Di cosa ha parlato Papa Francesco con i gesuiti a Vilnius?

I gesuiti a Vilnius ascoltano Papa Francesco in nunziatura
Foto: Twitter @antoniospadaro
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Un incontro di circa un’ora, nella nunziatura apostolica, tra la commozione per l’esperienza dell’arcivescovo Sigitas Tamkevicius, scampato alle prigioni del KGB e alla deportazione in Siberia, e anche i consigli per la lettura. Papa Francesco ha incontrato i gesuiti della Provincia lituana che include Lettonia e Lituania nella sera del 23 settembre, appena dopo essere stato al Museo dell’Occupazione. Accanto a lui, in quel Museo, c’era il vescovo Tamkevicius, ancora emozionato per il fatto che Papa Francesco fosse stato in un posto che significava tanto per lui.

Tra i presenti, anche il vescovo di Kaunas, Lloinginas Virbalas, anche lui gesuita, che ha accompagnato Francesco fino ad Aglona. Anche il diacono che aveva cantato il Vangelo nella Messa a Kaunas, che ha radunato 100 mila persone, era un gesuita: si chiama Eugenijus Puzyna, e sarà ordinato sacerdote l’1 dicembre.

L’incontro era ovviamente riservato, anche se Padre Antonio Spadaro, direttore di Civltà Cattolica, ha rivelato qualcosa in un tweet, raccontando in un tweet che si è trattato di un “incontro meraviglioso, gioioso all’inizio, ma poi anche molto profondo".

Di cosa hanno parlato i gesuiti e Papa Francesco? In attesa della trascrizione approvata dal Papa, che comparirà come di consueto su La Civiltà Cattolica, qualche cosa filtra dalla conversazione.

Si è trattato di un incontro informale. I gesuiti della provincia sono 34, con un solo novizio, ma non tutti si trovano nei Paesi baltici, e infatti erano presenti all’incontro i gesuiti di origine lituana degli Stati Uniti. Quattro sono i vescovi gesuiti della zona, mentre non c’è nessun gesuita in Estonia, sebbene il vescovo Joseph Profittlich, il primo martire del Paese e amministratore apostolico finché non fu deportato dai sovietici, fosse appunto un gesuita.

Papa Francesco ha chiesto, come di consueto, di parlare liberamente, con domande e risposte.

“Il Papa – racconta l’arcivescovo Virbalas di Kaunas – ha sottolineato che è importante ascoltarsi gli uni gli altri, che i più vecchi ascoltino i giovani, ma che anche i più giovani devono essere attenti alle necessità dei più vecchi”.

La conversazione è iniziata con le parole dell’arcivescovo Tamkevicius, che ha subito dichiarato la sua emozione per la presenza del Papa nel Museo che era stato prigione del KGB, dove lui stesso era stato imprigionato. L’arcivescovo ha detto che aveva sognato 35 anni quel momento.

Poi, alcuni gesuiti più giovani hanno fatto domande sulla vita spirituale. Papa Francesco ha indicato loro due testi di riferimento: il discorso di Paolo VI alla 32esima Congregazione Generale della Compagnia del Gesù nel 1974 e il “testamento spirituale” di Padre Pedro Arrupe, storico generale della Compagnia, uno scritto intitolato “Il nostro modo di agire”.

Nel discorso del 1974 alla Compagnia del Gesù, Paolo VI ripercorse le origini della Compagnia, sottolineò la sua unità con il Papa, mise in guardia dal “dubbio sistematico” del tempo e mise in guardia dal “fenomeno della novità che mette tutti in discussione”.

Mentre ne “Il nostro modo di agire”, Padre Arrupe, di cui è iniziata la causa di beatificazione, sintetizzava il suo percorso spirituale e umano tutto centrato su Gesù Cristo.

Si parlava di come vivere fino in fondo la spiritualità dei gesuiti, ed è stato questo il tema ricorrente delle domande e risposte.

 Papa Francesco ha parlato anche della necessità di una educazione integrale – i gesuiti in Lituania hanno tre scuole – che significa non solo formare il ragionamento, ma anche il cuore e l’azione.

Una testimonianza dell’incontro è stata anche resa a VaticanNews da padre Tadeusz Cieslak, il quale ha raccontato che il Papa ha ricordato la necessità del discernimento, perché “un gesuita con buon discernimento non si perderà nemmeno nel campo del diavolo”. Secondo padre Cieslak, Papa Francesco ha anche sottolineato che “l’uomo incontra le pene, le persecuzioni, le ideologie che lo opprimono, persino la morte”, e, di fronte a questa situazione, i Gesuiti sono chiamati ad agire come “coloro che vivono in Cristo”, specialmente oggi che l’uomo “trova i suoi inferi e si trova negli inferi”.

Sono solo alcuni degli spunti di riflessione del Papa nell’incontro a Vilnius con i Gesuiti, in attesa della trascrizione che ne renderà in maniera completa il pensiero.

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