Da Budapest a Šaštín, il programma del viaggio di Papa Francesco

Una tappa rapida a Budapest, poi tre giorni in Slovacchia: ecco come si svolgerà il 33esimo viaggio apostolico di Papa Francesco

La cattedrale di Bratislava, vista dal memoriale della sinagoga ebraica poco distante
Foto: AG / ACI Stampa
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Dall’altare nella piazza dove celebrò il Cardinale Pacelli al santuario mariano che fu visitato anche da San Giovanni Paolo II. In quattro giorni, Papa Francesco passa in Ungheria (dove sarà per la prima volta in un Museo) per concludere il Congresso Eucaristico Internazionale, e poi si sposta in Slovacchia, dove non solo andrà a visitare la piccola statua (circa 19 centimetri) della Madonna dei Sette Dolori, ma passerà da Košice per incontrare i giovani nello stadio dove Giovanni Paolo II beatificò tre martiri e visitare il quartiere dei rom, e poi andrà nella Prešov dei martiri greco cattolici, dove celebrerà una Divina Liturgia in un momento ecumenico di forte intensità. 

Dal 12 al 15 settembre, Papa Francesco sarà nel suo viaggio apostolico in Ungheria e Slovacchia. È il suo 33esimo viaggio internazionale. Mezza giornata a Budapest, che non vedrà nemmeno, per la Messa conclusiva del Congresso Eucaristico Internazionale. E poi tre giorni e mezzo in Slovacchia, lì dove tutti si chiedono perché il Papa abbia scelto il Paese come destinazione. Paese cattolico, con il 65 per cento della popolazione fedele a Roma (sia di rito romano che bizantino) a differenza della “gemella” Cechia, dove le proporzioni sono ribaltata in favore di un ateismo diffuso. Paese piccolo, che si trova ad essere meta di un Papa a meno di 25 anni dall’ultimo viaggio di San Giovanni Paolo II. Il quale, che da arcivescovo spesso sconfinava nei confini slovacchi nelle sue camminate sui Monti Tatra, ci era stato tre volte.

Dopo il viaggio in Iraq di marzo, Papa Francesco si appresta a fare un altro viaggio di quattro giorni, intensi, ma meno intensi di come si sarebbe voluto, perché la salute del Papa va preservata, specialmente dopo il ricovero al Gemelli dello scorso luglio. Già così, comunque, il programma è piuttosto intenso.

Il 12 settembre, Papa Francesco si sposterà dall’aeroporto di Budapest direttamente su piazza degli Eroi. Lì celebrò il Segretario di Stato Eugenio Pacelli, delegato di Pio XI a conclusione del Congresso Eucaristico Internazionale del 1938, quando centomila uomini, nella notte della vigilia della Messa, riempirono quel piazzale in adorazione eucaristica. La piazza è nella periferia della città di Budapest, ci si va attraverso una metro – la più antica di Europa - diretta che ha mantenuto il fascino e lo stile del tempo in cui fu costruita, cassoni di legno inclusi. Dopo gli incontri con le autorità, il Papa celebrerà Messa su un altare posto sopra il monumento del milite ignoto, molto più in basso di quello, altissimo, costruito per Pacelli, ma fatto in modo da poter dominare la piazza, con i presenti che saranno distribuiti anche nelle vie afferenti.

Prima della Messa, Papa Francesco sarà nel Museo delle Belle Arti, adiacente alla piazza. Qui incontrerà il presidente di Ungheria Adler e il primo ministro Viktor Orban, poi i vescovi, poi i membri del Consiglio Ecumenico delle Chiese, a testimonianza anche della realtà di dialogo ecumenica che si trova in Ungheria - e il giorno prima, il Congresso Eucaristico vedrà celebrazione del Cardinale Erdo con discorso del Patriarca Bartolomeo I proprio sulla piazza del Parlamento.  

Subito dopo la celebrazione, Papa Francesco partirà per Bratislava, in quella Slovacchia che Giovanni Paolo II visitò tre volte, nel 1990 (quando era ancora Cecoslovacchia), nel 1995 e nel 2003.

Il tema del viaggio è "Con Maria e Giuseppe, sulla via di Gesù". Pomeriggio di riposo, con degli incontri privati e l'incontro con la comunità di gesuiti di Bratislava. Quindi, il giorno dopo, dopo il consueto round di incontri istituzionali (presidente e società civile, mentre primo ministro e presidente del Parlamento andranno in serata), ci sarà l’incontro con il clero di Slovacchia nella cattedrale di San Martino, la visita privata al Centro Betlemme di Bratislava e l'incontro con la comunità ebraica al Memoriale non distante dalla cattedrale. Si tratta di un monumento a ricordo della sinagoga che sorgeva lì, e che fu distrutta dai sovietici con la scusa che non veniva frequentata – la comunità ebraica locale era infatti divisa tra tradizionali e riformati, e la partecipazione al culto era venuta meno.

Il 14 settembre, Papa Francesco farà tappa a Košice. Da lì, il Papa si muoverà in auto verso Prešov, a circa 30 chilometri da Kosice. Prešov è la casa dei martiri greco cattolici: del beato Pavel Gojdic (durante la sua festa, il governo chiese scusa lo scorso anno per la soppressione della Chiesa Greco Cattolica Slovacca) e del beato Vasil’ Hopko, proclamato anche “giusto tra le nazioni” dallo Yad Vashem per aver salvato diversi ebrei.

Il Papa celebrerà la Divina Liturgia poco fuori la città, lì dove li spazi lo consentono, in un momento fortemente ecumenico e particolarmente significativo, dato che quest’anno si festeggiano anche i 375 anni dall’Unione di Uzghorod.

 

Quindi il ritorno a Košice, dove il Papa non vedrà la cattedrale della città, monumento dell’arte gotica e della fusione con l’oriente, ma andrà nel quartiere Lunik IX, il quartiere dei rom, la periferia delle periferie che pure in questi giorni si sta ripulendo in vista dell’arrivo del Papa. La situazione di Lunik IX è particolarmente difficile: costruito per una popolazione di 2500 persone, si stima che ormai la popolazione sia il triplo dei progetti iniziali. Con il tempo, si è trasformato in un ghetto, anche perché le persone non rom si sono allontanate dal quartiere. Ci saranno lì testimonianze (notevole il lavoro dei salesiani, con due diverse attività sul posto) e un discorso del Papa.

Il soggiorno Košice prevede anche un incontro del Papa allo stadio Lokomotiv, con i giovani, lì dove Giovanni Paolo II celebrò la Messa di beatificazione di tre martiri nel 1995.

Il 15 settembre, giorno della Madonna Addolorata, il Papa andrà nel santuario di Šaštín, dove si venera una antica statua della Madonna dei Sette Dolori. Il santuario nacque a seguito di un voto di una donna abbandonata dal marito, dopo la riconciliazione. Sono innumerevoli i prodigi che si contano nel santuario, che i comunisti provarono a trasformare in un deposito di munizioni per scoraggiarne il culto. Non ci riuscirono. Nel Museo del santuario si conservano ancora i libri in cui i salesiani – cui inizialmente era affidato il santuario – elencavano i miracoli di cui avevamo testimonianza. Ora, il santuario è in mano ai Paolini. Il Papa non andrà al santuario, ma dirà una Messa in una spianata vicino, non lontano da quella dove fu Giovanni Paolo II.

 

 

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