Chiesa Cattolica e Chiese Ortodosse Orientali, verso un documento sui sacramenti

Terzo documento della commissione mista tra Chiesa Cattolica e Chiese Ortodosse Orientali in via di definizione. Il prossimo incontro sarà dedicato alla figura di Maria

Un momento dell'incontro della Commissione Teologica Mista Internazionale tra Chiesa Cattolica e Chiese Ortodosse Orientali
Foto: PCPUC
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Passi avanti verso il terzo documento congiunto di Chiesa Cattolica e Chiese Ortodosse Orientali: il documento sui sacramenti dovrebbe essere finalizzato nei prossimi mesi, e poi discusso alla prossima riunione della Commissione Mista internazionale, che è prevista dal 20 al 24 giugno 2022. Una plenaria che avrà come tema “La Vergine Maria nell’insegnamento e nella vita della Chiesa”.

La Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali si è riunita online dal 26 al 28 gennaio, sotto la copresidenza del Cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e del vescovo Kyrillos, ausiliare della diocesi ortodossa copta di Los Angeles negli Stati Uniti. L’incontro si è concentrato proprio sulla discussione di una bozza del documento sui sacramenti nella vita della Chiesa, a conclusione della terza fase di dialogo.

La Commissione ha già pubblicato due documenti, il primo nel 2009 su “Natura, Costituzione e Missione della Chiesa”, il secondo nel 2015 su “L'esercizio della comunione nella vita della Chiesa primitiva e le sue ripercussioni sulla nostra ricerca di comunione oggi” .

L’ultimo incontro in presenza della Commissione risale alla fine di gennaio del 2020, quando si discusse, appunto, di sacramenti, e si definirono anche le linee guida di quello che sarebbe stato il terzo documento congiunto della Commissione.

Chiesa”.

Il tema dei sacramenti è centrale per un dialogo cattolico – ortodosso che è tra i dialoghi ecumenici più promettenti. Lo scisma con le Chiese ortodosse orientali aveva infatti avuto luogo per un problema di terminologia: al Concilio di Calcedonia, nel V secolo, si era arrivati a stabilire che Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, era una persona in due nature, “senza confusione, senza cambiamento, senza divisione e senza separazione”.

Ma le Chiese ortodosse orientali, da allora dette pre-calcedoniche, non avevano compreso che la formula “due nature” parlava di due soggetti di Cristo e aveva pensato fosse presentata una dottrina che identificava due figli, e per questo sono rimaste distaccate dalla Chiesa cattolica.

Il dialogo comunque è ripreso con successo, anche grazie a Paolo VI che promosse una serie di incontri. Il primo fu quello del 1971 con Mar Ignatious Yacob III, patriarca siro-ortodosso di Antiochia. Sempre nel 1971, Paolo VI firmò una dichiarazione comune con il patriarca copto ortodosso Shenouda III nel 1971, mentre nel 1996 Giovanni Paolo II siglò una dichiarazione simile con il catholicos armeno Karekin I, e con il catholicos Aram I di Cilicia nel 1997. Così, 1500 dopo il Concilio di Calcedonia, queste dichiarazioni comuni avevano permesso di risolvere le differenze cristologiche tra le Chiese cattoliche e le Chiese ortodosse orientali.

Da qui, la commissione mista internazionale, istituita nel 2003. La commissione comprende rappresentanti della Chiesa cattolica, della Chiesa copta-ortodossa, della Chiesa siro-ortodossa di Antiochia, la Chiesa apostolica armena (Catolicossato di tutti gli armeni - Sede di Etchmiadzin e Catolicossato della Sede di Cilicia), della Chiesa ortodossa etiope e della Chiesa sira-ortodossa Malankarese.

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