Di Segni al Papa: "Non possiamo mai giustificare odio in nome della fede"

Il Papa in Sinagoga
Foto: Angela Ambrogetti Acistampa
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Oggi scriviamo ancora una volta la storia. Il presidente della comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello si dice emozionata nel ricevere il terzo pontefice nel Tempio Maggiore di Roma. Il Papa aveva appena sostato in preghiera davanti alle due lapidi del dolore della Comunità di Roma quella che ricorda la deportazione dei nazisti  e quella che ricorda l'odio terrorista e la morte del piccolo Stefano Gay Tache. Rose bianche e commozione.

"Ebrei e cattolici debbono sforzarsi di trovare assieme soluzioni condivise - dice Dureghello, - per combattere i mali del nostro tempo" perché Roma  ha un ruolo universale, e anche perché insieme si combatte l'antisemitismo per questo la presidente ha ricordato le parole di Francesco : “anche un attacco ad Israele é antisemitismo” . "Lo ribadisco - ha detto Dureghello - perchè questa Comunità come tutte le comunità ebraiche del mondo ha un rapporto identitario con Israele. Siamo italiani profondamente orgogliosi di esserlo e allo stesso tempo siamo parte del popolo di Israele”.

La presidente ha ricordato i drammatici eventi di degli ultimi anni che hanno colpito gli ebrei in Israele come in altre parti del mondo e la responsabilità comune di fronte al mondo non possiamo essere spettatori, non possiamo restare indifferenti. “La nostra speranza – ha concluso – è che questo messaggio giunga ai tanti musulmani che condividono con noi la responsabilità di migliorare il mondo in cui viviamo”. La cerimonia è stata intervallata dal canto dei salmi il 126 e il 98 e il 15.

Secondo la tradizione ebraica un gesto ripetuto tre volte diventa consuetudine fissa. Così il Rabbino capo Di Segni ha salutato la visita di Papa Francesco ricordando il lavoro comune per la conoscenza reciproca.

"La visita di Papa Francesco avviene all 'inizio di un anno speciale per i cristiani" dice, e ricorda che nel rito di apertura della porta santa si recita una frase che per un Ebreo ha un grande significato: aprite le porte della giustizia, una citazione dai salmi. La misericordia e la giustizia sono inseparabili dice il rabbino. Queste parole sono" un segno di come le strade divise  e molto diverse  nei due. Mondi religiosi condividano comunque una parte del patrimonio comune  che entrambe considerano sacro."

Continuità dunque per la visita del terzo Papa, e con un saluto particolare al Papa Emerito. Poi l'urgenza dei tempi con un impulso distruttivo che in assenza di altre scuse "trova nella religione il sostegno e l'alimento." Al contrario un incontro di pace É un segnale molto forte che si oppone alla invasione e alla sopraffazione delle violenze religiose.

E il rabbino spiega che quello di oggi non è un incontro per parlare di teologia: "ogni sistema è autonomo,  la fede non é oggetto di scambio o di trattativa politica. Accogliamo il Papa per ribadire che le differenze religiose da mantenere e rispettare non devono però essere giustificazione all'odio e alla violenza".

Porte che si aprono quindi anche nella liturgia ebraica come ricorda Di Segni al termine del suo discorso :"che ci siano aperte le porte della Torah della sapienza , dell'intelligenza e della conoscenza , le porte del nutrimento e del sostentamento , le porte della vita , della grazia , del amore della misericordia e del godimento davanti a te."

Il presidente Gattegna ha voluto ricordare i passi avanti nei rapporti tra cristiani ed ebrei con dei riferimenti alla Evangelii gaudium ed ha ancora una volta ricordato che ebrei e cristiani devono essere uniti contro la violenza per camminare a fianco a fianco verso la pace.

Alla fine al Papa  sono state donate due opere , un dipinto della menorah è un calice di argento .

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