Abusi, il Cardinale Cupich propone 4 punti per una riforma radicale

Il Cardinale Cupich e Papa Francesco
Foto: Vatican Media
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La seconda relazione della seconda giornata di lavori dell’Incontro per la Protezione dei minori è affidata al Cardinale Blase Cupich, Arcivescovo di Chicago e membro del comitato organizzativo.

“E’ indispensabile considerare la sfida che abbiamo davanti - ha spiegato il porporato - alla luce della sinodalità, principalmente approfondendo con tutta la Chiesa gli aspetti strutturali, legali e istituzionali di dover rendere conto. Per sinodalità si intende la partecipazione di tutti i battezzati a ogni livello attraverso un discernimento e una riforma che penetra in tutta la Chiesa”.

“In questi giorni  - è il mea culpa di Cupich - ci impegniamo a costruire una cultura del dover rendere conto con strutture adeguate per modificare radicalmente il nostro approccio alla salvaguardia dei minori. Dolorosamente, molte persone, non solo gli abusati o i loro genitori, ma i fedeli in generale, si stanno chiedendo se noi capi della Chiesa comprendiamo pienamente questa realtà, in particolare quando vedono la poca attenzione data ai bambini abusati, o anche peggio, quando l’abuso viene coperto per proteggere l’aggressore o l’istituzione”.

Una soluzione, è la proposta dell’Arcivescovo di Chicago, potrebbe essere questa: “nessuno degli elementi strutturali che adottiamo come Chiesa sinodale, per quanto importanti, può guidarci fedelmente in Cristo a meno che non ancoriamo tutti i nostri provvedimenti al dolore penetrante di coloro che sono stati abusati e delle famiglie che hanno sofferto con loro”.

Il Cardinale Cupich propone quattro elementi per la riforma della Chiesa sul fronte degli abusi.

In primis, ascolto radicale “per capire l’esperienza svilente di coloro che sono stati sessualmente abusati dal clero. La Chiesa, come una madre amorevole, deve aprirsi continuamente alla realtà straziante di bambini le cui ferite non potranno mai guarire. Una simile posizione di ascolto ci chiama a mettere da parte la distanza istituzionale e i paraocchi relazionali che ci impediscono di metterci di fronte alla cruda distruzione delle vite dei bambini e delle persone vulnerabili che hanno subito abusi sessuali dal clero. Il nostro ascolto deve essere attivo, cercando coloro che sono stati feriti per tentare di aiutarli”.

Il secondo tassello riguarda il “testimone laico: ogni membro della Chiesa ha un ruolo essenziale nel contribuire ad eliminare l’orribile realtà degli abusi sessuali del clero. La vera sinodalità nella Chiesa ci chiama a considerare questa ampia testimonianza laica, potente e capace di accelerare la missione per la quale siamo qui giunti insieme da ogni nazione, alla ricerca della sicurezza dei figli di Dio”.

Il terzo punto riguarda la “collegialità. Anziché operare isolatamente, dobbiamo comunicare gli uni con gli altri in uno spirito di fiducia”.

Infine l’accompagnamento che - ha sottolineato il presule americano - “comporta un sincero tentativo di comprendere l’esperienza e il viaggio spirituale dell’altro. Pertanto, le strutture di segnalazione, indagine e valutazione delle affermazioni di abuso devono sempre essere elaborate e valutate con la comprensione di ciò che i sopravvissuti subiscono quando si avvicinano alla Chiesa e cercano giustizia. Il richiamo della Chiesa ad accompagnare le vittime impone di rigettare categoricamente gli insabbiamenti o il consiglio di prendere le distanze dai sopravvissuti agli abusi per ragioni legali e per paura dello scandalo che blocca il vero accompagnamento a coloro che sono state vittime. Richiede poi che si creino strutture e disposizioni giuridiche per sancire esplicitamente il dovere di proteggere i giovani e le persone vulnerabili, come primo e principale obiettivo. Forse la cosa più importante, la chiamata all'accompagnamento, richiede che vescovi e superiori religiosi rifiutino una visione del mondo clericale che vede le accuse di abuso sessuale del clero proiettate su uno sfondo di status e immunità per coloro che sono nello stato clericale”.

Il Cardinale Cupich ha poi elencato - concludendo - alcuni suggerimenti “su come ogni Conferenza Episcopale” possa adottare “procedure che permettono ad una Chiesa sinodale di valutare se i vescovi sono coinvolti in cattive condotte e maltrattamenti: stabilire degli standard per le indagini dei vescovi, segnalare le accuse, passi procedurali concreti”.

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