Bossey, Chiesa e Consiglio Ecumenico delle Chiese continuano il cammino

Un momento dello scambio dei doni al termine del pranzo a Bossey
Foto: AG / ACI Group
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Una croce per rappresentare la disabilità e una bottiglia di acqua a rappresentare il comune impegno ecologico. Dopo il pranzo nel Centro Ecumenico di Bossey, il segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese Olav Fykse Tveit dà a Papa Francesco questi due doni simbolici, nel giardino dell’istituto che un tempo era un castello, e che sorge in una terra da tempo immemore conosciute come “terre sainte.”

Parlando in conferenza stampa poco dopo l’incontro, Tveit ha sottolineato che “non è un momento in cui dobbiamo rallentare il movimento ecumenico, ma è davvero il momento in cui dobbiamo vedere cosa possiamo fare insieme”.

Tveit ha anche ricordato che il Consiglio Ecumenico delle Chiese è “una espressione del movimento ecumenico dell’amore” e che questo amore si esprime anche nella cura per i poveri e per gli emarginati e in gesti concreti.

Il Cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità Cristiani, ha riaffermato dal canto suo la necessità di “trovare unità nel mondo attraverso la nostra testimonianza in diversi campi, come giustizia e pace, poveri, ambiente, è una buona opportunità di mantenere queste relazioni e di portare avanti queste collaborazioni e una comune testimonianza.

La croce donata al Papa è di legno, scolpita da Karim Okiki, un giovane kenyano che ha perso l’udito e la parola e che però non si è scoraggiato. “Vorrei che questa croce – ha detto – parli a Papa Francesco e alle chiese nel mondo sul bisogno di abbracciare le persone con disabilità, specialmente i sordi e quelli che non hanno udito, come parte della Chiesa”.

Okiki ha perso udito e voce dopo una malattia che ha contratto a tre anni, dopo un ricovero ospedaliero di otto mesi.

Si è parlato anche dell’impegno della pace. Nord e Sud Coreani hanno ballato insieme alle celebrazioni per il 70esimo anniversario del Consiglio Ecumenico delle Chiese, due giorni fa, e Papa Francesco potrà incontrarli al momento di lasciare il Consiglio Ecumenico delle Chiese, dove tornerà nel pomeriggio”. L’evento – i coreani hanno cantato insieme la canzone Airgang, che risale al periodo in cui la Corea era unita – fa seguito alla presenza di atleti coreani per la pace all’udienza generale del 30 maggio.

Durante il pranzo, la conversazione con il Papa – ha detto Tveit – è stata su come portare avanti l’impegno comune, mentre il Cardinale Koch ha sottolineato che c’è stata una lunga presentazione dell’Istituto Ecumenico di Bossey, da 72 anni presente nella campagna tra Svizzera e Francia. Una occasione per ricordare la “trinità dell’impegno, che è camminare, pregare collaborare”, ha chiosato il Cardinale.

Parlando del futuro della collaborazione tra Chiesa e Consiglio Ecumenico delle Chiese , il Cardinale Koch ha detto di essere “grato per quello che abbiamo fatto, per la nostra collaborazione, che spero continuerà, a differenti livelli. C’è una grande collaborazione, ma non dobbiamo dimenticare le divisioni che ci sono state teologiche, e ne dobbiamo discutere”.

Tveit ha detto di condividere questo punto di vista, e ha messo in luce dove si lavora concretamente insieme per la pace, come in Congo, in Medio Oriente, in Sud Sudan. “Crediamo che questa visita del Papa rappresenta un modo di riaffermare il fatto che lavoriamo insieme”, ha aggiunto.

La Chiesa cattolica non è membro del Consiglio Ecumenico delle Chiese, ma è un membro attivo, e il Cardinale Koch ci ha tenuto a dire che “è chiaro che partecipiamo”, mentre Tveit ha chiosato che “il Consiglio invita sempre la Chiesa cattolica, a tutte le riunioni, con dei delegati fraterni, ma è chiaro che vorremmo che la Chiesa fosse un membro”.

Conclude il Cardinale Koch: “La Chiesa ha una missione che è di testimoniare, confessare e diffondere il Vangelo”.

 

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