Diplomazia pontificia, Croce Rossa Internazionale, Cina, Palestina

L’incontro del Papa con il presidente della Croce Rossa Internazionale. La telefonata con Mahmoud Abbas. La lezione economica del Cardinale Parolin

Papa Francesco incontra il presidente della Croce Rossa Internazionale, 19 ottobre 2020
Foto: Vatican Media / ACI Group
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La settimana diplomatica di Papa Francesco si apre con l’incontro con il presidente della Croce Rossa Internazionale e si chiude con una serie di importanti interventi alle Nazioni Unite. Nel mezzo, una telefonata di Papa Franesco a Mahmoud Abbast, leader palestinese.

                                                FOCUS PAPA FRANCESCO

L’incontro di Papa Francesco con il presidente della Croce Rossa Internazionale

Peter Maurer, presidente del Comitato della Croce Rossa Internazionale, è stato in udienza da Papa Francesco il 19 ottobre, e poi ha avuto anche un incontro con il Cardinale Pietro Parolin nella Segreteria di Stato vaticana.

Parlando con Vatican News, Maurer ha parlato di diverse convergenze con Papa Francesco, in particolare per quanto riguarda la loro comune volontà di costruire ponti.

Un tema che è stato ripreso durante l’incontro in Segreteria di Stato. Maurer e il Cardinale Parolin si sono focalizzati molto sul tema della frammentazione, e su come questa sia aumentata con il COVID 19. Maurer ha sottolineato che le società stanno cercando di lavorare insieme per superare le divisioni interne, mentre i politici non lo stanno facendo.

Stanno piuttosto, ha detto il presidente della Croce Rossa Internazionale, cercando di avvantaggiarsi della situazione e renderla molto peggiore.

Maurer e il Cardinale Parolin hanno anche discusso di come la povertà generata dalla risposta al virus sia peggiore del virus, e stia uccidendo ancora più persone, specialmente in posti in cui sono in corso conflitti e in cui la situazione post-guerra è ancora in fase iniziale. Sono stati fatti gli esempi delle situazione in Libia e in Siria, ma anche quella del Libano.

Maurer ha notato che molti Stati spendono i loro soldi nella loro ripresa economica e protezione sociale, pensando solo a loro stessi, e impiegano più denaro di quanto hanno speso in quasi dieci anni, ma il risultato è piccolo, e poco resta per aiutare le economie in via di sviluppo a riprendersi, specialmente quelle che si stanno riprendendo dai conflitti.

Questa situazione porterà ad una crescita della povertà e ad una ulteriore crescita dell’instabilità.

Palestina, dialogo al telefono tra il presidente Abbas e Papa Francesco

Il 23 ottobre, il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha avuto una conversazione telefonica con Papa Francesco in una telefonata durante la quale ha discusso l’importanza di sviluppare ulteriormente le relazioni bilaterali tra Palestina e Santa Sede a beneficio di entrambe le parti e l’amore per la regione.

Abbas ha ringraziato la Santa Sede per la sua posizione in supporto del raggiungimento della pace nel conflitto israele-palestinese sulla base delle risoluzioni delle Nazioni Unite e per aver rifiutato tutti i piani di pace che violano la legge internazionale.

Il presidente Abbas ha anche rinnovato la richiesta di una conferenza internazionale di pace per lanciare un genuino processo di pace, ed ha chiesto al Papa di lavorare insieme per salvaguardare i palestinese, sia cristiani e che musulmani, e rafforzare le reazioni a Gerusalemme e in tutti i territori occupati.

Secondo l’agenzia WAFA, Papa Francesco si sarebbe detto d’accordo con Abbas sull’importanza di pace e dialogo e ha confermato la disponibilità della Santa Sede ad andare avanti sui temi proposti

                                                FOCUS INTERNAZIONALE

Accordo sino-vaticano, la posizione di Taiwan

È stato rinnovato per altri due anni, ad experimentum, l’accordo sino vaticano sulla nomina dei vescovi. Dalle dichiarazioni del ministro degli Esteri di Pechino, l’obiettivo è quello di arrivare a piene relazioni diplomatiche, ma la Santa Sede ci tiene a definire che l’accordo è pastorale e riguarda solo la nomina dei vescovi, non ha invece obiettivi diplomatici.

Se la Santa Sede dovesse accettare un giorno la corte di Pechino, sarebbe costretta a mollare le relazioni con Taiwan, che la Cina continentale considera una provincia ribelle.

In una dichiarazione del 22 ottobre, il Ministero degli Esteri di Taiwan ha notato che la Santa Sede ha sempre sottolineato che l’accordo Cina Santa Sede “non tocca temi politici e diplomatici”, cosa che Taiwan ha sempre apprezzato.

Taiwan ha anche sottolineato che spera che l’accordo Cina-Santa Sede aiuti a migliorare la situazione in peggioramento della libertà religiosa nella Repubblica Popolare Cinese.

Taiwan sta comunque facendo molti sforzi per dimostrare di essere un partner affidabile per la Santa Sede.

Il 23 ottobre 2020, l'Ambasciatore Matthew Lee ha partecipato alla Messa per il nono anniversario della canonizzazione di San Luigi Guanella presso la Casa Santa Maria della Provvidenza. Dopo la cerimonia eucaristica, l'Ambasciatore Lee ha consegnato i termometri digitali, i guanti chirurgici e i disinfettanti al centro di riabilitazione dichiarando che, come asserito da Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti, la pandemia ci ha rammentato la consapevolezza “di essere una comunità mondiale" e di sentire che apparteniamo l'uno all'altro come fratelli. L'ambasciatore Lee ha auspicato che i materiali donati possano aiutare l'istituzione cattolica a garantire la sicurezza dei suoi ospiti speciali.                                                                   

                                               FOCUS MULTILATERALE

La Santa Sede a New York

Prosegue alle Nazioni Unite di New York il dibattito della 75esima Assemblea Generale. La Santa Sede è intervenuta lo scorso 19 ottobre al dibattito generale del Primo Comitato, parlando ancora una volta della necessità di un bando delle armi nucleari.

L’arcivescovo Gabriele Giordano Caccia, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York, ha ricordato le parole di Papa Francesco durante il viaggio in Giappone a novembre, e ha ricordato che “cercare la sicurezza attraverso le armi in realtà ci rende più insicuri”, perché “cercare le armi contraddice la ricerca di dialogo”.

La Santa Sede ha notato che il completo disarmo è stato per tre quarti di secolo un obiettivo della comunità internazionale, e l’eliminazione delle armi nucleari era persino al centro delle prima risoluzione dell’Assemblea Generale, mentre la risoluzione 41 chiedeva trattati che regolarizzassero la riduzione degli armamenti.

E ancora, nel 1958 l’Assemblea Generale approvò la risoluzione 1378 che sosteneva un disarmo completo sotto il controllo internazionale, e nel 1970, nel Trattato di Non Proliferazione, gli Stati parte si impegnavano anche a negoziati in buona fede per un trattato di disarmo completo e generale.

La Santa Sede ha sottolineato che “per un po’ di tempo, alcuni trattati hanno aiutato la comunità internazionale a fare progressi nel ridurre sia le armi nucleari che quelle convenzionali”, sforzi che hanno portato allo START, ovvero al Nuovo Trattato per la Riduzione delle Armi Strategiche, licenziato nel 2011.

Eppure, in tempo recente, ci sono stati passi indietro sugli accordi e crescenti rivalità da parte dei poteri globali e regionali, e per questo la Santa Sede ha chiesto agli Stati parte dello START di “conclude i passi necessari per estendere il trattato per ulteriori cinque anni, mentre sia sviluppata la cornice di più ampi impegni bilaterali e multilaterali con l’obiettivo di avvicinarsi all’idea di un mondo senza armi nucleari”.

L’arcivescovo Caccia ha messo in luce che l’attuale ambiente geostrategico è “eccessivamente pericoloso”, perché vi si incontrano lo smantellamento del sistema del disarmo con il comportamento degli Stati incrociati con i rischi posti dall’intelligenza artificiale e dalla cyber tecnologia.

Per questo, è ora “il tempo di fermare l’impasse che blocca i progressi verso il disarmo completo e generale”, perché sebbene “le attuali limitazioni degli arsenali dei due maggiori possessori di armi nucleari siano state adottate circa un decennio fa”, non si sono fatti passi avanti, e questo deve essere fatto “con la massima urgenza”.

Ci sono – ha spiegato la Santa Sede – “molti temi da tenere in considerazione”, come ad esempio “stabilire limiti” sulle armi e i sistemi di distribuzione in possesso degli Stati, oppure obbligazioni nella gestione delle armi nucleari, nonché l’entrata in vigore del Trattato Generale di Bando dei Test Nucleari.

La Santa Sede ha anche puntato il dito contro le dottrine strategiche degli Stati in possesso di armi nucleari, i quali hanno fomentato un clima di paura, e dunque “un grande passo verso il disarmo completo e generale dovrebbe perciò iniziare dalla rinuncia alle strategie difensive che rendono sfocata la distinzioni tra armi nucleari e convenzionali.

I programmi di modernizzazione delle armi – ha denunciato la Santa Sede – sono resi ancora più incongrui dalla situazione attuale, con la crisi causata dalla pandemia ma anche dal cambiamento climatico.

Così, la Santa Sede ha chiesto agli Stati in possesso di armi nucleari di impegnarsi a dichiarare formalmente che non saranno i primi ad usarle, mentre la Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione dovrebbe avere “un calendario fisso per le negoziazioni”.

La Santa Sede definisce come uno “sviluppo positivo” l’adozione del Trattato per la Proibizione di Armi Nucleari del 2017, in un dibattito cui la Santa Sede eccezionalmente partecipò e votò (non sarebbe nelle prerogative dell’Osservatore). Quel trattato deve ancora entrare in vigore, e allora – ha detto l’arcivescovo Caccia – è “imperativo continuare ad incoraggiare, attraverso una attività diplomatica concertata, la partecipazione di tutti gli Stati che posseggono Armi Nucleari nei negoziati per stabilire un tetto, se non una riduzione, alle armi nucleari”.

La Santa Sede ha anche notato che quest’anno si celebra il cinquantesimo anniversario dell’entrata in vigore del Trattato di Non Proliferazione, e che per questo i suoi principi “devono essere riconosciuto come notevoli realizzazioni della comunità internazionale”.

La Santa Sede ha quindi ricordato che c’è “bisogno di un nuovo tono per il dialogo, sia tra i poteri nucleari che tra quelli convenzionali”, e messo in luce che la pandemia COVID 19 “ha messo in luce sulle gravi sfide che dovremo affrontare nei prossimi anni”, sfide che potrebbero avere una risorsa proprio nel “disarmo generale e completo”.

La Santa Sede a New York, la questione dello Stato di diritto

Il 22 ottobre, l’arcivescovo Gabriele Caccia, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite di New York, ha pronunciato un intervento di fronte al Sesto Comitato dell’Assemblea delle Nazioni Unite. Tema di discussione era “Lo stato di diritto a livello nazionale e internazionale”.

L’arcivescovo Caccia ha sottolineato che i trattati internazionali sono centrai per le buone relazioni tra gli Stati, per lo stato internazionale di diritto e per la protezione di diritti umani universali tra gli Stati.

D’altro canto, la Santa Sede ha messo in luce come i trattati debbano essere interpretati e osservati con fedeltà. Tre sono i commenti della Santa Sede sull’applicazione dei trattati. Il primo è che nessuno Stato può essere tenuto ad un trattato che non ha ratificato e che gli Stati sono tenuti solo agli impegni nel loro testo. Il secondo è che gli Stati devono mantenere chiarezza legale nei testi delle risoluzioni quando si riferiscono a tematiche dei trattati. E il terzo è che solo gli Stati parte possono emendare il testo di un trattato, così come solo gli Stati parte possono “interpretare, ulteriormente sviluppare o allargare i testi dei trattati”.

La Santa Sede a New York, le Nazioni Unite dal punto di vista della fede

Si chiamava “Faith Speaks to UN75”, la fede parla alle Nazioni Unite nel 75esimo, l’evento virtuale organizzato il 21 ottobre a margine della 75esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. L’evento puntava a fornire una visione di fede per le Nazioni Unite per il loro 75esimo anniversario, che cadrà il prossimo 24 ottobre.

La Santa Sede ha partecipato con un intervento dell’arcivescovo Caccia, osservatore, il quale ha sottolineato come il mondo sia profondamente religioso, dato che l’85 per cento della popolazione mondiale professa una fede.

L’arcivescovo Caccia ha anche ricordato che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 chiama tutti al diritti di libertà di pensiero, coscienza e religiosa, cosa che porta con sé il dovere che anche la comunità internazionale rispetti questi diritti.

Di fronte a 14 organizzazioni non governative che hanno partecipato all’evento, l’Osservatore della Santa Sede ha esaltato il lavoro delle organizzazioni religiose e ha poi definito quali sono le minacce per questo approccio.

Una minaccia – ha detto – riguarda la libertà religiosa, attaccata anche “in maniera concettuale” nel sistema delle Nazioni Unite, quando “qualcuno cerca di ridurre la libertà religiosa alla libertà di culto per promuovere altri cosiddetti diritti umani che non si trovano nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, non hanno consenso sono contro le credenze della maggior parte delle religioni del mondo.

Un'altra minaccia ha luogo quando i credenti chiedono agli Stati di rimanere fedeli ai loro principi riguardo la dignità umana e l’impegno a non lasciare nessuno da solo.

Quindi, c’è la visione trascendente della persona, che mette in crisi il materialismo moderno e le tendenze verso la tecnocrazia, e per questo è “essenziale riconoscere la dignità umana e portare avanti un mondo fraterno e una famiglia di nazioni”.

La Santa Sede A New York, le prospettive cattoliche delle Nazioni Unite

Un altro evento virtuale si è tenuto il 22 ottobre, sul tema “Le Nazioni Unite ai loro 75 anni: prospettive cattoliche”.

Nel suo intervento, l’arcivescovo Gabriele Caccia ha spiegato come la Santa Sede si sia coinvolta alle Nazioni Unite prima e dopo essere diventata Stato Osservatore Permanente nel 1964, e ha poi ripercorso le visite e i messaggi di Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco alle Nazioni Unite.

La Santa Sede a Vienna, il tema della dimensione ecologica ed ambientale

Si è tenuto a Vienna, nella Sede dell’OSCE, l’Incontro sulla Implementazione Economica e Ambientale del 2020. La Santa Sede è intervenuta il 20 ottobre, nell’ambito della Quarta Sessione sul rafforzamento dell’uso sostenibile e della gestione di ecosistemi e risorse naturali come mezzi per contribuire ad una efficace riduzione dei rischi di disastro..

Nel suo intervento, monsignor Urbanczyk, osservatore della Santa Sede presso l’OSCE di Vienna, ha sottolineato come “i disastri ambientali sono spesso causati a causa di un degrado della terra e di uno sfruttamento economico, ha notato che gli Stati siano responsabili delle attività nel loro territorio e ha concesso che “è chiaro che questi temi sono anche preoccupazioni internazionali”.

Secondo la Santa Sede, è evidente che un approccio locale alla gestione ambientale è vitale, e questo “non significa che non sia necessario un approccio più globale”, considerando che “le azioni di uno Stato, nel nostro mondo, non colpiscono solo lo stesso Stato, né i soli vicini, ma tutto il pianeta”.

                                                            FOCUS VATICANO

Il Cardinale Parolin alla Fondazione Centesimus Annus

Il 23 ottobre si è tenuto il primo dei due incontri virtuali che quest’anno sostituiscono la Conferenza Internazionale della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice. Ad aprire i lavori, il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, in un videomessaggio in cui ha tracciato il filo comune tra le encicliche di Papa Francesco Laudato Si e Fratelli Tutti.

Nel suo discorso, il Cardinale Parolin ha spiegato che il concetto di “ecologia integrale” va al di là della dimensione ambientalista, ma piuttosto si centra sull’essere umano, sostituendo alla cultura dello scarto con una cultura della cura.

Va operato, dice il Segretario di Stato vaticano, un cambio di rotta, da condurre “facendo leva sulla dimensione etico-sociale implicata nel concetto di ecologia integrale”.

Secondo il Cardinale Parolin, "c'è bisogno di un discernimento morale a favore di una nuova e approfondita riflessione sul senso dell’economia e dei suoi fini, nonché di una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo, per correggerne le disfunzioni e le distorsioni". E agli imprenditori chiede che le loro azioni siano "orientate chiaramente al progresso delle altre persone e al superamento della miseria, specialmente attraverso la creazione di opportunità di lavoro diversificate".

Il Cardinale Parolin rimarca l’importanza del ruolo del lavoro nell’economia, chiede di aumentare i posti di lavoro invece di ridurli, sottolinea il bisogno che “un ordinamento mondiale giuridico, politico ed economico incrementi e orienti la collaborazione internazionale verso lo sviluppo solidale di tutti i popoli".

                                               FOCUS MEDIO ORIENTE

Libano, i vescovi si appellano perché si formi presto un nuovo governo

Il Cardinale Bechara Boutros al-Rai, patriarca della Chiesa Maronita, ha chiesto lo scorso 18 ottobre ai leader politici del Libano di smettere di ritardare i colloqui per la fondazione di un nuovo governo. La voce del Patriarca ha rappresentato quella di tutte le comunità cristiane del territorio.

La situazione in Libano è particolarmente critica da tempo, e il cardinale ha parlato in effetti il giorno dopo le manifestazioni che a Beirut hanno commemorato il primo anniversario delle proteste. Nel frattempo, una tremenda esplosione al porto di Beirut ha gravemente danneggiato la città, portando anche alla reazione della Chiesa locale. L’esplosione è partita da un deposito di materiale esplosivo, e il Cardinale Bechara Rai prontamente aveva chiesto di eliminare tutti i depositi di esplosivi in città. Il Cardinale aveva anche proposto una road map per la neutralità attiva del Libano, in modo da preservare le caratteristiche della nazione.

Nella dichiarazione del 18 ottobre, il Cardinale Bechara Rai ha chiesto con forza: “Togliete le vostre mani dal governo e liberatelo. Siete responsabili di tenere la nazione sospesa in una paralisi totale, in aggiunta alle implicazionid della pandemia.

Le dichiarazioni del Patriarca Maronita fanno seguito a quelle di due partiti cristiani, il Libero Movimento Patriottico e le Forze Libanese. Questi hanno sottolineato che in questa settimana non avrebbero sostenuto la nomina del precedente primo ministro Saad al-Hariri per guidare un nuovo governo in modo da affrontare la profonda crisi economica, complicando ulteriormente gli sforzi per trovare un nuovo Primo Ministro.

Ha detto il Cardinale Bechara Rai: “La responsabilità è collettiva. Chi tra voi officiali ha il tempo libero tale da ritardare le consultazioni per formare un governo? Nessuno è innocente del sangue finanziario versato dal Libano”.

                                                            FOCUS ASIA

Si congeda l’ambasciatore di Corea presso la Santa Sede

Il 23 ottobre, l’ambasciatore di Corea presso la Santa Sede, Baek Man Li, è andato da Papa Francesco in visita di congedo. Lascia l’ambasciata dopo due anni e mezzo. Vi arrivò nel 2018, e subito si trovò ad organizzare la visita del presidente Moon preceduta da una Messa per la pace in Corea celebrata in Basilica di San Pietro dal Cardinale Pietro Parolin.

Classe 1956, due figli, giornalista di formazione, Baek Man Lee ha anche insegnato alle Mopka National University. Tra le sue attività precedenti, quella di missionario cattolico presso il Catholic Catechetical Institute.

                                                            FOCUS EUROPA

La Chiesa di Croazia in aiuto dell’economia

Da un lato del tavolo, i rappresentanti della Conferenza Episcopale Croata, e dall’altro i rappresentanti del governo croato, tra i quali il Primo Ministro Andrej Plenković, il Vice Primo Ministro e Ministro delle finanze Zdravko Marić, il Ministro della cultura e dei media Nina Obuljen Koržinek, il Direttore dell'Ufficio della Commissione per i rapporti con le comunità religiose Šime Jerčić.

L’obiettivo è quello di elaborare strategie contro la pandemia.

Il primo ministro Plenković ha commentato le attività poste in essere dal governo nella lotta contro la pandemia di coronavirus, volte a preservare la salute dei cittadini croati e l’economia e in questo contesto, ha ringraziato i rappresentanti della CBC per la riduzione volontaria del 10 per cento delle somme dovute dal governo alla Chiesa croata sulla base dell’Accordo – datato 9 ottobre 1998 - tra la Santa Sede e la Repubblica di Croazia circa le questioni economiche.

La Chiesa croata avrebbe dunque rinunciato a circa 4 milioni di euro, che la conferenza episcopale specifica essere una scelta volontaria, a sostegno dell’economia.

Bosnia, un dono del Papa per la Giornata Mondiale del Migrante.

Nel 2019, sono stati circa 30 mila i migranti transitati dalla Bosnia, che è oggi la tappa fondamentale della cosiddetta “rotta balcanica”. Per questo, in occasione della recente Giornata Mondiale del Migrante, Papa Francesco ha voluto inviare al nunzio apostolico in Bosnia Erzegovina, l’arcivescovo Luigi Pezzuto, un “segno concreto di sostegno e vicinanza ai migranti e ai loro accompagnatori”.

Con questo aiuto, l’arcivescovo Pezzuto ha inaugurato nei giorni scorsi un “social corner” a Usivak (non lontano da Sarajevo) che garantisce accoglienza, animazione e supporto psicologico nel centro di transito.

Gli aiuti sono distribuiti da varie organizzazioni umanitarie cattoliche che operano sul campo: Caritas Bosnia, Caritas Italiana, Ipsia ACLI e il Centro arcidiocesano di pastorale giovanile Giovanni Paolo II.

In un comunicato della nunziatura, l’arcivescovo Pezzuto sottolinea che “paure e numerosi pregiudizi ci tengono lontani dai migranti e spesso ci impediscono di essere loro vicini e di servirli con amore. Il gesto di Papa Francesco è un segno di speranza. È dunque di vitale importanza sostenere la speranza in un futuro migliore di queste famiglie con bambini e dei minori non accompagnati che giungono disperati e chiedono accoglienza”.

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