Coronavirus, i vescovi di Francia fanno ricorso contro i limiti alle celebrazioni

La Conferenza Episcopale Francese sottopone un altro ricorso al Consiglio di Stato per rivendicare la libertà di culto di fronte al limite di 30 persone per la partecipazione alle celebrazioni.

L'arcivescovo Eric Moulins Beaufort, presidente della Conferenza Episcopale Francese
Foto: FB
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Continua il braccio di ferro tra i vescovi francesi e il governo sulle restrizioni alla partecipazione alle celebrazioni religiose a causa della pandemia. Dopo aver già ricorso per i nuovi provvedimenti di lockdown, i vescovi francesi si appellano contro la decisione recente di ammettere solo un massimo di 30 fedeli alle celebrazioni, indipendentemente dalla grandezza della chiesa.

L’appello dei vescovi di Francia si inserisce in una cornice di provvedimenti contro il coronavirus che hanno particolarmente interessato i temi della libertà di culto. In questa settimana, negli Stati Uniti, la Corte Suprema si è dovuta pronunciare sulle restrizioni dello Stato di New York alle celebrazioni, stabilendo che sono contro la libertà religiosa. In Irlanda, invece, è arrivata la notizia che dopo mesi di chiusura, dall’1 dicembre le Messe potranno di nuovo avere luogo con la partecipazione dei fedeli. In Italia, ci sarà un Consiglio Permanente straordinario dei vescovi il prossimo 1 dicembre, per valutare ulteriormente la situazione, anche alla luce del coprifuoco alle 22 che costringerebbe ad anticipare l’orario della Messa di mezzanotte.

Forti anche delle proteste dei fedeli, che dopo il primo provvedimento di confinement di metà ottobre sono scesi in piazza a pregare davanti le cattedrali, la Conferenza Episcopale Francese ha deciso di prendere una posizione nette. “Nella sua dichiarazione di giovedì 26 novembre – scrive una nota della Conferenza Episcopale Francese – il Primo Ministro ha annunciato un numero massimo di 30 persone ammesse alla partecipazione delle celebrazioni religiose a partire da domenica (29 novembre, ndr). Questo indicatore non è né comprensibile né accettabile così come è”.

Per questo, scrivono ancora i vescovi francesi, “il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Francese ha deciso di sottoporre al Consiglio di Stato un rapporto sulla libertà, ritenendo i vescovi che hanno il dovere di garantire la libertà di culto nel nostro Paese”.

I vescovi hanno sottolineato che hanno preso questa decisione considerando “le numerose reazioni ricevute dai fedeli, compresi quelli di altre religioni”.

Il 29 novembre, inoltre, è previsto un incontro dei vertici della Conferenza Episcopale guidati dall’arcivescovo Eric Moulins-Beaufort, presidente, e il Primo Ministro francese Jean Castex. È stato lui, tra l’altro, a chiudere ogni possibilità ad alleggerimenti del confinement, mentre il presidente Emmanuel Macron, di fronte alle proteste dei vescovi, si era dichiarato possibilista ad una revisione dei provvedimenti.

La delegazione dei vescovi sarà completata dai vescovi Dominique Blanchet e Olivier Leborgne, vicepresidenti, da padre Hugues de Woilmenont, segretario generale e altri due vescovi.

I vescovi sottolineano che “in attesa dell’esito” dell’incontro, restano in vigore le regole fissate dal presidente del Consiglio “anche se tutti siamo consapevoli delle grandi difficoltà dei fedeli di fronte a queste decisioni del governo”.

“Possa l’uso della legge aiutare a calmare gli spiriti”, dicono i vescovi di Francia, che avevano avuto anche reazioni dure di fronte alle decisioni del governo. L’arcivescovo Michel Aupetit, di Parigi, aveva protestato che “trattare così le religioni è considerare accessoria la fede di milioni di credenti”. Mentre i vescovi francesi si erano detti “delusi e basiti” dalla decisione del governo, mostrando come in realtà avessero attrezzato le loro chiese per celebrazioni in tutta sicurezza, e definendo le misure del governo “completamente irrispettosa della realtà della pratica religiosa dei cattolici”.

Se in Francia i vescovi sono di fronte ad una difficile battaglia, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha già definito che le restrizioni anti-COVID rischiano di limitare la libertà religiosa. Lo scorso 26 novembre, la Corte Suprema degli Stati Uniti, con una decisione non firmata presa con una decisione a piccolissima maggioranza (5-4), hanno definito che i limiti di occupazione delle chiese imposte alle istituzioni religiose dallo Stato di New York “andrebbero a violare la libertà religiosa” e non sono neutrali dato che “individuano i luoghi di culto come posti da trattare in maniera particolarmente dura”, mentre le categorie commerciali considerate come essenziali “possono ammettere tutte le persone che vogliono”.

Dopo mesi di lockdown totale, l’Irlanda – unico Paese in Europa dove le misure non erano state alleviate in estate, perlomeno per quanto riguarda le celebrazioni religiose – si avvia ad avere le prime Messe celebrate con la presenza dei fedeli dall’1 dicembre. Il provvedimento riguarda le chiese, come pure i centri commerciali e altri luoghi di possibile affollamento, come musei, gallerie d’arte e cinema, sebbene con una possibilità di accesso di un massimo di 50 persone. Solo dal 18 dicembre saranno alleviate le restrizioni sui viaggi.

Diversa la situazione in Irlanda del Nord, dove il governo aveva inaspettatamente deciso di chiudere i luoghi di culto per due settimane a partire dal 27 novembre. Una decisione considerata “deludente” dall’arcivescovo Eamon Martin, presidente della Conferenza Episcopale Irlandese, il quale aveva notato che “le nostre parrocchie hanno concretamente tentato di supportare le autorità sanitarie e l’esecutivo, e lo faremo ancora, ma preferiremmo farlo in un dialogo maturo”, e per questo, considerando le misure sanitarie già prese della chiesa, ha chiesto al governo “urgenti chiarificazione sulla questione”, anche perché “non è comprensibile come una persona abbia licenza di uscire per andare a comprare alcool, ma non può allo stesso tempo andare in una grande chiesa a sedere solitario in preghiera”, un diritto “particolarmente importante per i cattolici”.

Per quanto riguarda l’Italia, i vescovi si incontreranno in Consiglio permanente straordinario l’1 dicembre, ma non sembrano essere in pericolo le celebrazioni. “La CEI – ha detto il portavoce Vincenzo Corrado – avrà modo nei suoi organismi istituzionali di monitorare la situazione epidemiologica e confrontarsi sulle modalità di celebrare i riti natalizi in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme, come finora avvenuto”.

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