Cosa dice la Fratelli Tutti in tema di migrazioni?

Monsignor Robert Vitillo, segretario generale dell’ICMC, riflette su come l’enciclica può avere un impatto sul ruolo che la Chiesa porta avanti sulle migrazioni

Monsignor Robert Vitillo, segretario generale dell'ICMC
Foto: pd
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Non è cominciato con Papa Francesco, l’impegno della Chiesa sulle migrazioni, ma Papa Francesco ha voluto dare al tema una enfasi particolare, arrivando persino a mettersi a capo di una sezione su Migranti e Rifugiati all’interno del dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. E, tra le realtà della Chiesa quasi sconosciute che hanno una storia e un peso, c’è la International Catholic Migration Commission. Ed è anche a questa commissione che parla la Fratelli Tutti, spiega monsignor Robert Vitillo, segretario generale dell’ICMC.

Stabilita da Pio XII nel 1951, la commissione è una federazione composta dagli uffici delle migrazioni delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo. Al momento, l’ICMC lavora in più di 40 nazioni nel mondo, dove impiega staff e sviluppa programmi, portando avanti le sue attività di rete con le Conferenze Episcopali.

L’ICMC lavora in molti campi diversi: fa operazioni umanitarie dirette, gestisce un centro per il reinsediamento in Turchia e in Libano, fornisce esperti per la protezione dei migranti all’UNHCR distribuiti in 30 nazioni. Ci sono centinaia di rifugiati migranti che hanno beneficiato del supporto dell’ICMC negli ultimi 70 anni.

“La pandemia del COVID 19 – spiega monsignor Vitillo – ha messo in luce le tendenze di chiuderci in noi stessi o di aggrapparci ad ideologie nazionaliste come soluzioni ci portano solamente a più grande divisione e violenza”.

Secondo il segretario generale dell’ICMC, “una delle caratteristiche più impressionanti della nuova enciclica è la denuncia, da parte di Papa Francesco, dei muri e barriere fisici, ideologici, emozionali e intellettuali che molti di noi mettono su per evitare significativi incontri con gli altri”.

In particolare, monsignor Vitillo nota come il Papa inviti a non considerare i migranti come numeri, ma come persone, e che questo modo di pensare è considerato inaccettabile per un cristiano.

Sono messaggi condivisi e a lungo proclamati anche dall’ICMC, dice monsignor Vitillo. “Lo abbiamo fatto nei circoli della advocacy globale, attraverso servizio umanitario diretto, facendo rete con i membri nazionali delle Conferenze Episcopali in tutto il mondo. Queste credenze e pratiche costituiscono un pilastro fondamentale dell’identità dell’ICMC come una organizzazione della Chiesa Cattolica che serve tutte le persone senza distinzione e che rispetta la dignità di ciascuna persona. Nel fare questo, l’ICMC riconosce i valori comuni osservati da tutte le più importanti tradizioni religiose, ma anche da non credenti motivati da buona volontà”.

Monsignor Vitillo mette in luce anche il fatto che Papa Francesco chiede a tutti di rispettare i diritti fondamentali di ciascuno, e riconosce il ruolo chiave che potrebbe essere giocato da Nazioni Unite riformate, mette in luce la necessità di un lavoro giusto per tutti che sia accessibile a tutti, descrive il ruolo trasformativo che possono fare i movimenti sociali quando si impegnano per promuovere una economia sociale costruita sulla solidarietà e l’eguaglianza.

Monsignor Vitillo nota anche che la Fratelli Tutti si dice ispirata dalla visita di San Francesco al sultano al-Malik al-Kamal nel 1219, un incontro che ebbe luogo un rispetto reciproco poi promosso da Papa Francesco e Ahmed al-Tayyeb, Grande Imam di al Azhar, nel documento sulla Fraternità Universale.

È una lezione, dice il segretario generale dell’ICMC, che la commissione “ha imparato bene nel suo servizio a rifugiati e sfollati in molte nazioni dove c’è una significativa maggioranza di persone che aderiscono alla fede musulmana”. E – conclude – “abbiamo anche beneficiato dei valori comuni e le speranze che condividiamo tra cristiani e musulmani, ma anche con altre più grandi tradizioni di fede”.

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