Cardinale Parolin: fiducia in una nuova fase di collaborazione con la Cina

Il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano
Foto: Marco Mancini / ACI Group
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A seguito dell’accordo riservato di settembre sulla nomina dei vescovi, nonostante spesso dalla Cina arrivino notizie di Chiese demolite o di pressioni ai sacerdoti per entrare a far parte dell’organismo ufficiale del governo che riunisce i sacerdoti di Cina, il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, si dice fiducioso che “si possa aprire ora una nuova fase di maggiore collaborazione per il bene della comunità cattolica cinese e per l’armonia dell’intera società”.

Il Segretario di Stato vaticano ha concesso una intervista esclusiva al Global Times, vicino al governo, utilizzato sia per dare un segnale dall’altra parte della Grande Muraglia sia per comprendere quali siano le posizioni del governo.

Il Cardinale Parolin ha notato che ci sono sviluppi positivi nelle relazioni sino-vaticane, e menziona sia la partecipazione di una rappresentanza vaticana all’Expo Internazionale di Orticoltura a Pechino sia il fatto che le celebrazioni paquali si siano svolte pacificamente. Da notare che la partecipazione della Santa Sede all’Expo è avvenuta con una delegazione guidata dal Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. E, non a caso, per ora le relazioni sino-vaticane si sviluppano soprattutto da un punto di vista culturale. Non si prevede l’apertura di una nunziatura, che andrebbe necessariamente a chiudere la nunziatura della Santa Sede in Taiwan, ma forse l’apertura di un ufficio culturale.

Parlando dell’accordo con la Cina, il Cardinale Parolin ha detto che si tratta, sì, di “un punto di arrivo di un lungo cammino”, ma che si tratta soprattutto di “un punto di partenza”, e per ora “i canali di comunicazione stanno funzionando”, c’è “un aumento di fiducia tra le due parti” e si sta così “inaugurando un metodo che pare positivo”, e che “nonostante debba essere messo a punto nel tempo”, fa sperare “di poter raggiungere progressivamente risultati concreti”.

Il Cardinale Parolin nota che nel dialogo, come sottolinea Papa Francesco, “nessuna delle due parti rinuncia alla propria identità” e dunque Cina e Santa Sede “non stanno discutendo sulla teoria dei rispettivi sistemi”, né vogliono riaprire questioni storiche, ma stanno piuttosto “cercando soluzioni pratiche per la vita di persone concrete, che desiderano praticare serenamente la loro fede e offrire un contributo positivo al Paese.

Il segretario di Stato vaticano ha trovato “normale” il confronto tra posizioni diverse, e quindi non si preoccupa per le critiche, anche perché “tante questioni devono essere ancora affrontate, e lo stiamo facendo con buona volontà e determinazione”.

Ma il dialogo va portato avanti, perché ora permette prima di tutto di superare le reciproche condanne e quindi “apre la prospettiva che due soggetti internazionali tanto antichi, vasti ed articolati come la Cina e la Sede Apostolica divengano sempre più consapevoli della responsabilità comune verso i gravi problemi del nostro tempo”.

Aa livello locale, il leader cinese Xi Jinping parla spesso di una sinizzazione della religione e ha lanciato un piano in tal senso. Il Cardinale Parolin ha detto che “l’inculturazione è condizione essenziale per il buon annuncio del Vangelo”, e questo lo testimonia anche l’opera di Matteo Ricci, ma che in futuro si dovrà approfondire il rapporto tra inculturazione e sinizzazione, termini che “si richiamano a vicenda senza confusione e senza contrapposizione: possono essere in qualche maniera complementari e aprire prospettive per il dialogo sul piano religioso e culturale”.

Ma, al di là di questo, ci sono appunto problemi globali da affrontare in collaborazione, e sono “le grandi questioni della pace, della lotta contro le povertà, delle emergenze ambientali e climatiche, delle migrazioni, dell’etica dello sviluppo scientifico, del progresso economico e sociale dei popoli”, tutte questioni per le quali la Santa Sede vuole sia “rimessa al centro la dignità della persona, a cominciare dal concreto riconoscimento dei suoi diritti fondamentali ivi compreso quello alla libertà religiosa, e il bene comune, che è il bene di tutti e di ciascuno. Sono orizzonti molto ampi che oggi più che mai esigono un impegno comune da parte di tutti, credenti e non credenti”.

Rivolgendosi ai leader politici, il Cardinale Parolin ha sottolineato che oggi “sono chiamati a enormi responsabilità”, e dunque “come uomo di fede e come sacerdote vorrei invitare chi ha responsabilità politiche dirette a tener conto di questo potere di influenza sui popoli, un potere che può dare le vertigini”, e di non avere timore di alzare lo sguardo, al di là dei successi immediati, per cercare senza precondizioni soluzioni durevoli e lungimiranti, che contribuiscano a costruire un futuro più umano, più giusto e più degno per tutti”.

Ma come si è arrivati all’accordo? Il Cardinale Parolin, quando era viceministro degli Esteri vaticano, aveva in carico il dossier Cina, e fu lui a svolgere le prime trattative con le autorità di Pechino. “Non sono mancati, ovviamente – racconta - preoccupazioni e timori.  In non poche occasioni mi è sembrato che non avremmo mai fatto dei progressi e che tutto si sarebbe interrotto.  Ma è prevalsa, da entrambi le Parti, la volontà di andare avanti e, con pazienza e determinazione, abbiamo cercato di superare gli ostacoli del cammino. Ecco, precisamente ciò è rimasto particolarmente impresso nella mia memoria”.

Infine, il Segretario di Stato vaticano ha inviato un messaggio ai leader e ai cinesi l’augurio e la preghiera di Papa Francesco :“Ai cattolici, in particolare, il Santo Padre chiede di intraprendere con coraggio il cammino dell’unità, della riconciliazione e di un rinnovato annuncio del Vangelo. Egli guarda alla Cina non solo come a un grande Paese ma anche come ad una grande cultura, ricca di storia e di saggezza. Oggi la Cina è tornata a suscitare dappertutto grande attenzione e interesse, specialmente nei giovani”.

Per questo, “la Santa Sede spera che la Cina di non abbia timore di entrare in dialogo con il più vasto mondo e che le nazioni del mondo diano credito alle profonde aspirazioni del popolo cinese. In tal modo, lavorando tutti insieme, sono certo che potremo superare le diffidenze e costruire un mondo più sicuro e più prospero. Con le parole di Papa Francesco diremmo che solo uniti possiamo vincere la globalizzazione dell’indifferenza, operando come creativi artigiani di pace e tenaci promotori di fraternità”.

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