Cardinale Parolin, il no ad una nuova guerra fredda, il sì ad una vera riconcilazione

Celebrando per la Giornata dell’Europa nella basilica di Santa Sofia, “casa” dei greco cattolici ucraini, il Cardinale Parolin mette la dichiarazione di Schuman al centro del progetto europeo

Il Cardinale Parolin al termine della celebrazione del 9 maggio nella Basilica di Santa Sofia a Roma, durante il discorso dell'ambasciatore dell'UE presso la Santa Sede Valkenburg
Foto: AG / ACI Group
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La guerra nel cuore dell’Europa, in Ucraina, ha messo di nuovo in luce la straordinaria attualità della dichiarazione di Robert Schumann, il padre dell’Europa. Il quale – ha spiegato il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano – comprese che l’unica via per allontanare il pericolo di un nuovo conflitto non era nella deterrenza, né nel “costruire una pace armata come la Guerra Fredda”, ma nella “solidarietà reciproca e la condivisione delle risorse”, che avrebbero portato ad una riconciliazione autentica”.

Il 9 maggio è il giorno dell’Europa, perché fu il 9 maggio 1950 che Robert Schumann, allora ministro degli Esteri francese, fece la dichiarazione che portò alla costituzione della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), da cui poi sarebbe scaturito il grande progetto europeo. Un progetto per la pace, che puntava alla riconciliazione dei popoli, e che oggi si rivela in tutta la sua attualità con la guerra scoppiata in Ucraina e lo spettro di una nuova “guerra fredda”.

Per la Giornata dell’Europa di quest’anno, l’ambasciata dell’Unione Europea presso la Santa Sede ha voluto una celebrazione nella Basilica di Santa Sofia, la casa dei greco cattolici ucraini a Roma (la loro cattedrale è Santi Sergio e Bacco invece), fatta costruire dal Cardinale Josip Slipyi subito dopo il suo ritorno dalla prigionia in un gulag siberiano, modellata sulla Santa Sofia di Kyiv, e oggi anche centro di raccolta per gli aiuti alla madre patria sotto attacco. Un modo per dimostrare, ancora una volta, la vicinanza dell’Europa all’Ucraina.

A celebrare, è stato chiamato il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, che nella sua omelia ha ripercorso proprio la profezia di Schumann – oggi venerabile – per delineare quello che deve essere il futuro dell’Europa, progetto di pace piuttosto che alle prese con l’ospite indesiderato della guerra.

“Imploriamo da Dio – ha detto il Cardinale - il dono della pace per l’Ucraina, il conforto materiale e spirituale per le vittime della guerra e specialmente per i profughi, per i bambini, per chi ha perso tutto, per le persone rimaste sole. Il Signore illumini i cuori dei governanti perché si adoperino per ristabilire la pace e la concordia”.

L’omelia del Cardinale ha preso le mosse dalla liturgia del giorno, dalla morte di Cristo che in realtà è una apertura alla vita, in un mondo in cui “la vittoria di Cristo sembra stentare a mostrare il suo trionfo, quasi offuscata da un mondo in cui il peccato e la mortte sembrano avere il sopravvento”, come ricordano le notizie dall’Ucraina.

Ed è qui che il Cardinale ha guardato indietro alla dichiarazione di Schumann, il quale aveva intuito che solo “la solidarietà reciproca e la condivisione delle risorse” potevano portare alla “riconciliazione autentica”, mettendo le basi di una idea e un progetto che cambiarono “il destino di regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici”.

L’ispirazione di Schumann era figlia – ha spiegato il Cardinale – di un impegno “politico e sociale intessuto dalla fede cristiana coltivata nella fede quotidiana”, una fede totalizzante che portò il ministro a lavorare “per l’Europa unita e riconciliata”, e che trovò compagni di viaggio che condividevano la sua fede prima di tutto cristiana, come Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi.

 

Erano tutti statisti consapevoli che “non si sconfigge la morte con altra morte, ma che solo la vita sconfigge la morte”, e che compresero, “dinanzi alla tentazione umana di far prevalere la discordia”, che l’unico modo di affrontare le sfide era “ascoltarsi, ponendo con onestà e semplicità le proprie ragioni, disponibili nel contempo a cogliere le ragioni degli altri”.

Sono padri fondatori – ha detto il Cardinale Parolin – perché “hanno posto le basi per un edificio nuovo” e “nella vita si sono adoperati per costruire laddove altri che li avevano preceduti avevano saputo solo distruggere”.  Il loro lascito è stato “ascoltare e accogliere”, quelli che “sono ancora oggi i punti di forza dell’Europa”.

Una posizione da mantenere viva “nell’assordante rimbombo del nostro tempo”, ha concluso il Segretario di Stato vaticano.

Nel suo discorso al termine della Messa, Alexandra Valkenburg, ambasciatore dell’Unione Europea presso la Santa Sede, ha rimarcato “il sogno della pace in Europa” di Robert Schuman, una visione che ha permesso alle 27 nazioni dell’Unione di “andare oltre un ciclo di guerra e conflitti, sostituendolo con una visione di unità, solidarietà e speranza”.

Mentre la guerra è tornata nel nostro continente, “dobbiamo lavorare verso la visione di Schuman ancora più di prima”, perché “l’aggressione russa dell’Ucraina continua a causare grande sofferenza per milioni di ucraini, per i nostri compagni europei”, in una guerra “senza senso, ingiustificata e ingiustificabile”.

L’ambasciatore Valkenburg ha ricordato che l’Unione Europea fa eco agli appelli del Papa per la pace, ha sottolineato la vicinanza all’Ucraina per la quale si continuerà a mostrare solidarietà, ha riconosciuto “l’incredibile coraggio del popolo ucraino”.

In questa situazione, ha concluso, è ancora più importante l’unione strategica tra Unione Europea e Santa Sede, “partner con le stesse vedute” su pace, solidarietà, diritti umani clima, lotta alla povertà, ma anche sul supporto al multilateralismo.

Andryi Yurash, ambasciatore di Ucraina presso la Santa Sede, ha mostrato gratitudine per la scelta di celebrare la Giornata dell'Europa a Santa Sofia, ringraziato per il supporto all'Ucraina in questo tempo "culturalmente difficile", ribadito che Ucraina ed Europa "appartengono allo stesso spazio culturale e spirituale", con gli stessi valori e principi "basati sul rispetto della dignità umana, della liberà scelta e un indubitabile riconoscimento del diritto di ciascuno Stato di costruire e sperimentare la loro identità"

Sono valori messi a rischio da una aggressione "ingiustificata a barbarica da parte della Russia imperialista di Putin", ed è un rischio che non riguarda "solo l'Ucraina, ma tutto il continente europeo".

Yurash ha ricordato che dai tempi del suo battesimo, 1034 anni fa, "l'Ucraina è stata pare della comunità europea", e dunque "l'Europa è nel cuore di ciascun ucraino" e la messa celebrata a Santa Sofia dimostra che "l'Ucraina è nel cuore dell'Europa". 

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