Diplomazia pontificia, i presidenti di Cipro e Francia dal Papa

Settimana che vedrà da Papa Francesco il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente Cipriota Nicos Anastasiades. La Slovacchia in prima linea per la libertà religiosa

La scrivania di Papa Francesco nella Biblioteca del Palazzo Apostolico, dove siede per avere gli incontri con i capi di Stato o di governo
Foto: AG / ACI Group
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Sarà una settimana densa, per Papa Francesco, che vedrà la visita del presidente cipriota Nicos Anastasiades e del presidente francese Emmanuel Macron. Sullo sfondo, la crisi europea, di cui la guerra in Ucraina è solo la parte più visibile: dalle rivendicazioni irredentiste turche alla disputa Grecia – Israele sui confini marittimi, dalle diverse posizioni sul sostegno all’Ucraina alla situazione dei Balcani, tutto, in Europa, sembra avere bisogno di una nuova definizione.

La Slovacchia, intanto, organizza un forum sulla libertà religiosa, mentre ancora l’Unione Europea, da nove mesi, si trova senza un inviato per la libertà religiosa, richiesto a gran voce da tutte le associazioni.

                                                FOCUS AGENDA DEL PAPA

Il Presidente di Cipro da Papa Francesco

Nikos Anastasiades, presidente di Cipro, farà visita in Vaticano dal 23 al 25 settembre, e sarà anche l’occasione di riprendere il dialogo iniziato con il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite due settimane fa.

Oltre all’incontro con Papa Francesco, ci sarà anche un bilaterale con il Cardinale Parolin e con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per le relazioni degli Stati. Al centro dei colloqui saranno gli ultimi sviluppi del problema di Cipro, l’ultima nazione europea con un muro, gli sforzi del presidente per riavviare i dialoghi, e la situazione nel Mediterraneo Orientale.

L’agenda include anche temi come le migrazioni, il cambiamento climatico e gli sviluppi regionali, nonché l’ulteriore rafforzamento delle relazioni bilaterali. In particolare, il presidente Anastasiades ringrazierà Papa Francesco per lo stabilimento della nunziatura a Lefkosia. La nunziatura era precedentemente nella parrocchia cattolica di Santa Croce, proprio sulla green line, e il nunzio era tradizionalmente anche il nunzio in Israele. Ora, con lo stabilimento di un edificio per la nunziatura, la cui costruzione è stata approvata poco prima del viaggio del Papa a Cipro del dicembre 2021, e che prevede un addetto permanente su territorio cipriota.  

Il Presidente di Francia da Papa Francesco

Arriverà a Roma il 23 ottobre per partecipare all’incontro internazionale per la pace organizzato dalla comunità di Sant’Egidio, e sarà ricevuto da Papa Francesco in udienza privata il 24 ottobre. Il presidente di Francia Emmanuel Macron incontra così il Papa per la terza volta dal 2017.

Come di consueto, ci sarà anche un bilaterale in Segreteria di Stato con il Cardinale Parolin e l’arcivescovo Gallagher,

Durante il precedente incontro del novembre 2021 , a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, il Papa e il Presidente avevano parlato protezione dell'ambiente, l'Unione Europea e l'impegno della Francia in Libano, in Medio Oriente e in Africa.

                                                FOCUS SLOVACCHIA

Bratislava, centro della libertà religiosa per un giorno

C’erano il Cardinale Raffael Sako, patriarca dei Caldei di Iraq, e il vescovo Anagbe di Mukardi in Nigeria tra gli ospiti dell’incontro “Libertà religiosa – politiche attuali e sfide nel mondo” che si è tenuto a Bratislava lo scorso 13 ottobre.

Promosso da Anna Záborská, rappresentante del governo slovacco per la libertà religiosa, la conferenza ha visto anche la partecipazione del primo ministro Eduard Heger, del sottosegretario ungherese per i cristiani perseguitati Tristan Azbej, della presidente dell’Alleanza Internazionale per la Libertà Religiosa Fiona Bruce.

Durante la conferenza è stata concordata una più stretta cooperazione dei paesi dell'Europa centrale nel campo della libertà religiosa.

In particolare, il primo ministro Heger ha lodato l’attività dell'Ufficio Plenipotenziario del governo Slovacco per la libertà di religione o di credo, che fu stabilito alla vigilia della visita di Papa Francesco in Slovacchia nel 2021. Il Primo Ministro ha anche ricordato i problemi storici legati alla libertà religiosa in Slovacchia durante la Repubblica slovacca in tempo di guerra. Nel 1941 fu adottato il Codice ebraico, a seguito del quale gli ebrei furono privati ​​dei loro diritti umani. Ha anche ricordato il periodo di 40 anni di comunismo, in cui i cristiani si sono alzati per difendere la libertà, la fede e la coscienza e hanno sofferto per molti anni per questi valori.

Nel suo intervento, Anna Záborská, ha sottolineato soprattutto il valore della cooperazione, che dovrebbe consistere nella costruzione di ponti e nella condivisione di valori comuni.

Záborská ha notato in particolare che il cristianesimo è stato perseguitato ultimi 30 anni, principalmente a causa dell'islamismo e del totalitarismo, e che il mancato rispetto della libertà religiosa si traduce anche in disuguaglianze tra uomini e donne, rapimenti, matrimoni forzati e schiavitù sessuale. Ha anche citato l'esempio di suo padre Anton Neuwirth [ex prigioniero politico, e diplomatico – fu il primo l’ambasciatore della Rep. Slovacca preso la Santa Sede], che fu imprigionato per dodici anni per la sua fede cristiana, con l’accusa di tradimento.

Záborská ha sottolineato il valore dell'educazione, che è uno strumento per prevenire le violazioni della libertà religiosa fin dall'infanzia. Secondo lei, la tutela del patrimonio religioso e culturale, che crea la nostra identità, è strettamente connessa a questo. Ha identificato nel pensiero e nella cultura i pilastri della libertà di religione. Secondo lei, la Slovacchia vuole essere un partner importante nella protezione della libertà religiosa.

Particolarmente potenti le denunce del Cardinale Sako e del vescovo Anagbe.

Sako ha messo in luce come le cause delle persecuzioni dei cristiani in Medio Oriente risiedano in regimi politici settari che sono incapaci di sviluppo. Questi, ha spiegato il cardinale, non hanno futuro, mentre il cristianesimo ha futuro perché flessibile e vive il principio dell’aggiornamento.

Il cardinale ha distinto tra libertà di coscienza e libertà religiosa, e ha detto che la prima, che riguarda anche la possibilità di scegliere e cambiare le credenze religiose, non è rispettata in Iraq.

Sako ha chiesto anche di garantire eguaglianza civile, e che la religione è una questione personale e lo stato non deve interferire con la coscienza di una persona. Ha affermato che una costituzione laica potrebbe aiutare a risolvere i problemi della libertà religiosa in Iraq.

Il vescovo Anagbe, che veniva anche da un tour nelle istituzioni europee (e un discorso al Parlamento Europeo) ha delineato la difficile situazione nel suo Paese, ha sottolineato come i cristiani in Nigeria sono sottoposti costantemente ad attacchi sanguinosi nonostante lo Stato si formalmente laico.

Il vescovo ha denunciato la passività del governo che, non intervenendo, si fa corresponsabile della persecuzione dei cristiani, perché di questo si tratta. Non è un malcontento legato ad altri problemi, come il clima (faceva accenno a questo una recente risoluzione del Parlamento Europeo, che evitava di affrontare i problemi del governo), ma piuttosto “una vera guerra religiosa.

Ingrid Brocková, Segretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri e degli Affari Europei della Repubblica Slovacca, ha notato che la Slovacchia tradizionalmente pone grande enfasi sul sostegno dei diritti umani e delle libertà, comprese quelle religiose.

Tristan Azbej, Segretario di Stato unghere per l’Aiuto ai Cristiani perseguitati, ha delineato i suoi sforzi di sei anni per espandere il programma Hungary Helps per i cristiani perseguitati in più di 50 anni, ma ha allo stesso tempo espresso preoccupazione per via del “disinteresse e la negazione” che l’Ungheria ha incontrato nel cercare cooperazione con altre nazioni.

Eppure, ha aggiunto, oltre 300 milioni di persone sono discriminate a causa della loro fede, nonostante questo sia negato da alcuni politici occidentali. L’Ungheria, con il suo programma, ha aiutato, secondo i suoi dati, più di 500 mila persone nel mondo.

Il Parlamento slovacco dichiara libertà di religione e credo tra i diritti fondamentali

Lo scorso 19 ottobre, il Parlamento slovacco ha adottato (una risoluzione in cui si dichiara che la libertà di religione e credo è uno dei diritti umani e delle libertà fondamentali e universali che vincolano l'intera umanità.

 Con la risoluzione, il Parlamento si è opposto fermamente alle tendenze che mettono in discussione l'importanza della libertà di religione o di credo come diritti umani e libertà universali, fondamentali e inalienabili.

La risoluzione chiede anche il rispetto della libertà di religione o di credo in tutta la sua ampiezza e ha condannato qualsiasi violenza motivata dall'odio basato sulla fede o sul credo diverso dal proprio.

 Il Consiglio nazionale ha inoltre evidenziato la crescente intolleranza nei confronti di persone di altre fedi, credenze e opinioni basate su diversi assetti ideologici e valoriali. Ha inoltre invitato il governo, l'Unione europea e le organizzazioni internazionali a sostenere la corretta tracciabilità, documentazione e indagine di tutte le accuse di crimini ispirati dall'odio basate sulla fede o sul credo, nonché l'immediato rilascio di tutti coloro che sono stati imprigionati esclusivamente a causa della loro religione o credo.

 I parlamentari hanno chiesto un monitoraggio regolare della situazione nell'area della libertà di religione o di credo e l'adozione di misure a favore di coloro che soffrono a causa della loro fede o credo. I parlamentari hanno inoltre affermato che dovrebbe essere introdotta anche un'educazione efficace su questo argomento.

                                                FOCUS UCRAINA

Papa Francesco spera che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite trovi “vie più efficaci” per l’Ucraina

Nel volume “Vi chiedo in nome di Dio. Dieci preghiere per un futuro di speranza”, scritto dal vaticanista Hernan Reyes, Papa Francesco chiede che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite trovi strade più agili ed efficaci per la soluzione dei conflitti in Ucraina.

In un brano del libro, anticipato da La Stampa, il Papa sottolinea che “quando parliamo di pace e di sicurezza a livello mondiale, la prima organizzazione a cui pensiamo è quella delle Nazioni Unite (l'Onu) e, in particolare, il suo Consiglio di sicurezza. La guerra in Ucraina ha posto ancora una volta in evidenza quanto sia necessario che l'attuale assetto multilaterale trovi strade più agili ed efficaci per la soluzione dei conflitti".

Per Papa Francesco ci vuole “un multilateralismo migliore”. Il Papa ricorda inoltre che “l'Onu è stata edificata su una Carta che intendeva dare forma al rifiuto degli orrori che l'umanità ha sperimentato nelle due guerre del XX secolo. Sebbene la minaccia che essi si ripresentino sia ancora viva, d'altra parte il mondo oggi non è più lo stesso, ed è dunque necessario ripensare queste istituzioni in modo che rispondano alla nuova realtà esistente e siano frutto del più alto consenso possibile".

Papa Francesco ritiene che, con la pandemia, l’attuale sistema multilaterale abbia “evidenziato tutti i suoi limiti”, anche perché “dalla distribuzione dei vaccini abbiamo avuto un chiaro esempio di come a volte la legge del più forte pesi più della solidarietà".

Ucraina, la testimonianza in presa diretta del nunzio Kulbokas

In una intervista resa ad AgenSir, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas, nunzio apostolico in Ucraina, ha parlato dei bombardamenti che hanno sconquassato la capitale Kyiv, tornata a tremare dopo un periodo di relativa calma nella zona. “Fa effetto – ha detto - celebrare l’Eucaristia e sentire i droni che si stanno avvicinando, e pregare già per le vittime che probabilmente ci saranno alcuni secondi più tardi; dopo alcuni attimi si sentono le esplosioni (alcune sono avvenute a circa 1 chilometro di distanza), e supplicare di nuovo il Signore perché accolga tra le sue braccia i caduti”.

Il nunzio ha spiegato di poter percepire subito il rumore del drone, e che questo lancia bombe di circa 35 chilogrammi.

Il nunzio ha detto che comunque “per gli ucraini è meglio perdere la vita che non vivere sotto un regime che distrugge e si basa sulla violenza, sulla ingiustizia e sulla menzogna”.

In particolare, Kulbokas ha messo in luce come “i cristiani non sono uniti nel contrastare la guerra. Le Nazioni Uniti e gli organismi internazionali si rivelano incapaci di prendere decisioni che favoriscono la pace. Quindi, in tutto il Paese, da Kiev, a Odessa, da Kharkiv a Zaporizhzhia e Mykolayiv, siamo in una condizione in cui ogni attimo potrebbe essere l’ultimo momento di vita.  Bisogna quindi essere pronti per la vita eterna”.

Ucraina, il Cardinale Parolin sottolinea che “le prospettive non sono per nulla incoraggianti”

Parlando con i giornalisti lo scorso 15 ottobre a Brendola (VI), dove era per il centenario della morte di Suor Bertilla Boscardin, il Cardinale Pietro Parolin si è soffermato sull’attuale guerra in Ucraina, e ha notato che le prospettive non sono per nulla incoraggianti. Da quanto si può conoscere, non c’è disponibilità a un cessate il fuoco, a una tregua armata e all’avvio di negoziati, che dovrebbero essere i passi logici per porre fine a questa guerra”.

Riguardo l’invio delle armi in Ucraina, il Cardinale ha ricordato che il catechismo della Chiesa cattolica “che c’è il diritto a una difesa di fronte a un’aggressione, c’è un diritto alla difesa armata che però è sottoposta a precise condizioni. L’invio delle armi dovrebbe sottostare a queste condizioni, che dovrebbero essere prese in considerazione dai responsabili della politica”. Allo stesso modo, ha aggiunto, “tutti dovrebbero fare il possibile per cerca di aiutare a risolvere pacificamente questa guerra. La palla è nel cortile dei due paesi, la Russia di Putin, a cui papa Francesco ha chiesto esplicitamente di fermare la guerra, e l’Ucraina di Zelensky, a cui ha chiesto di accettare delle serie proposte di pace. Il contributo della comunità internazionale può essere determinante”.

Parlando della relazione con il Patriarcato di Mosca, il Cardinale ha ammesso contatti con il responsabili delle relazioni estere del Patriarcato, il metropolita Antonij, anche se i rapporti “magari non sono al livello migliore”, considerando la “posizione difficilmente comprensibile del patriarca Kirill”, perché “oggi abbiamo raggiunto una coscienza dal punto di vista cristiano che non ci permette più di giustificare le guerre e i conflitti nel nome di Dio”.

Per il Cardinale, “non c’è altra strada” che il dialogo.

                                                FOCUS CINA

La Cina e la sinizzazione, un problema diplomatico per la Santa Sede

Il rinnovo dell’accordo tra Santa Sede e Cina per la nomina dei vescovi – accordo che resta segreto, e che è ancora ad experimentum – non ha cambiato la situazione dei cattolici in Cina.

Nel discorso di apertura del Congresso del Partito Comunista, Xi Jinping ha detto che Hong Kong dovrebbe in futuro svolgere un ruolo più forte nella “realizzazione del grande risveglio della nazione cinese”. Questo, mentre il processo contro il Cardinale Joseph Zen sta per iniziare – posticipato da settembre e novembre - e sono stati annunciati nuovi provvedimenti contro di lui.

Il presidente ha descritto il principio "un paese, due sistemi" concordato quando la Gran Bretagna ha lasciato Hong Kong.
Con l'introduzione della legge sulla sicurezza nazionale nell'estate del 2020, molti osservatori ritengono che la Cina abbia di fatto abolito il principio concordato da 50 anni. Sulla base della legge sulla sicurezza, il movimento per la democrazia di Hong Kong è stato sciolto e sono stati smantellati i segni distintivi di una società libera, come la libertà di stampa e la libertà di religione.
Inoltre, da allora sono stati arrestati diversi leader del movimento pro-democrazia, tra cui l'ex vescovo cattolico di Hong Kong, il cardinale Joseph Zen Ze-kiun. Il religioso 90enne è attualmente sotto processo con quattro coimputati con l'accusa di aver registrato in modo improprio un'organizzazione umanitaria per attivisti per la democrazia.

                                                FOCUS MULTILATERALE

La Santa Sede alle Nazioni Unite, sugli effetti delle radiazioni atomiche

Il Quarto Comitato dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha discusso lo scorso 17 ottobre degli Effetti delle Radiazioni atomiche.

Ricordando che nel 2022 si celebra il 60esimo anniversario della Crisi dei Missili Cubana, l’arcivescovo Gabriele Caccia, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, ha sottolineato che il mondo è di nuovo sotto la minaccia dell’uso delle armi nucleari, e ha fatto eco all’appello di Papa Francesco di imparare dalla storia, allontanarsi dalle minacce nucleari e focalizzare gli sforzi nel costruire una pace più giusta e sostenibile.

La Santa Sede – ha detto l’’arcivescovo Caccia – supporta il lavoro del Comitato Scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti delle Radiazioni Atomiche, in particolare nel prestare aiuto alle vittime del disastro di Fukushima. Secondo l’arcivescovo Caccia, sono importanti il monitoraggio e la misurazione costante e il tracciamento continuo degli effetti a lungo termine dell’esposizione alle radiazioni.

La Santa Sede, ha aggiunto il nunzio, supporta anche il Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari, ed esorta gli Stati a ratificare il Trattato Globale per il Bando dei Test Nucleari, in modo che entri in vigore. Perché un trattato entri in vigore, infatti, c’è bisogno che un numero di Stati lo ratifichi.

Secondo la Santa Sede, la ratifica del trattato potrebbe “evitare e ridurre esposizioni dannose alle radiazioni, così come un danno alla nostra casa comune”.

L’arcivescovo Caccia ha infine notato che “le minacce di usare le armi nucleari sono immorali e pericolose”.

La Santa Sede a New York, la discussione sulle armi nucleari

Sempre il 18 ottobre, l’arcivescovo Caccia ha preso la parola alla Discussione Tematica sulle Armi Nucleari, che si è tenuta nel Primo Comitato dell’Assemblea Generale.

Il nunzio ha messo in luce che il rischio di guerra nucleare è al massimo livello da generazioni, e delineato il fatto che i trattati di disarmo e trasparenza siano stati messi da parte, e l’impegno per il disarmo è ormai fermo.

L’arcivescovo Caccia ha ribadito la richiesta della Santa Sede a tutti gli Stati che posseggono le armi nucleari di ridurre immediatamente la prontezza operativa delle loro forze nucleari e di adottare politiche di non primo uso e politiche di lungo termine che stabiliscano un tetto globale agli stoccaggi nucleare.

L’arcivescovo Caccia ha anche espresso la preoccupazione della Santa Sede riguardo gli effetti umanitari e ambientali delle armi nucleari, e ha chiesto a quanti sono responsabili di riparare i danni causati dalle armi nucleari. Tra le misure di gradimento, il fundo proposto dal Vienna Action Plan.

La Santa Sede all’ONU, l’implementazione dei diritti umani

Il 19 ottobre, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha affrontato il tema dell’implementazione degli strumenti di diritti umani.

L’arcivescovo Caccia, nel suo intervento, ha riconosciuto il progresso significativo che c’è stato nella promozione e protezione dei diritti umani negli ultimi decenni.

Ha quindi notato che il principio cardinale della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è che “tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti”, e che la dignità è inerente alla natura dell’essere umano, non è una concessione “dallo Stato o da qualunque altro attore”.

Questo è ancora più evidente, ha aggiunto, quando il diritto alla vita viene violato, specialmente il diritto dei non nati, dei malati, di quanti hanno disabilità e degli anziani.

La Santa Sede ha affermato che libertà e solidarietà sono necessari e complementari elementi del benessere umano, e ha messo in guardia dal rendere prioritari o politicizzare alcuni diritti o di definire come diritti alcune idee che mancano di fondazioni nei trattati o nell’uso.

La Santa Sede alle Nazioni Unite, la moratoria sulla pena di morte

Papa Francesco ha definito, cambiando il catechismo della Chiesa Cattolica, che la pena di morte non è mai possibile. L’arcivescovo Caccia, parlando il 19 ottobre ad una sessione dell’Assemblea Generale dedicata alla moratoria sull’uso della piena di morte, lo ha ricordato, notando che la Santa Sede è “indefesso avvocato dell’abolizione della pena di morte”.

Il nunzio ha notato che un “criminale, indipendentemente da quanto il crimine commesso sia orrendo, non perde mai la sua dignità come persona umana”, e che ci sono mezzi sufficienti per “proteggere l’ordine pubblico e la sicurezza delle persone senza ricorrere alla pena di morte”.

Anzi – ha aggiunto – la Santa Sede considera la protezione del diritto alla vita, in tutte le fasi, come “essenziale al governo responsabile”.

La Santa Sede a Vienna

Il 20 ottobre, il Consiglio Permanente dell’OSCE si è riunito a Vienna per la 1395esima volta. Monsignor Janusz Urbanczyk, rappresentante permanente della Santa Sede a Vienna, è intervenuto a seguito della diffusione del rapporto del direttore dell’Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani (ODIHR).

In particolare, la Santa Sede ha assicurato continua collaborazione su vari temi, e in particolare su alcuni di specifico interesse.

Il primo è la libertà religiosa o di credo, considerata “una cartina di tornasole per il rispetto di tutti gli altri diritti umani e delle libertà fondamentali”. Per questo, la Santa Sede “incoraggia ogni sforzo di promuovere e difendere la libertà o la religione per scelta personale”; includendo la libertà di conversione e di rispettare il proprio credo “nel culto, l’osservanza e l’insegnamento” sia individualmente che comunitariamente.

Secondo la Santa Sede, “riconoscere il contributo positivo che la religione e il dialogo interreligioso fanno in società e per l’avanzamento della pace e della sicurezza tra e negli Stati è un passo importante pr superare l’idea distorta che le religioni costituiscano un problema”.

Un mezzo per promuovere una più ampia tolleranza, ha detto monsignor Urbanczyk, è il dialogo interreligioso.

Altra preoccupazione è quella dell’eguaglianza tra uomini e donne. Maschio e femmina – ha detto la Santa Sede – sono termini che differenziano due individuadi di “uguale dignità”, ma on di eguaglianza sostanziale, considerate le loro specificità.

La Santa Sede supporta gli sforzi ODIHR per l’eguaglianza. Un altro supporto è quello agli sforzi per affrontare il razzismo, la xenophobia.

L’antisemitismo, nonché l’intolleranza e la discriminazione contro musulmani cristiani e membri di altre religione, stanno crescendo”.

Apprezzando il rapporto sulla tolleranza, la Santa Sede si dice comunque allarmata del crescente numero di attacchi contro sinagoghe, moschee chiese e altri luoghi di culto.

La Santa Sede resta confidente che l’ODIHR, dopo aver lavorato su antisemitismo e anti-islamismo, ora potrebbe lavorare per affrontare “le esigenze di sicurezza delle comunità cristtiane”.

                                                FOCUS ITALIA

Il Cardinale Parolin sul governo italiano

Ancora da Brendola, il Cardinale Parolin si è soffermato anche sulle vicende italiane, e sulla formazione del nuovo governo. Il segretario di Stato vaticano si è augurato che ci si concentri sulle reali problematiche dei cittadini, ce ne sono tante e sono molto serie”, e che ritiene che “tanto il governo quanto l’opposizione sono coscienti di questa realtà, e questo è già un buon punto di partenza: essere consapevoli che ci troviamo in una situazione nazionale e internazionale di estrema precarietà, che esige l’impegno di tutti. Speriamo che questa consapevolezza si traduca nei fatti e che ci sia un grande senso di responsabilità”.

Il cardinale ha detto che la crisi legata ai rincari delle bollette “comporterà notevoli incertezze sociali, diventerà sempre delicata”, mentre la gente è “scoraggiata e non ha più fiducia in nessuno”, mentre la politica “dovrebbe essere una fonte di speranza, perché c’è qualcuno che prende a cuore le situazioni e cerca di dare una risposta”.

                                             FOCUS AMBASCIATE

L'ambasciatore di Monaco presenta le sue lettere credenziali

Papa Francesco ha ricevuto il 22 ottobre le credenziali di Philippe Orengo, ambasciatore di Monaco presso la Santa Sede.

Classe 1953, sposato, ha lavorato dal 1980 al 1988 presso l'amministrazione della città di Parigini e poi presso la Giustizia amministrativa francese. Dal 1988 al 2022 è stato Consigliere di Stato del Consiglio di Stato del Principato di Monaco, e dal 2013 al 2022 Console Generale onorario della Danimarca.

 

 

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