Diplomazia Pontificia, una nomina per la Cina, il viaggio di Gallagher in Croazia

La bandiera della Santa Sede
Foto: Andreas Dueren / CNA
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La nomina di monsignor Gianfranco Rota Graziosi a consultore della seconda sezione della Segreteria di Stato vaticana è il premio che Papa Francesco dà al sacerdote che con continuità ha lavorato sulla questione della Cina per anni.

Ma non c’è solo questo nella settimana diplomatica della Santa Sede. L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, è stato in Croazia per un viaggio che va a celebrare i venti anni dall’accordo tra Croazia e Santa Sede; quattro volte la Santa Sede ha preso la parola alle Nazioni Unite di New York; e il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha ricevuto il primo ministro ungherese.

Monsignor Rota Graziosi consultore della Segreteria di Stato

Il 9 ottobre è stata pubblicata la nomina di monsignor Gianfranco Rota Graziosi a consultore della Sezione per i Rapporti degli Stati. La nomina arriva alla pensione del monsignore da capufficio di Segreteria di Stato, ed è un premio al lavoro che monsignor Rota Graziosi ha fatto sul dossier Cina nel corso di più di un decennio, lavoro che ha portato allo storico accordo riservato tra Cina e Santa Sede.

Era da tempo che l’idea di un accordo tra Cina e Santa Sede era sul tavolo. E monsignor Rota Graziosi, bergamasco, 72 anni, è uno degli attori principali delle trattative, insieme all’arcivescovo Claudio Maria Celli, che si occupa della questione Cina dai tempi in cui era in Segreteria di Stato all’inizio degli Ottanta.

A rileggere i cablogrammi di WikiLeaks, si nota che monsignor Rota Graziosi diventa progressivamente sempre più un riferimento sugli affari di Cina. Nel 2003, Rota Graziosi è citato in un cablogramma dire che “la Santa Sede è pronta a trovare soluzioni ai tre principali ostacoli che bloccano la normalizzazione delle relazioni”, e che sono “l’autonomia della Chiesa in Cina, le relazioni diplomatiche Roma-Taiwan e l’accettazione da parte del Partito Comunista Cinese di un riconoscimento del Papa degli errori passati”.

Monsignor Rota Graziosi – era riferito nei cablo – sosteneva che la Chiesa Cattolica in Cina “deve essere autonoma, ma non può essere indipendente dalla Santa Sede”, ma sostiene che tagliare le relazioni con Taiwan è parte di una serie di concessioni che si devono fare.

L’accordo arriva vicinissimo, ma improvvisamente sfuma. Con Benedetto XVI, viene stabilita una Commissione per la Chiesa in Cina, a partire dal 2007, dopo la sua lettera ai cattolici di Cina, e si riunisce annualmente. Nel 2007 si parlò appunto della lettera del Papa, nel 2008 della formazione di seminaristi, suore e sacerdoti, nel 2009 della situazione pastorale nelle circoscrizioni ecclesiastiche di Cina.

Interessante notare che quella riunione faceva seguito all’ordinazione illecita del vescovo di Chengde, cui avevano partecipato otto vescovi uniti al Papa. L’arcivescovo di Chengde è stato considerato scomunicato fino all’accordo del 22 settembre, ed è stato uno dei due vescovi di Cina autorizzati dal governo a partecipare al Sinodo. Si parlava al tempo anche della necessità di rafforzare il rapporto con le Chiese ponte, e in particolare con Taiwan, con Macao, con Hong Kong, con Singapore. Presumibilmente, è quello che la Santa Sede sta facendo, rassicurando Taiwan sulla non chiusura dei rapporti diplomatici anche in maniera indiretta (la nomina di un nunzio in Belize diverso da quello di El Salvador, prima accorpato, per sopperire alla rottura di El Salvador con Taiwan) e il ministro degli Esteri di Taiwan sarà a Roma il 14 ottobre per partecipare alla canonizzazione di Paolo VI e il 15 per cercare un contatto con le autorità della Santa Sede.

Intanto, è da notare che lo scorso 6 ottobre il Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede annunciava che alle 9.15 si erano riuniti con il Papa i membri del Gruppo di lavoro per la Cina. È la prima volta, sotto il Pontificato di Papa Francesco, che viene annunciata una riunione di questo genere.

Il vice Primo Ministro ungherese dal Cardinale Pietro Parolin

Zsolt Semjen, vice Primo Ministro di Ungheria, si è incontrato con il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, lo scorso 9 ottobre.

Tra gli argomenti di discussione il processo di beatificazione del Cardinale Jozsef Mindzenty, martire della Chiesa del silenzio, ma anche del prossimo Congresso Eucaristico che si terrà in Ungheria nel 2020, che potrebbe essere una buona occasione – ha detto Semjen – per un viaggio di Papa Francesco in Ungheria.

Il prossimo anno è possibile un viaggio di Papa Francesco in Romania e Bulgaria, mentre l’Ungheria potrebbe così essere prevista per l’anno successivo.

Il vice primo ministro ungherese ha anche spiegato le ragioni della politica migratoria ungherese, e sottolineato che la soluzione non è che le persone lascino il loro luogo di nascita, ma che vengano aiutati a vivere una vita degna nella loro patria.

Secondo Semjen, il Cardinale Parolin ha espresso grande apprezzamento per il sistema istituzionale ungherese che supporta i cristiani e l’aiuto finanziario dato alla costruzione di ospedali e scuole.

La Santa Sede, dal canto suo, ha enfatizzato il tema della solidarietà come virtù cristiana, e ha parlato di quali forme questa solidarietà debba prendere.

L’incontro tra il Cardinale Parolin e il vice primo ministro ungherese è durato più di 90 minuti.

Il vice primo ministro spagnolo sarà in Vaticano il 29 ottobre

Il prossimo 29 ottobre, Carmen Calvo, vice primo ministro spagnolo, sarà in Vaticano per un incontro con il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. Molte le questioni sul tavolo. In passato si era persino parlato di una revisione del Concordato tra Spagna e Santa Sede, firmato nel 1979. Sembra, però, che questa proposta non sarà sul tavolo. Il tema vero sarà la possibile inumazione di Francisco Franco nella Cattedrale di Almudena a Madrid.

Il viaggio in Croazia dell’arcivescovo Gallagher

L’arcivescovo Paul Richard Gallagher è stato in Croazia, in visita ufficiale, dal 9 al 12 ottobre, per celebrare il 20esimo anniversario dell’accordo tra la Santa Sede e il Paese. Nell’occasione, ha tenuto una conferenza all’Università Cattolica di Zagabria, ha parlato alla Conferenza Episcopale Croata che era riunita nella sua assemblea plenaria e ha anche parlato in esclusiva con la Radio Cattolica del Paese.

Nell’intervista, di circa 30 minuti, l’arcivescovo Gallagher ha parlato dei buoni rapporti che intercorrono tra Croazia e Santa Sede, cementati anche dalla recente visita del Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, nel Paese, e sottolineato una certa soddisfazione degli accordi.

Richiesto su una possibile revisione dell’accordo, il “Ministro degli Esteri” vaticano ha sottolineato che si tratterebbe di “un passo molto significativo, dato che solo arrivare ad un accordo è frutto di un lungo processo, che dura vari anni”, e così “prima si cerca di far funzionare meglio un accordo invece di toccarlo”.

Sul tema delle migrazioni, l’arcivescovo Gallagher ha sottolineato la necessità di riconoscere che “l’Europa è multiculturale”, e sottolineato che “l’emergenza migratoria è una realtà” e “l’emigrazione è un fenomeno che esiste da sempre”.

L’arcivescovo Gallagher si è soffermato anche sul terrorismo internazionale, e ha ricordato che “la guerra in nome di Dio non è mai legittima, è una bestemmia”.

Il 10 ottobre l’arcivescovo Gallagher ha avuto una riunione con i capi religiosi di Croazia, e questo ha mostrato che “c’è una buona intesa con i capi religiosi e una buona intesa con la Chiesa cattolica”.

All’incontro, hanno partecipato rappresentanti della Chiesa ortodossa serba, guidata dal vescovo Jovan Culibrk, della Comunità islamica guidata da Mevludin efendija Arslani, e anche dei cristiani riformati

L’incontro con i rappresentanti delle altre religioni è avvenuto all’interno della nunziatura apostolica a Zagabria, guidata dall’arcivescovo Giuseppe Pinto. Durante l’incontro, l’arcivescovo Gallagher ha sottolineato che il primo obiettivo delle religioni è di “respingere ogni forma di violenza contro l’uomo, promuovere i valori di vita, pace libertà, giustizia sociale riconciliazione”, lavorando insieme per “rimuovere la malvagità dell’umanità di oggi, in modo da rendere più facile il lavoro delle persone di buona volontà”.

Il “ministro degli Esteri” vaticano ha poi affermato che “il dialogo tra religioni è essenziale e necessario per il bene comune, ricordando che il contesto interreligioso della Croazia porti ad “approfondire il dialogo di amicizia che le varie comunità religiose possono utilizzare per creare rapporti basati sulla fiducia reciproca, sulla condivisione e sulla solidarietà”.

Nella serata del 10 ottobre, l’arcivescovo Gallagher ha tenuto una conferenza su “Vent’anni dopo la ratifica dell’accordo della Santa Sede e la Repubblica di Croazia su questioni economiche”.

Il tema si è riproposto anche nell’incontro del 12 ottobre tra il “ministro degli Esteri” vaticano e il primo ministro croato Andrej Plenkovic. Plenkovic era stato in visita in Vaticano il 7 ottobre 2017, e il tema della possibile canonizzazione del Cardinale Aloijzie Stepinac era stato tra i temi di discussione.

Mentre l’arcivescovo Gallagher ha ammesso di non sapere quando terminerà il processo di canonizzazione del Cardinale Stepinac – sebbene ci sia stata una commissione mista cattolico ortodossa per fare luce sulla storia – e il tema è stato oggetto anche di questo incontro.

Ai colloqui hanno partecipato anche Marija Pecinovic, vice primo ministro e Ministro degli Affari Esteri, e Drazen Bosjakovci, ministro della Giustizia.

Il primo ministro Plenkovic ha detto che la Croazia sostiene le attività del Santo Padre, e in particolare il suo messaggio di speranza, pace e solidarietà cristiana verso i Paesi più vulnerabili. Si è parlato anche della situazione dei paesi dell’Europa Sud-Orientale, ed è stata riaffermata la centralità della Croazia a fornire un sostegno attivo a questi Paesi nel loro percorso europeo.

Anche il tema delle migrazioni è stato sul tavolo, e il primo ministro ha sottolineato il contributo della Croazia nella lotta contro la migrazione illegale, ma ha anche notato la necessità di un approccio umano e responsabile verso le persone che si trovano in situazioni di guerra.

Nella conversazione con il ministro degli Esteri Marija Pejcinovic sono state confermate le eccellenti relazioni bilaterali “basate su legami solidi e permanenti della Repubblica di Croazia”, ed “entrambe le parti hanno espresso il loro impegno a migliorare ulteriormente i rapporti reciproci e la cooperazione in questioni di interesse reciproco nelle sedi internazionali”.

I due ministri degli Esteri vaticano e croato hanno anche lodato il mantenimento della “Giornata Glagolitica Croata” che si terrà in Vaticano il prossimo 17 novembre, quando un piatto in lingua glagolitica sarà collocato nella Basilica di San Pietro e lì sarà ospitata una solenne celebrazione nell’antica lingua slava.

Gli interventi della Santa Sede all’ONU di New York

Sono stati cinque gli interventi della Santa Sede alle Nazioni Unite di New York in questa settimana.

L’8 ottobre, l’arcivescovo Bernardito Auza, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, ha parlato al Terzo Comitato deliberativo della 73esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che era dedicata alla discussione sull’ “avanzamento delle donne”.

Nel so intervento, l’arcivescovo ha sottolineato che la violenza contro donne e ragazze è ormai una realtà globale, che trova linfa nel traffico di esseri umani e nelle moderne forme di schiavitù, chiamate da Papa Francesco “un crimine contro l’umanità”.

L’arcivescovo Auza ha anche lodato il lavoro dei movimenti anti-schiavitù guidati dalle donne, in particolare dalle religiose, condannando la mercificazione del corpo umano e reclamando il dovere della giustizia di arrestare e processare i trafficanti. L’Osservatore della Santa Sede alle Nazioni Unite ha anche parlato della violenza e dell’intimidazione contro le donne, chiedendo di lavorare per una cultura che ripudi ogni forma di violenza, considerando che le donne e le ragazze sono vittime di quella “cultura dello scarto” che porta a non considerarle utili, specialmente all’inizio e alla fine della vita.

Il 9 ottobre si è invece parlato dello Stato di Diritto a livello nazionale e internazionale. La Santa Sede ha sottolineato che il lavoro delle Nazioni Unite “sviluppa e promuove lo Stato di diritto, la giustizia e la buona governance” a livello nazionale e internazionale e internazionale, e che il cuore dello stato di diritto risiede “nel rispetto e l’implementazione della giustizia e dei diritti umani fondamentali”.

L’arcivescovo Auza ha poi notato che il rispetto dello Stato di diritto è uno dei quattro pilastri della Carta delle Nazioni Unite, ma ha aggiunto che perché lo Stato di diritto sia rispettato “i diritti umani vanno supportati da procedure e istituzioni efficaci, chiare e inclusive”, e specialmente un organo di giustizia indipendente.

Il 10 ottobre c’è stato invece il dibattito generale. L’arcivescovo Auza, nell’occasione, ha ricordato che la Santa Sede ritiene che “lo sviluppo non possa essere ristretto al solo sviluppo economico, ma debba essere integralmente umano, dando forza allo sviluppo di ciascuna persona nella sua interezza”.

L’arcivescovo ha poi lamentato che “nell’ultimo anno, alcune delegazione hanno perso di vista uno sviluppo olistico, cercando di spostare le deliberazioni del Secondo Comitato verso temi controversi”.

L’arcivescovo Auza ha quindi messo in luce che il rispetto per i diritti umani fondamentali sono essenziali per lo sradicamento della povertà e la promozione del diritto umano integrale, perché la frase “diritti umani non può diventare semplicemente retorica, espansa infinitamente per corrispondere ai gusti dell’età e spesso minando i diritti umani fondamentali che si trovano nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Il 12 ottobre, si è parlato alle Nazioni Unite di “Agricoltura, sviluppo, sicurezza alimentare e nutrizione”. L’arcivescovo Auza ha mostrato preoccupazione che, nonostante l’impegno internazionale a terminare la fame nel mondo entro il 2030, il numero delle persone cronicamente malnutrite nel mondo è cresciuto: sono 815 milioni le persone malnutrite nel mondo, principalmente a causa dei conflitti.

Secondo la Santa Sede, l’assistenza umanitaria deve evitare la carestia, ma sarebbe già sufficiente affrontare le cause alla radici della fame. Per questo, la Santa Sede ha chiesto investimenti in agricoltura e opportunità migliorate per il commercio agricolo.

Il problema – ha sottolineato l’arcivescovo Auza – viene anche da una distribuzione “iniqua, perché il cibo non arriva a quanti sono affamati a causa di problemi di trasporto, vendita e conservazione”, così come di “commercio non equo e condizioni speculative di mercato”, nonché una cultura dello scarto.

Sempre il 12 ottobre, l’Arcivescovo Auza è intervenuto sul tema dei “Diritti dei popoli indigeni”, riconoscendo il significativo progresso delle Nazioni Unite nel “promuovere e proteggere i valori culturali, il patrimonio e i diritti umani delle popolazioni indigene” e ha lodato la “Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni”, così come il loro coinvolgimento al Forum Permanente delle Nazioni Unite sul tema.

Eppure, ha aggiunto l’arcivescovo, ci sono ancora dei problemi, in particolare in Amazzonia, lì dove “l’estrazione di risorse ha portato a degrado ambientale, deforestazione e sfollamento di popolazioni indigene”, mentre “alcune politiche di conservazione delle terre hanno distrutto aspetti essenziali delle economie indigene”.

La Santa Sede ha messo in luce che l’Amazzonia “non può essere come una regione così ricca di risorse da poter essere sfruttata, o come un posto dove la protezione dell’ambiente naturale calpesti i diritti delle popolazioni indigene”. E si è chiesto di partecipare ad ogni decisione che li colpisca direttamente. La Santa Sede ha sviluppato il tema con la REPAM, la Rede Eclesial Pan-Amazonica che sarà tra i principali protagonisti del prossimo “Sinodo speciale sull’Amazzonia”.

La Conferenza Episcopale del Congo alle Nazioni Unite

Lo scorso 6 ottobre, la delegazione della Conferenza Episcopale del Congo è stata ricevuta dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La delegazione era guidata dal vescovo Fidéle Nsiele, vescovo di Kisampu.

Durante l’incontro, si è parlato di vari argomenti, anche del processo elettorale e della situazione della sicurezza nella Repubblica Democratica del Congo.

Si è parlato anche dei mezzi da mettere in campo per facilitare il processo elettorale, e in particolare dell’accordo di San Silvestro del 2016, che punta a garantire elezioni, libere, trasparenti e pacifiche.

Da parte sua, la Conferenza Episcopale del Congo ha formulato alcune raccomandazioni per il successo del processo elettorale.

Da poco è arrivato in Repubblica Democratica del Congo un nuovo rappresentante pontificio, l’arcivescovo Ettore Balestrero, chiamato a guidare la diplomazia vaticana in questo difficile frangente.

Un premio per il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso

Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha ricevuto un premio speciale dal presidente kazako Nursultan Nazarbayev. Il presidente lo ha annunciato il 10 ottobre, nel corso della sessione inaugurale del Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali, in programma ad Astana nei giorni 10 e 11 ottobre.

La rappresentanza della Chiesa cattolica al Congresso è guidata dal Cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Testi legislativi ed è formata da monsignor Khaled Akasheh, capo ufficio per la sezione dell’islam al Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso; dall'Arcivescovo Francis Assisi Chullikatt, nunzio apostolico in Kazakhstan, dal vescovo Vladimír Fekete, Prefetto apostolico dell’Azerbaijian, da padre Salim Daccache, gesuita, presidente dell’Università Saint Joseph di Beirut e dalla professoressa Paola Bernardini, dell’Holy Cross College di Notre Dame negli Stati Uniti.

L'evento è alla sua sesta edizione. 

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