Chiesa Apostolica Armena, la Sinodalità non è democrazia

Lo ha spiegato l’Arcivescovo Khajag Barsamian, Rappresentante della Chiesa apostolica armena a Roma, nella prima delle conferenza della Cattedra Tillard di quest’anno

L'arcivescovo apostolico armeno Barsamian durante la conferenza della Cattedra Tillard 2021
Foto: Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani
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No, sinodalità non significa democrazia. Lo aveva spiegato il Catholicos armeno Karekin in una intervista del 2000, ripresa il 22 gennaio dall’arcivescovo Khajag Barsamian nella prima conferenza del ciclo della cattedra Tillard di quest’anno.

L’arcivescovo Barsamian è la liaison della Chiesa Apostolica Armena in Vaticano, nonché legato della stessa Chiesa in Europa occidentale. Rappresenta una delle Chiese Ortodosse Orientali più vicine a Roma, per anni considerate divise per via di una errata interpretazione dei documenti conciliari di Calcedonia. Un dialogo, quello con le Chiese Ortodosse Orientali molto promettente.

Non è dunque un caso che l’arcivescovo Barsamian sia stato chiamato inaugurare questo ciclo della Cattedra Tillard, nata nel 2003 in collaborazione tra Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e l’Istituto di Studi Ecumenici dell’Angelicum. Quest’anno, il tema è “Camminare insieme. Sinodalità e unità dei cristiani”.

Nella sua presentazione, l’arcivescovo Barsamian si è concentrato in particolare sulla storia della Chiesa Apostolica Armena. Una storia che si intreccia con quella dell’Armenia stessa, la prima nazione cristiana, e che inizia quando i cristiani erano ancora una minoranza perseguitata nel territorio.

L’arcivescovo Barsamian ha detto che “uno degli aspetti più importanti dell’amministrazione della Chiesa armena è il sistema conciliare”, che significa che “le norme amministrative sono definite e approvate da un concilio, in un processo decisionale collettivo e partecipativo”.

L’arcivescovo Barsamian ha sottolineato che “secondo la tradizione della Chiesa Apostolica Armena, i laici non solo prendono parte ai concili elettorali della Chiesa, ma anche a volte in quelli legislativi. Il primo concilio nazionale della Chiesa Armena ebbe luogo nel 354, ad Ashtibat, ed era composto da vescovi e laici”. In questo concilio, tra le altre cose, si definirono alcune leggi del matrimonio.

I laici, ha spiegato l’arcivescovo Barsamian, hanno sempre partecipato, dai tempi antichi ad oggi, ai concili della Chiesa armena, ma “la partecipazione di laici in consigli ecclesiastici non significa aver basso riguardo dell’autorità canonica dei vescovi, riconosciuta e definita da canoni e consigli generali osservati nelle chiese”.

Ed è qui, che l’arcivescovo Barsamian cita il Catholicos Karekin, oggi scomparso. Il quale, in una intervista concessa a Giovanni Guita nel 2000, sottolineò che “la gente spesso parla della Chiesa Armena come una Chiesa democratica. Ma personalmente, non sono incline ad applicare tali categorie sociologiche alla vita della Chiesa. La Chiesa non è uno Stato né un parlamento, e non prendiamo decisioni attraverso il voto”.
Karekin aggiunse che “naturalmente, dal punto di vista amministrativo, è così (con il voto) che possiamo risolvere problemi. Il modo in cui viene predicata e applicata la fede cristiana nella vita di ogni giorno non può essere messo in relazione con il dovere di uno Stato di svolgere le sue funzioni, poiché l’esercizio dell’autorità della Chiesa deve sempre rimanere intatto, in quanto la Chiesa è il sacramento dei sacramenti”.

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