Chiesa Cattolica e Patriarcato di Mosca, i punti in comune a quattro anni da l’Avana

Il cammino di santità, ma anche il comune impegno per i cristiani perseguitati, nonché il lavoro culturale: sono i temi su cui lavorano insieme Patriarcato di Mosca e Chiesa Cattolica

Il cardinale Koch e il metropolita Hilarion in un momento della conferenza all'Angelicum, 12 febbraio 2020
Foto: Vatican News
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I santi come segni di unità. Le iniziative culturali in comune. L’impegno per i cristiani perseguitati. Quattro anni dopo lo storico incontro dell’Avana tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill, continua il dialogo tra il Patriarcato di Mosca e la Chiesa cattolica. Quest’anno, l’anniversario dell’incontro dell’Avana è stato celebrato a Roma, in una conferenza, sui “Santi, semi e segni di unità”. Ma l’evento è stata anche l’occasione di un incontro del Gruppo misto di lavoro per il coordinamento di progetti culturali e sociali tra la Santa Sede e la Chiesa ortodossa russa. E, con l’occasione, il metropolita Hilarion, a capo del Dipartimento di Relazioni Esterne di Mosca, ha anche incontrato Papa Francesco il 13 febbraio.

Si è trattato, insomma, di una due giorni ecumenica di particolare importanza. Il primo evento è stato l’incontro del Gruppo misto di lavoro per il coordinamento di progetti culturali e sociali tra la Santa Sede e la Chiesa ortodossa russa.

Il gruppo è stato costituito nel 2015, e ha discusso l’attuazione di nuovi progetti da realizzare a livello culturale e sociale nel 2020-2021, inclusi dei progetti umanitari in Medio Oriente.

L’incontro si è tenuto nella sede del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e il Cardinale Kurt Koch, co-presidente del gruppo misto di lavoro, ha dato il benvenuto alla delegazione guidata dal metropolita Hilarion e ha poi aperto una riflessione sul lavoro intrapreso fino ad oggi, con una particolare menzione per gli “scambi” di giovani sacerdoti.

Nel pomeriggio del 12 febbraio, la conferenza all’Angelicum su “I santi, semi e segni di unità”, che prendeva le mosse proprio da una parte del documento dell’Avana in cui veniva sottolineato che “Chiesa ortodossa e Chiesa cattolica condividono la comune tradizione spirituale del primo millennio del Cristianesimo”.

Sia il Patriarca Kirill che il metropolita Hilarion hanno ricordato che i santi sono fonte di unità, e questo succede soprattutto a Roma, dove è forte la venerazione dei santi del Primo Millennio, che erano quelli della Chiesa non divisa.

Secondo il Cardinale Koch, la venerazione dei santi è “un modo per riunire le Chiese, per radicarle nel popolo”.

Da parte sua, il metropolita Hilarion ha sottolineato che nella dichiarazione dell’Avana viene rilanciata “la comune tradizione spirituale del Primo Millennio del cristianesimo£, e i testimoni sono i santi.

La forza unificante della venerazione dei santi si è vista, in particolare, nella traslazione delle reliquie di San Nicola in Russia nel 2017, dove sono state venerate da milioni di fedeli.

Poi c’è anche il tema dell’ecumenismo del sangue: sia il Cardinale Koch che il metropolita Hilarion hanno parlato dei martiri, non solo quelli del primo millennio, ma anche quelli del regime ateista del Ventesimo Secolo, e oggi le sofferenze dei cristiani in Medio Oriente. Per questo i martiri sono “semi di cristiani”.

Il reverendo Aleksej Andreev, professore all'Università statale di Mosca, ha citato in particolare proprio quella “notte oscura dell’anima” del XX secolo, il secolod elle persecuzioni degli atei. "Il cristianesimo rimane una religione perseguitata in diverse parti del mondo", conclude. “Poiché le sofferenze del XX secolo uniscono le Chiese cattolica e ortodossa per diversi motivi, la persecuzione dei cristiani oggi richiede un impegno comune ".

Il metropolita Hilarion ha poi potuto incontrare Papa Francesco il 13 febbraio. Ha spiegato il metropolita che“durante tutti i nostri incontri discutiamo lo stato delle nostre relazioni bilaterali e i progetti che possiamo mettere in pratica”.

Quindi ha svelato che la priorità è “è un progetto che consiste nel dare aiuto ai bambini siriani, che a causa delle ostilità hanno perso una mano, un piede o qualche altra parte del corpo. E’ un progetto abbastanza complesso e molto costoso, in quanto non si tratta solo di dar loro una protesi ma di organizzare una completa riabilitazione che aiuti questi bambini a integrarsi nella società”.

Il dialogo riparte da qui: dai santi, dall’aiuto ai cristiani e dai progetti per i poveri.

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