Agostino considera le due città coesistenti fino alla fine dei tempi, e per questo “ciascuno di noi è protagonista e dunque responsabile della storia”, e i cristiani vivono questa dimensione, in una sfida che viviamo ancora oggi, perché “come allora siamo in un tempo di profondo riassetto degli equilibri geopolitici e dei paradigmi culturali; come allora siamo, secondo la nota espressione di Papa Francesco, non in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca”.
Quali sono i temi cui guardare oggi? Prima di tutto, il rispetto del “diritto umanitario internazionale”, che – denuncia Leone XIV – “non può dipendere dalle circostanze e dagli interessi militari e strategici”. Si tratta di un “impegno che gli Stati hanno preso”, e per questo deve “sempre prevalere sulle velleità dei belligeranti”. Sottolinea Leone XIV: “Non si può tacere che la distruzione di ospedali, di infrastrutture energetiche, di abitazioni e di luoghi essenziali alla vita quotidiana costituisce una grave violazione del diritto umanitario internazionale. La Santa Sede ribadisce con fermezza la propria condanna di ogni forma di coinvolgimento dei civili nelle operazioni militari e auspica che la Comunità internazionale ricordi che la tutela del principio dell’inviolabilità della dignità umana e della sacralità della vita conti sempre di più di qualsiasi mero interesse nazionale”.
Leone XIV affronta la crisi del multilateralismo, sottolinea l’importanza delle Nazioni Unite – che hanno celebrato l’80esimo anniversario – che oggi, “in un mondo attraversato da sfide complesse come le tensioni geopolitiche, le disuguaglianze e le crisi climatiche”, dovrebbero “svolgere un ruolo fondamentale per favorire il dialogo e il sostegno umanitario, contribuendo a costruire un futuro più giusto”. Nella richiesta di sforzi “affinché le Nazioni Unite non solo rispecchino la situazione del mondo odierno e non quello del dopoguerra, ma anche affinché siano più orientate ed efficienti nel perseguire non ideologie ma politiche volte all’unità della famiglia dei popoli”, si legge anche il lavoro della Santa Sede per la riforma dell’organizzazione, in modo più rappresentativo, perché in fondo “lo scopo del multilateralismo è offrire un luogo perché le persone possano incontrarsi e parlare”.
È necessario il dialogo, che presuppone una reciproca comprensione, ed è un tema centrale per la Santa Sede, che da sempre sottolinea come anche nei documenti internazionali i concetti devono essere chiari e condivisi – e lo fa in particolare nel momento in cui vengono riaffermati presunti diritti all’aborto o viene riaffermata l’ideologia gender con formulazioni che non hanno consenso generale.
Nota Leone XIV: “Nei nostri giorni il significato delle parole è sempre più fluido e i concetti che esse rappresentano sempre più ambigui. Il linguaggio non è più il mezzo privilegiato della natura umana per conoscere e incontrare, ma, nelle pieghe dell’ambiguità semantica, diviene sempre più un’arma con cui ingannare, colpire e offendere gli avversari. Abbiamo bisogno che le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe. Solo così può riprendere un dialogo autentico e senza fraintendimenti”.
L’invito del Papa è tornare ad un linguaggio chiaro. Perché, nota, “il paradosso di questo indebolimento della parola è sovente rivendicato in nome della stessa libertà di espressione”. È il tema dell’hate speech, del discorso di odio, spesso usato per reprimere alcuni temi nel dibattito pubblico.
Nota il Papa che “è vero il contrario: la libertà di parola e di espressione è garantita proprio dalla certezza del linguaggio e dal fatto che ogni termine è ancorato alla verità”, mentre denuncia che “specialmente in Occidente, si vadano sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione, mentre va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano”.
Il Papa denuncia che questo mondo orwelliano arriva a “comprimere i diritti fondamentali della persona, a partire dalla libertà di coscienza”, ribadisce l’importanza del diritto della libertà di coscienza che porta a non compiere atti contro il proprio credo “che si tratti del rifiuto del servizio militare in nome della non violenza o del diniego di pratiche come l’aborto o l’eutanasia per medici e operatori sanitari”.
“L’obiezione di coscienza – afferma Leone XIV - non è una ribellione, ma un atto di fedeltà a sé stessi. In questo particolare momento storico, la libertà di coscienza sembra essere oggetto di un’accresciuta messa in discussione da parte degli Stati, anche da quelli che si dichiarano fondati sulla democrazia e i diritti umani. Tale libertà stabilisce, invece, un equilibrio tra l’interesse collettivo e la dignità individuale, sottolineando che una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale”.
Il Papa denuncia anche il rischio di una compressione della libertà religiosa, e denuncia – utilizzando le cifre dell’ultimo rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre sulla Libertà Religiosa - che “la persecuzione dei cristiani rimane una delle crisi dei diritti umani più diffuse al giorno d’oggi, che colpisce oltre 380 milioni di credenti in tutto il mondo, i quali subiscono livelli elevati o estremi di discriminazione, violenza e oppressione a causa della loro fede.”
I dati parlano di un cristiano su sette, a livello globale, vittima di perscuzione, dati che – nota Leone XIV – “mostrano, purtroppo, come la libertà religiosa sia ritenuta in molti contesti più come un “privilegio” o una concessione, piuttosto che un diritto umano fondamentale”.
In particolare, il Papa ricorda le violenze religiose in Bangladesh, nel Sahel, in Nigeria, l’attentato nella parrocchia Sant’ Elia di Damasco dello scorso anno, ma anche le vittime della violenza jihadista a Cabo Delgado in Mozambico, senza trascurare la “sottile forma di discriminazione religiosa nei confronti dei cristiani, che si sta diffondendo anche in Paesi dove essi sono numericamente maggioritari, come in Europa o nelle Americhe, dove talvolta si vedono limitare la possibilità di annunciare le verità evangeliche per ragioni politiche o ideologiche, specialmente quando difendono la dignità dei più deboli, dei nascituri o dei rifugiati e dei migranti o promuovono la famiglia”.
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Leone XIV pone la Santa Sede a “difesa della dignità inalienabile di ogni persona”, che si applica a tutti, a partire dai migranti. Non tutti loro, infatti – dice il Papa – “si spostano per scelta, ma molti sono costretti a fuggire a causa di violenze, persecuzioni, conflitti e persino per l’effetto dei cambiamenti climatici, come in diverse parti dell’Africa e dell’Asia”.
Il Papa auspica che “le azioni che gli Stati intraprendono contro l’illegalità e il traffico di esseri umani, non diventino il pretesto per ledere la dignità di migranti e rifugiati”, e fa le stesse considerazioni per i detenuti che “non possono essere mai ridotti alla stregua dei crimini hanno commesso” – e questa è l’occasione di ringraziare i governi per le amnistie concesse in risposta all’appello giubilare, senza dimenticare “la sofferenza di tanti detenuti per motivi politici, presenti in molti Stati”.
Tema famiglia: Leone XIV sottolinea che questa si trova di fronte a due sfide. Una è la “tendenza preoccupante nel sistema internazionale a trascurare e sottovalutare il suo fondamentale ruolo sociale, portando a una sua progressiva marginalizzazione istituzionale”. L’altra è la situazione delle famiglie “fragili, disgregate e sofferenti”, motivo per cui il Papa ribadisce l’imperativo etico di “mettere le famiglie nelle condizioni di accogliere e prendersi cura pienamente della vita nascente”, cosa prioritaria “specialmente in quei Paesi che stanno vivendo un drammatico calo del tasso di natalità”, perché “la vita, infatti, è un dono inestimabile che si sviluppa all’interno di un progetto di relazionalità basato sulla reciprocità e sul servizio”.
Leone XIV sottolinea che il “rifiuto categorico di pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo”, a partire dall’aborto. La Santa Sede – afferma il Papa - è preoccupata anche della mobilità transfrontaliera in nome dell’aborto sicuro e ritiene deplorevole che “risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie”.
Leone XIV ribadisce il no alla maternità surrogata che “trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino ridotto a ‘prodotto’, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo e alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia”.
Ma lo sguardo del Papa va anche a “malati e persone anziane e sole”, che “faticano a trovare una ragione per continuare a vivere”, e chiede a società civile e Stati di “rispondere concretamente alle situazioni di fragilità, offrendo soluzioni alla sofferenza umana, quali le cure palliative, e promuovendo politiche di autentica solidarietà, anziché incoraggiare forme di illusoria compassione come l’eutanasia”.