Dio vuole la salvezza di tutti. XXVI Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù con i discepoli
Foto: pubblico dominio
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Nel brano di vangelo di questa domenica , dominano due parole chiave : “nel mio nome” e “scandalo”. Si tratta di un discorso che Il Signore  rivolge direttamente ai suoi discepoli. La causa di questo intervento è dovuta al fatto che l’apostolo Giovanni si lamenta in quanto una persona estranea al gruppo dei dodici caccia un demonio nel nome di Gesù. L’intervento di Giovanni sembra volere tutelare “gli interessi” del Signore, ma in realtà esso è motivato dal fatto che non sopporta che lo Spirito possa operare anche al di fuori del ristretto gruppo di appartenenza, del proprio recinto chiuso ed esclusivo. L’invidia, la grettezza spirituale, l’insicurezza generano la pretesa di ritenere che i doni di Dio appartengano esclusivamente a pochi. Si tratta di un atteggiamento sempre ricorrente all’interno della comunità cristiana.

Gesù, al contrario, ci dice che i veri amici di Dio godono della liberalità dello Spirito perchè Dio vuole la salvezza di tutti. Il cristiano, che è figlio di Dio in virtù del Battesimo che ha ricevuto, non vede negli altri dei nemici da combattere, ma dei fratelli da accogliere e da amare. Gesù Cristo, infatti, è presente ovunque si fa qualcosa di buono, dentro o fuori della Chiesa visibile. Anche il più piccolo gesto, - un bicchiere d’acqua – compiuto per amore del Signore e del fratello avrà il suo premio perché è grande agli occhi di Dio. Si tratta di una parola che dona grande conforto e consolazione perché è di gesti per lo più insignificanti che è intessuta la nostra vita.

Tuttavia, il Signore precisa che non ogni azione, non ogni opera, non ogni gesto è di Cristo. Non ogni tentativo di liberazione e di guarigione gli appartiene: gli appartiene solo ciò che viene fatto nel suo nome. E questi ci porta a riconoscere che la Chiesa non è composta da chi segue noi, le nostre idee o i nostri ragionamenti, ma da chi segue Cristo, con noi o senza di noi.

Per quanto riguarda lo scandalo, Gesù ne chiarisce il contenuto. Scandalo è tutto ciò che impedisce a qualcuno di seguire Cristo per giungere alla salvezza. Si crea scandalo, ad esempio, quando una persona a causa del suo atteggiamento allontana qualcuno dalla fede. La comunità cristiana, nell'applicare queste parole di Gesù, non intese limitarle solo ai fanciulli, ma a tutti i fedeli della comunità che venivano tentati di abbandonare la fede a causa dei comportamenti non evangelici dei cristiani o dei responsabili della comunità.

Da ultimo, la serie di sentenze riguardanti le membra del corpo divenute occasione di caduta morale, mostra quanto sia radicale l'esigenza di Gesù dal punto di vista etico. Per lui l'argomento della salvezza è così grave, che bisogna compiere ogni sforzo per entrare nel regno di Dio (cfr Lc 13,24). Quando è in gioco la nostra salvezza eterna, non ci si può accontentare delle mezze misure. Infatti, "non entrare nella vita", "non entrare nel regno di Dio", non entrare nella vita eterna di Dio rappresenta il fallimento totale della vita. Significa diventare "rifiuti" da gettare nella discarica per essere bruciati, perché inutili, ingombranti e maleodoranti.

Attraverso immagini crude il Signore ci invita a scoprire l'assoluta importanza di divenire suoi discepoli per non perdere irrimediabilmente il dono della vita presente e futura.

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