché prescritti o perché l'autore del reato è deceduto. In questo periodo è stato possibile assistere più di un centinaio di vittime e sono stati effettuati risarcimenti per circa due milioni di euro. Nell'ambito del processo avviato dalla Chiesa in Spagna anni fa, sono stati inoltre creati 70 uffici diocesani per l'assistenza alle vittime, oltre a quelli nati nelle congregazioni religiose. In questi uffici, oltre alla ricezione delle denunce, sono stati compiuti progressi importanti nella formazione per un migliore accompagnamento e per la prevenzione.