Diplomazia pontificia, il viaggio di Gallagher in Bielorussia

Papa Francesco ha inviato il suo “ministro degli Esteri” in Bielorussia, mentre il Paese vive una crisi senza precedenti, L’arcivescovo Kondrusiewicz ancora non ha avuto il permesso di rientrare

L'arcivescovo Gallagher e il ministro degli Esteri Bielorusso Makei
Foto: Twitter ministero degli Affari Esteri di Bielorussia
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L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro vaticano per i rapporti con gli Stati, è dall’11 settembre in Bielorussia, inviato da Papa Francesco, per una serie di incontri con le autorità. Dopo aver inviato il Cardinale Parolin in Libano ad un mese dall’esplosione nel porto di Beirut, il Papa invia dunque il suo “ministro degli Esteri” a scandagliare la situazione in Bielorussia, dove la Chiesa protesta per essere perseguitata dal governo.

Nel corso di questa settimana, la Santa Sede è anche intervenuta all’OSCE, mentre l’incendio scoppiato al campo profughi di Moria, nell’isola di Lesbo, ha suscitato la reazione del Cardinale Jean Claude Hollerich, presidente della Commissione dei Vescovi dell’Unione Europea (COMECE).

                                                FOCUS SANTA SEDE

Il viaggio di Gallagher in Bielorussia

Già Papa Francesco si era appellato a “giustizia e riconciliazione” per la Bielorussia, quando erano cominciate le proteste di piazza e le repressioni. Ancora, però, c’era un dialogo tra la Chiesa e il governo, l’arcivescovo di Minsk Kondrusiewicz aveva avuto un incontro con il ministro dell’Interno Karaev. Dal 31 agosto all’arcivescovo di Minsk non è data possibilità di rientrare in patria, la Chiesa vive una persecuzione nascosta per essersi messa dalla parte della gente in piazza, e le proteste non accennano a diminuire.

È in questo clima che Papa Francesco ha inviato l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro per i Rapporti con gli Stati, in Bielorussia, per una serie di incontri. Il viaggio è iniziato l’11 settembre, con un incontro con il ministro degli Esteri bielorusso Vladimir Makei.

Secondo una nota del ministero di Minsk, “durante l’incontro, si sono discusse questioni pertinenti dell’agenda bilaterale, anche nel contesto dello sviluppo della situazione post-elettorale in Bielorussia”.

Le parti – prosegue il comunicato – hanno anche toccato £questioni internazionale di comune interesse, la cooperazione nelle Nazioni Unite, incluso il sostegno bielorusso ad iniziative della Santa Sede per rafforzare il ruolo e promuovere ulteriormente le attività del gruppo di nazioni unite nella lotta contro il traffico di esseri umani”.

Le due parti, prosegue il comunicato di Minsk, hanno mostrato “interesse reciproco a mantenere le relazioni bilaterali tradizionalmente amichevoli, mantenendo i contatti ad alta intensità, e a diversi livelli”.

Makei ha poi “notato in particolare il ruolo storico della Chiesa Cattolica nella formazione e nello sviluppo dello Stato bielorusso, esprimendo fiducia che il dialogo costruttivo con la Santa Sede sia una delle condizioni per preservare la pace intercontinentale e l’armonia nel Paese”.

Al momento, non c'è un nunzio in Bielorussia. Papa Francesco ha nominato per l'incarico monsignor Ante Jozic, che sarà ordinato vescovo il prossimo 16 settembre dal Cardinale Pietro Parolin e potrà poi così dare inizio alla sua missione. 

Il Cardinale Parolin in Calabria

Il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, è stato in Calabria lo scorso 8 settembre, per fare visita al Santuario di Torre Ruggiero, la “piccola Lourdes” di Calabria, dove ha celebrato la Messa solenne per la festa della devozione della Madonna delle Grazie.

Lì, il Cardinale Parolin ha sottolineato che il culto della Madonna e la religiosità popolare vanno “purificati” da ogni elemento mafioso o superstizioso. Il riferimento è al fatto che le processioni talvolta si fermano con le statue dei santi di fronte alla finestra dei boss mafiosi per un inchino, mentre rituali mafiosi a volte si sono mischiati a rituali religiosi.

Proprio durante la processione per la Madonna delle Grazie nel 2013, ad Oppido Mamertina, la statua della Vergine fu fatta sostare di fronte alla casa di un capo ‘ndrangheta ai boss domiciliari.

“La religiosità popolare – ha detto il Segretario di Stato vaticano - è un grandissimo tesoro di cui la Chiesa non può fare a meno perché sostiene la fede, però ha bisogno di essere purificata di alcuni elementi che non le sono propri, tanto più se sono elementi malavitosi e criminali, ma anche di tante forme magari di superstizione”.

                                                FOCUS MULTILATERALE

La Santa Sede all’OSCE: la corruzione pericolo per la sicurezz e per la pace

Il 10 e l’11 settembre, si è tenuto a Praga il meeting conclusivo del 28esimo Forum economico e ambientale dell’OSCE. La Santa Sede ha tenuto un intervento, letto dall’arcivescovo Charles Balvo, nunzio apostolico in Repubblica Ceca. Focus dell’intervento era la lotta alla corruzione.

L’arcivescovo Balvo ha sottolineato che “tutti sanno che la corruzione è un vero pericolo per la pace e la sicurezza della regione OSCE”, e che c’è ragione di temere che “una gran parte dei fondi” stanziati per il recupero dalla pandemia di COVID 19 abbia “già attratto attività criminali, che includono il rischio che quelli che più hanno bisogno di supporto finanziario restino senza l’aiuto necessario”.

La Santa Sede ha notato che la corruzione c’è in ognuno degli Stati OSCE, e che la pandemia è “uno straordinario test per la comunità internazionale”, perché fornisce anche una opportunità reale per “cercare soluzioni ed innovative, che non siano divisive, politicizzate e parziali, ma che cerchino realmente il bene comune e lo sviluppo umano integrale di tutti”.

La Santa Sede ha ricordato la nuova legge vaticana sugli appalti pubblicata lo scorso 1 giugno, che riguarda Santa Sede e Stato di Città del Vaticano, che dà seguito alla convenzione di Merida ratificata dalla Santa Sede nel 2015, e che è parte dello sforzo anticorruzione vaticano.

Il “cuore del flagello della corruzione”, ha sottolineato l’arcivescovo Balvo, è che “quando gli officiali civili rubano o si appropriano in maniera scorretta di fondi pubblici, questo va a colpire l’intera comunità che servono”.

                                                FOCUS EUROPA

La COMECE interviene sull’incendio nel campo d Moria

L’incendio al campo di Moria, a Lesbo, dove vivono oltre 13 mila persone, è stato anche uno dei temi di discussione tra il cardinale Jean-Claude Hollerich, presidente della COMECE, e Papa Francesco lo scorso 10 settembre. Il Papa aveva visitato il campo durante il suo viaggio a Lesbos nel 2016.

Il Cardinale Hollerich ha anche rilasciato una dichiarazione ufficiale a seguito dell’incendio, le cui cause sono poco chiare. Nella sua dichiarazione, l’arcivescovo ha sottolineato che “l’identità europea è andata in fiamme insieme al campo di Moria” e che è necessaria “una politica comune per i rifugiati”.

“L’Europa dovrebbe vergognarsi – ha detto il cardinale – perché questo incendio è il risultato della disperazione nel cuore delle persone. Queste persone hanno visto le tenebre, e l’incendio è una conseguenza di questa attitudine, che è alimentata dalla nostra inazione”.

Il Cardinale Hollerich ha anche fatto appello alle “nazioni più ricche di accettare più rifugiati”, mentre “le Chiese in Europa sono chiamata a reagire in maniera più decisiva”.

                                                FOCUS AFRICA

Santa Sede – Costa d’Avorio, cinquanta anni di relazioni diplomatiche

Un francobollo congiunto di Vaticano e Costa d’Avorio, per celebrare i 50 anni di relazioni diplomatiche. Si tratta della prima emissione filatelica del Vaticano in collaborazione con un Paese africano, ed è stato presentato a Papa Francesco al termine dell’udienza generale del 9 settembre dall’ambasciatore di Costa d’Avorio presso la Santa Sede, Louis Léon Bony.

Dagli ambienti diplomatici in Costa d’Avorio è stato sottolineato che questi cinquanta anni di collaborazione con la Santa Sede “hanno portato frutti per entrambi”, e che vengono festeggiati in “un contesto particolare in cui tutti gli attori politici, sociali e religiosi sono chiamati a raccogliere la sfida del perdono, della riconciliazione e della coesione nazionale e della pace per evitare i tragici eventi successivi alle elezioni presidenziali del 2010.

La commemorazione dei cinquanta anni di relazioni diplomatiche vedrà anche, una volta che la pandemia sarà finita, una serie di cerimonie religiose per la pace e la riconciliazione nella Basilica di Nostra Signora della Pace a Yamoussokro, e una conferenza internazionale a Roma e in Costa d’Avorio.

Le relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Costa d’Avorio furono aperte nel 1970, e da allora la Costa d’Avorio ha inviato sette ambasciatori residenti presso la Santa Sede. La nunziatura della Santa Sede è ad Abidjan, e il nunzio è l’arcivescovo Paolo Borgia, già assessore della Segreteria di Stato vaticana.

L’attuale presidente, Alassane Outtara, è stato in visita in Vaticano nel novembre 2012, per una udienza con Benedetto XVI, discutendo delle relazioni tra le due nazioni e del ruolo della Chiesa Cattolica in Costa d’Avorio, nonché dei progressi fati dal tempo della crisi ivoriana tra il 2010 – 2011. In quell’occasione, si discusse anche la possibilità di firmare un accordo quadro bilaterale, che ancora non è stato finalizzato.

Entrato in vigore l’accordo Santa Sede – Burkina Faso

Lo scorso 7 settembre, sono stati scambiati gli strumenti di ratifica dell’Accordo tra Santa Sede e Bukrina Faso firmato in Vaticano il 12 luglio 2019, che è così entrato in vigore.

L’accordo – ha spiegato un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede –“garantisce alla Chiesa la possibilità di svolgere la propria missione in Burkina Faso”. In particolare, si legge ancora nelle nota, “viene riconosciuta la personalità giuridica pubblica della Chiesa e delle sue Istituzioni. Le due Parti, pur salvaguardando l’indipendenza e l’autonomia che sono loro proprie, si impegnano a collaborare per il benessere morale, spirituale e materiale della persona umana e per la promozione del bene comune”.

Attualmente, la Santa Sede ha 216 tra concordati e accordi con 76 nazioni diverse. Di questi, 154 accordi sono stati stipulati con 24 nazioni europee.

                                                FOCUS ASIA

Accordo Cina – Santa Sede per la nomina dei vescovi, la posizione cinese

Il 10 settembre, parlando con la tv cinese “Phoenix Tv”, Zhao Lijian, uno dei protavoce del ministero degli Esteri cinese, ha sottolineato che “l’accordo sino-vaticano è stato implementato con successo”.

Le dichiarazioni del portavoce degli Esteri arrivano alla vigilia del probabile rinnovo dell’accordo Cina – Santa Sede per la nomina dei vescovi, che è stato siglato il 22 settembre 2018 e che sarebbe durato due anni.

L’implementazione è avvenuta con “sforzi concertati”. Il ministro degli Esteri, dando per scontato il rinnovo dell’accordo, ha parlato anche di passi avanti nelle relazioni diplomatiche.

In realtà, più che un accordo diplomatico – che la obbligherebbe a chiudere i rapporti con Taiwan – la Santa Sede punta semplicemente ad un rinnovo dell’accordo sui vescovi, ben consapevole anche dei vari problemi sul tema della libertà religiosa di Pechino.

Recentemente, è stata proposta una nuova legge che rafforza il controllo del Partito Comunista Cinese sugli insegnanti, cui viene impedito qualunque tipo di insegnamento religioso. Conformemente al programma di sinizzazione portato avanti dal Partito Comunista Cinese, in Cina si è continuato comunque a demolire croci.

La sinizzazione delle religioni non riguarda solo il cristianesimo, ma anche i musulmani: si riporta che ci sono almeno 900 mila uiguri in campi di internamento.

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yii è stato in Italia due settimane fa, nel primo viaggio internazionale dallo scoppio della pandemia di coronavirus. Dopo l’incontro di febbraio con il suo omologo vaticano, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher – l’incontro di più alto livello tra Santa Sede e Cina da quando la Cina ha interrotto i rapporti diplomatici – alcuni avevano anche pensato che ci sarebbe stato un incontro durante questa visita del ministro in Italia, considerato che Santa Sede e Cina stanno negoziando il rinnovo dell’accordo confidenziale sulla nomina dei vescovi.

Ufficialmente, questo incontro non c’è stato, confermando anche l’idea che la Cina preferisca gli incontri in territori “neutri” o cinesi, piuttosto che una visita in Vaticano che avrebbe una serie di implicazioni. Secondo il portale Religion Digital, un incontro avrebbe avuto luogo presso l’ambasciata cinese in Italia.

Nonostante molti critici dell’accordo sino-vaticano, Ian Johnson, giornalista esperto nei rapporti con la Cina, ha difeso l’accordo in una intervista rilasciata al programma tedesco “Religion Aktuell” (Radio ORF).

Nell’intervista, Johnson ha detto che in Cina c’erano sempre meno religiosi e sacerdoti, e che “quando è difficile consacrare vescovi oppure ordinare preti o quando non si hanno preti legittimi per fare andare avanti la Chiesa, allora diventa molto difficile per la Chiesa progredire”.

Johnson ha rilevato che magari l’accordo non ha funzionato come si sperava, ma è ancora troppo presto, specialmente quando l’interlocutore è un governo “forte e autoritario” come quello di Xi Jinping, che tra l’altro punta ad una “uscita allo scoperto della Chiesa sotterranea”, per tenere tutti sotto il controllo dello Stato.

Malesia, un vescovo nel comitato di unità nazionale

L’arcivescovo Simon Peter Poh Hoon Seng, arcivescovo di Kuching (Malesia) è stato nominato membro dello speciale Comitato Federale per il Piano di Azione per l’Unità Nazionale, che sarà in carica dal 2021 al 2025. L’arcivescovo è stato nominato tra i 20 rappresentanti del Sarawak, unico stato della federazione della Malesia a maggioranza cristiana. Il comitato ha il compito di assistere e sostnere il ministero dell’Unità Nazionale nella sua azione di rafforzare l’armonia tra i cittadini della società malese.

L’arcivescovo Seng è stato tra coloro che hanno partecipato al lancio del sondaggio popolare tra i cittadini, chiamati a dire come pensano di applicare i “Principi Nazionali” approvati nel 1970, che sono la filosofia alla base della nazione. L’arcivescovo ci ha tenuto a sottolineare che il Piano per l’Unità non debba essere percepito come “calato dall’alto”, ma divenga una reale espressione della volontà popolare”.

Il Sarawak è lo Stato più grande della federazione malese, con grande pluralismo etnico, culturale, linguistico e religioso. I cristiani sono il 42,6 per cento, più dei musulmani che si fermano al 32,2 per cento. Presenti anche buddisti, induisti, culti tradizionali o animisti.

                                                FOCUS AMERICA LATINA

Arrivato il nunzio in Argentina

L’arcivescovo Miroslaw Adamczyk, nunzio in Argentina, è arrivato a Buenos Aires lo scorso 6 luglio, poco dopo aver avuto una udienza privata con Papa Francesco il 4 luglio.

Al suo arrivo, è stato accolto in aeroporto dall’ambasciatore Cristian Roberto Dellepian Rawson, direttore del Cerimoniale del Ministero degli Affari Esteri, Commercio Internazionale e Culto, e dal Cardinale Mario Poli, arcivescovo di Buenos Aires, nonché il vescovo Carlos Malfa di Chascomus, segretario generale della Conferenza Episcopale.

Al momento, l’arcivescovo Adamczyk è in nunziatura e sta seguendo i protocolli di quarantena dopo l’ingresso nel Paese.

Colombia, problemi nella regione del Chocò

La Chiesa Cattolica e altre organizzazioni sociali del dipartimento di Chocò, in Colombia, hanno denunciato “le difficili condizioni” dei diritti umani che affronta la popolazione civile a causa dei gruppi armati che imperversano nella regione.

La denuncia della Chiesa è arrivata in un comunicato diffuso dalla diocesi di Apartadò, firmato con altre 12 organizzazioni, in cui si sottolinea che gli attacchi continuano “a causa della mancata presenza dello Stato, dell’incremento delle aggressioni degli attori armati e della corruzione che frena lo sviluppo delle comunità”.

Nel comunicato, si mette in luce come anche in altre regioni del Paese persistano azioni illegali, inclusi assassinii e intimidazioni di leader e comunità. Nella comunicazione, si nota anche come l’ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha ripreso da settembre le missioni umanitarie di monitoraggio, accompagnamento e verifica dei territori per “ascoltare, documentare e visualizzare le differenti situazioni che ostacolano il raggiungimento reale dei diritti delle comunità espresso a viva voce dai suoi leader e autorità etniche”.

La Chiesa di Apartadò reclama anche l’attenzione delle organizzazioni di controllo e delle entità di protezione dei diritti umani, e annuncia che appoggerà “il Patto per la Vita e per la Pace sottoscritto a partire dal 10 settembre 2020 dalla Costa pacifica e del Sudovest della Colombia”.

                                                FOCUS AMBASCIATE

L’ambasciatore di Iraq presso la Santa Sede presenta le lettere credenziali

L’11 settembre, Rahman Farhan Abdullah Al-Ameri, ambasciatore di Iraq presso la Santa Sede, ha presentato le sue lettere credenziali a Papa Francesco. Classe 1962, insegnante di chimica fino al 1986, è poi entrato nella carriera politica, dove ha servito prima al ministero per la Gioventù e lo Sport e poi nel ministero degli Affari Esteri. Dal 2006 al 2010 è stato diplomatico all’ambasciata in Oman, quindi direttore della sezione Golfo Persico e Medio Oriente e vice direttore del Dipartimento dei Paesi arabi, e console generale a Manchester, nel Regno Unito. Tra il 2018, e il 2020, ha guidato (come vice e poi come direttore) il dipartimento per le organizzazioni e i congressi internazionali al ministero degli Affari Esteri di Baghdad.

Memoriale 11 settembre, le parole dell’Ambasciatore Gingrich

Callista Gingrich, ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, è intervenuta lo scorso 11 settembre al memoriale per gli attentati negli Stati Uniti organizzati dalla Comunità di Sant’Egidio.

Nel suo intervento, l’ambasciatore Gingrich ha sottolineato che “l’11 settembre è un giorno solenne di memoria”, il giorno in cui “quasi 3 mila uomini, donne e bambini innocenti sono morti a causa dei terroristi a New York, in Virginia e in Pennsylvania”.

L’ambasciatore ha ricordato che “lo shock e il dolore che gli americani hanno sentito l’11 settembre ha velocemente varcato i confini, e portato ad un moto internazionale per sconfiggere il terrorismo e proteggere gli innocenti”.

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