Betharram nel cuore della Repubblica Centrafricana

L'opera Betharramita nella Repubblica Centrafricana
Foto: P. Arialdo Urbani
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Nella Regola di vita della Congregazione del Sacro Cuore di Gesù di Betharram si legge: “noi dobbiamo essere «Campo volante di preti ausiliari liberi da ogni opera particolare, capaci di andare in ogni luogo. Pronti a correre ovunque saremo chiamati». La missione ricevuta è compito di tutti i membri della comunità, e quest’ultima si arricchisce della condivisione delle esperienze missionarie” (Reg. Cap.II, art.16).

Partendo da lettura di questo articolo, si evince l'ideale che ha animato San Michele Garicoits nel fondare questa famiglia religiosa. Disponibilità e prontezza devono animare la vita del religioso. Con tali premesse padre Arialdo Urbani, nel 1986, aprì la prima missione Betharramita nella Repubblica Centrafricana.

La situazione, in questa terra, è molto delicata. Gran parte dell'economia si fonda sull'agricoltura. Il PIL è  molto basso. Il clima tropicale, influisce sulla salute della popolazione, toccata dalla malaria e dall'Aids. Il territorio è diviso in quattordici prefetture amministrative. 

Ieri come oggi, questi problemi si presentano densi di significato.

Questo è stato il tema della tavola rotonda e di una mostra fotografica di Vittore Buzzi, dal titolo Missione Centrafica” che si è tenuta sabato 30 giugno, presso i locali della chiesa di Santa Maria dei Miracoli a Roma. L'interessante lavoro del fotografo mostra, con particolare competenza, la vita nella missione, evidenziando quella realtà, al centro del continente Africano. 

Parole ed immagini hanno reso viva la presenza missionaria, nel cuore della vecchia Roma.

Erano presenti: il Vicario per l'Italia, padre Piero Trameri (Presidente Amici Betharram Onlus); Giovanni Parolari (Responsabile dei Progetti della Onlus); padre Mario Longoni (Presidente associazione il Mosaico);la dott. Nicoletta Orchi (Infettivologa “L. Spallanzani”) e padre Arialdo Urbani, fondatore dell'opera.

Il religioso, nativo di Isolaccia (SO) sacerdote dal 1965, ha speso tutta la sua esistenza in differenti contesti missionari per portare con la fermezza di San Michele Garicoits, la sollecitudine della Madre di Betharram. 

Le differenti testimonianze hanno illustrato, con competenza e serietà, il lavoro svolto. I vari ricordi personali hanno messo in luce le condizioni di vita esistenti in questo territorio africano.

La preziosa presenza di padre Arialdo Urbani ha conferito interesse alla discussione, illuminando con equilibrio ed intelligenza le difficoltà e le ansie che la popolazione africana e che lui stesso, sperimenta nelle quotidiane sfide della vita. “Io voglio rimanere insieme al mio popolo”, ha sottolineato, più volte, il missionario. 

Il vero betharramita, scriveva padre Mirande, è un uomo che sta bene in ogni luogo in quanto sa che la sua casa è Betharram. 

Il religioso ha ricordato le varie situazioni risolte, in cui si è offerta non solo assistenza, ma un concreto aiuto da fratelli. Attività, preghiera e fiducia in Dio sono i tre pilastri che portano avanti l'attività della Congregazione, in questa Nazione. E' stato bello ascoltare dalla viva voce del missionario che la pratica religiosa, oltre a quella concreta, è molto sentita. I fedeli partecipano alla Messa domenicale, con speciale vitalità e con canti, che rendono,unica e allegra,la celebrazione come un'espressione di lode e di ringraziamento a Dio. 

In tanti anni di strada se ne è fatta molta: scuole di villaggio; un ospedale (unico nella zona); un centro dentistico; un polo di eccellenza per la cura dell'Aids; un dispensario; alcuni pozzi per l'irrigazione; il progetto per un'agricoltura sostenibile ed il centro San Michel.  Si sono superate, con risposte adeguate ed efficaci, le varie criticità esistenti (assistenza, sanità, istruzione, acqua etc.).Queste opere, portate avanti dalla mano della Provvidenza e dall'aiuto di alcuni benefattori, sono un'alternativa concreta alle molte necessità. Ma il da fare è ancora tanto. 

Papa Francesco, nel discorso di apertura della Porta santa (29 novembre 2015) a Bangui, ai religiosi presenti ha  rivolto tali parole:Discepoli di Cristo, sacerdoti, religiosi, religiose o laici impegnati in questo Paese dal nome così suggestivo, situato nel cuore dell’Africa e che è chiamato a scoprire il Signore come vero Centro di tutto ciò che è buono, la vostra vocazione è di incarnare il cuore di Dio in mezzo ai vostri concittadini. Voglia il Signore renderci tutti «saldi … e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi» (1 Ts 3,13)”. 

Eloquente è stata la presenza delle persone che, con interessanti domande, ha reso stimolante, la discussione. 

Il pomeriggio si è concluso con un rinfresco ed un concerto, a cura di Aima/cambristi Roma, ascoltato nella splendida cornice della chiesa che si affaccia su piazza del Popolo.

Questo evento ha ricordato che, accanto al quotidiano intrecciarsi della vita, esiste un altro mondo, fatto di uomini e di storie, alle volte sconosciute, Ma forse, entrando in una chiesa in un sabato imprecisato, si può aprire quella porta che si chiama fratellanza e solidarietà. 

Ed allora anche in Centrafrica sarà presente la Vergine del bel ramo.

 

Per maggiori informazioni

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www.betharram.it 

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