Abusi, la risposta della Chiesa negli Stati Uniti

Il quartier generale della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti a Washington
Foto: USCCB
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È dal giugno 2002 che la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti si è data delle linee guida per affrontare i casi di abusi e per proteggere i minori. Si veniva dalla grande inchiesta del Boston Globe, raccontata poi nel film Spotlight, e si cominciava ad affrontare il fenomeno. Ma in pochi ricordano che già nel 1994 la Congregazione per la Dottrina della Fede aveva concesso alla Chiesa USA un indulto sulle procedure allora in atto, che aumentava i termini della prescrizione e rendeva le punizioni più severe.

Tutto era nato con un comitato Ad Hoc sugli abusi sessuali stabilito a metà anni Novanta. Le procedure si erano sviluppate attraverso il documento Restoring Trust, ristabilire la fiducia. Quindi, tra il 200 e il 2001, il comitato ad hoc aveva concentrato la sua attenzione sui temi dell’educazione, della prevenzione e su una valutazione delle politiche diocesane per creare un ambiente sicuro per i bambini. Si fecero anche incontri con le vittime e con coloro che difendevano le vittime. Tutto il materiale del processo Restoring Trust è stato poi incorporato nella Carta, che è stata redatta poi da 8 membri della commissione ad hoc dei vescovi sugli abusi sessuali, più due esperti nel trattamento degli abusati e due laici, tra i quali una vittima.

Il percorso è stato comunque lungo. Le politiche anti abuso sono state delineate nei testi Restoring Trust Vol. 1 del 1993, Restoring Trust Vol. II del 1995 e Restoring Trust vol. III del 1996. Molte diocesi avevano fatto dei cambiamenti a questi testi sulla base delle loro politiche, ma non c’era una adozione universale in tutta la nazione.

La Carta per la Protezione dei Bambini e dei Giovani è stata pubblicata nel 2002, dopo essere stata votata dalla Conferenza Episcopale USA a Dallas. Nel 2011 ha avuto una revisione, e nel 2018 è stata emendata.

Quali le richieste? La prima, fondamentale, è quella di dare ascolto alle vittime; quindi si chiede a tutte le diocesi di mettere su un meccanismo per rispondere velocemente a tutte le segnalazioni; le diocesi sono chiamate a non accettare accordi di confidenzialità, vale a dire non tenere segreta alcuna situazione se non in casi molto particolari; viene sottolineato l’impossibilità per un abusatore di essere sacerdote; si chiede che ogni dicocesi stabilisca una politica di comunicazione per gestire le notizie sui casi; di stabilire un ufficio che possa considerare i casi e trovare i responsabili.

In particolare, poi, l’articolo 12 della Carta chiede di stabilire programmi per addestrare personale in “modi da costruire e mantenere un ambiente sicuro per i bambini e i giovani”, e di pubblicizzare “gli standard di condotta per il clero e le altre persone in posizioni di fiducia riguardo i bambini”.

L’articolo 13 chiede ai sacerdoti di valutare il background to tutto il clero e di tutti quelli i cui doveri includano un contatto con i minori.

In generale, la Carta chiede che: tutte le accuse di abusi sessuali sui minori siano riportate agli organi giudiziari; che tutte le diocesi abbiano un gruppo di lavoro indipendente per valutare la legittimità di queste accuse; che tutti i preti trovati colpevoli di abuso su minori sia permanentemente rimossi dal ministero.

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