Chiese Cattoliche Orientali, quale missione?

I vescovi cattolici di rito orientale si sono riuniti a Roma per le 23esima volta nel 2019. Pubblicati gli atti di quella assise. Che spiegano perché era particolarmente importante

Il libro "La missione ecumenica delle Chiese Orientali Cattoliche d'Europa oggi", edizioni LEV
Foto: UGCC
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Quando, nel settembre del 2019, i vescovi cattolici europei di rito orientale si sono riuniti a Roma per il loro incontro annuale, c’era un mondo sullo sfondo che era allo stesso tempo una sfida e una possibilità. Una sfida, perché le tensioni ecumeniche, che avevano toccato soprattutto il mondo ortodosso, si accompagnavano invece a nuove iniziative, come una certa diplomazia delle reliquie. E una opportunità, perché proprio da lì si poteva partire per ridare nuovo slancio alla missione ecumenica. Due anni dopo, la situazione è ancora quella, parzialmente congelata dal coronavirus. Ed è per quello che vale la pena tornare indietro a quella riunione, che fu organizzata dalla Chiesa Greco Cattolica Ucraina in collaborazione con il CCEE, il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e la Congregazione per le Chiese Orientali. 

Per poterlo fare, sono in pubblicazione gli atti di quell’incontro. Il titolo del volume, edito dalla Libreria Editrice Vaticana, è “La missione ecumenica delle Chiese cattoliche di rito orientale oggi”, che è poi il tema di quella tre giorni di incontro, divise in quattro sessioni e una udienza papale, durante le quali si sono discussi vari temi ancora di straordinaria attualità.

Quegli atti contengono non solo il testo dell’udienza papale, ma testi finora non molto conosciuti. Avevano parlato, in quei giorni, il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, e il Cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano. Ma c’erano state anche altre relazioni, di diverso livello, che avevano approfondito il dialogo cattolico – ortodosso, e anche la dichiarazione dell’Avana di Papa Francesco e del Patriarca di Mosca Kirill.

Sono vari i temi che si dipanano nei testi, e non a caso il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente del CCEE, nella conclusione mette in luce come, tutti insieme, i testi rappresentino una risorsa preziosa di comprensione.

Ma quali sono le cose più importanti affrontate? Il Cardinale Sandri nota che “le Chiese Orientali Cattoliche esistono per disegno provvidenziale”, e mette anche in luce che si trovano anche in una situazione difficile rispetto alla Chiese ortodosse, le quali, senza il vincolo di concordati, hanno molta più facilità ad erigere diocesi o strutture da loro amministrate sui territori. È un tema da non sottovalutare, e che pure spesso viene trascurato.

Il Cardinale Koch, da parte sua, si è concentrato sull’obiettivo dell’unità della Chiesa, e ha messo in luce come questa debba cominciare con “una ricerca spirituale di tracce”. Il presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani ha anche elencato i diversi tipi di ecumenismo, sottolineando la particolare importanza dell’ecumenismo della preghiera.

Il Cardinale Pietro Parolin ha messo in luce le similitudini di dialogo ecumenico e diplomazia, entrambi improntate sul dialogo. Ma, in fondo, le Chiese cattoliche orientali rappresentano anche uno strumento diplomatico, perché “sono un avamposto di profezia”, per via della loro collocazione geografica, della lunga storia e del loro essere preziose nel dialogo ecumenico, ha spiegato il Segretario di Stato. Il quale include tra le iniziative ecumeniche e diplomatiche anche la storica dichaiarazione di Papa Francesco e Kirill.

Una dichiarazione, ha spiegato padre Hyacinthe Destivelle, officiale del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, che ha uno scopo pastorale, e che mette in particolare luce il dialogo della carità e il dialogo della vita.

E c’è poi il discorso di Papa Francesco. Il quale aveva chiesto ai vescovi di rito orientale di essere “nella famiglia cristiana coloro che, guardando al Dio di ogni consolazione, si impegnano a sanare le ferite del passato, a superare pregiudizi e divisioni, a dare speranza a tutti camminando fianco a fianco con i fratelli e sorelle non cattolici”.

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