Diplomazia pontificia, l’attacco di Maduro al Cardinale Parolin

Una lettera del Cardinale Parolin provoca la dura risposta del presidente venezuelano Maduro. Nella settimana, Parolin ha incontrato l’ambasciatore di Azerbaijan presso la Santa Sede e sentito il presidente eletto dell’Iran

Proteste in Venezuela
Foto: Vatican News
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Una lettera del Cardinale Parolin alla Federazione delle Camere di Commercio Venezuelana ha suscitato la durissima reazione del presidente venezuelano Nicolas Maduro, che ha definito la missiva un “compendio di odio”. I rapporti tra Santa Sede e Venezuela sono così tornati tesissimi, dopo che una distensione sembrava esserci stata quando era prevista la presenza del Segretario di Stato vaticano alla beatificazione di José Hernandez Cisneros – viaggio poi annullato a causa della pandemia.

Il segretario di Stato vaticano è stato particolarmente attivo questa settimana: nella sua agenda, anche una telefonata al presidente eletto iraniano Raisi, e un incontro con l’ambasciatore di Azerbaijan presso la Santa Sede.

Tra le altre notizie: i vescovi scozzesi hanno ufficializzato il viaggio di Papa Francesco in Scozia ancora prima che questo sia ufficiale; il “ministro degli Esteri” vaticano Paul Richard Gallagher vedrà il prossimo lunedì l’inviato speciale dell’Unione Europea per il Corno d’Africa.

                                   FOCUS SANTA SEDE - VENEZUELA

La lettera del Cardinale Parolin agli imprenditori venezuelani e la dura reazione di Maduro

Un “compendio di odio”. Così il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha descirtto la lettera che il Cardinale Parolin ha inviato lo scorso 23 giugno agli imprenditori locali del Venezuela.

La lettera, protocollata n. 8985/21/RS, è stata inviata dal Cardinale alla FEDECAMARAS in occasione della 77esima Assemblea Annuale della Federazione, cui lo stesso segretario di Stato, che era stato precedentemente nunzio in Venezuela, non ha potuto partecipare.

Nella lettera, il Cardinale Parolin sottolineava di conoscere “l’impegno” degli imprenditori “per lo sviluppo economico e sociale del Paese, e gli sforzi che si stanno realizzando per la promozione di un Venezuela più giusto, democratico, produttivo e impegnato nell’impresa, in cui regni una vera giustizia sociale”.

Il Cardinale Parolin ha detto di ritenere importante che “la società civile sia allo stesso modo protagonista della soluzione alla crisi attuale di questo amato Paese, una soluzione che ci sarà solo se i venezuelani, e specialmente quelli che hanno un qualche tipo di responsabilità politica, saranno disposti a sedersi e negoziare, in modo serio, su questioni concrete che danno risposta alle vere necessità dei venezuelani, e in un periodo limitato di tempo”.

Il Cardinale Parolin ha sottolineato che “questo esige volontà politica”, e disponibilità ad accettare che “il bene comune prevalga sugli interessi particolari” e l’appoggio “responsabile della società civile e della comunità internazionale”. Il Segretario di Stato vaticano nota anche che “se una negoziazione come quella segnalata ha buon esito, sarà necessaria una gran generosità e pazienza, poiché la crisi attuale non si risolverà immediatamente” e “saranno necessari multipli sforzi e sacrifici da parte di tutti”.

La lettera suonava come un profondo atto di accusa contro il governo, che – ovviamente – nega anche che ci sia una crisi. Una delle prime reazione è stata quella di Delcy Rodriguez, una alta funzionaria del regime socialista che ha l’incarico di vicepresidente della Repubblica, e che ha assistito alla lettura della missiva del Cardinale Parolin. Ha commentato, in maniera poco cordiale: “Fate arrivare il mio messaggio al Cardinale Parolin”. Ha poi commentato che i membri della Chiesa “per poter fare politica attiva, dovrebbero prima togliersi la sottana” e aggiunto che “la Chiesa venezuelana deve fare ancora molta strada per dialogare con le autorità venezuelane elette dal popolo venezuelano".

Ancora più duro è stato il presidente Maduro, che ha definito la lettera “un compendio di odio”. “Quando tutti parlano di produrre e superare la crisi economica – ha aggiunto Maduro - arriva un prete venezuelano sconosciuto, non so se è un monsignore o un vescovo, che legge una lettera di Pietro Parolin, che è un compendio di odio, veleno, litigi e cinismo".

                                                FOCUS SEGRETERIA DI STATO

Il Cardinale Pietro Parolin chiama il presidente dell’Iran

Ebrahim Raisi, presidente eletto dell’Iran, ha confermato di aver ricevuto una telefonata dal Cardinale Pietro Parolin il 21 luglio. Il Cardinale ha fatto al presidente gli auguri per Eid al-Adha (la festa del sacrificio) che coincide con il pellegrinaggio annuale alla Mecca.

Nella telefonata, ha fatto sapere la presidenza iraniana, il Cardinale Parolin ha sottolineato che l’occasione della Festa del Sacrificio può essere “una opportunità di interazione tra le religioni abramitiche per portare avanti il dialogo”.

Il Segretario di Stato vaticano ha anche sottolineato che i diritti umani devono essere alla base delle politiche interne ed esterne dell’Iran, e che ritiene che Iran e Vaticano possano insieme schierarsi a favore degli oppressi del mondo, sfidando i poteri oppressivi.

Dal canto suo, il presidente eletto Raisi ha descritto l’Iran come “una democrazia religiosa che promuove l’interazione e il dialogo tra le religioni abramitiche, specialmente con i cristiani”. Raisi ha anche definito “terrorismo e sanzioni come due mezzi dei poteri arroganti di praticare le loro politiche oppressivi.

Il Cardinale Parolin, dal canto suo, ha messo in luce lo scopo importante di creare stabilità nel mondo.

Recentemente, c’è stata tensione tra Iran e Santa Sede per via della negazione, da parte di Teheran, del visto ad una suora italiana che lavorava nel Paese da più di un quarto di secolo.

Attualmente, la nunziatura a Teheran è vacante. A marzo, il precedente nunzio, l’arcivescovo Leo Boccardi, è statto trasferito in Giappone.

L’ambasciatore di Azerbaijan presso la Santa Sede dal Cardinale Parolin

Rahman Mustafavev, ambasciatore di Azerbaijan presso la Santa Sede, è stato lo scorso 22 luglio in udienza dal cardinale Pietro Parolin. Ne ha dato notizia lo stesso ambasciatore in un tweet.

Mustafavev ha descritto come “un grande onore” la possibilità di parlare con il Cardinale Parolin e “aggiornarlo sui più recenti sviluppi post-conflitto nella nostra regione”, e ha affermato che i “gentili messaggi” del Cardinale, insieme al suo desiderio di pace e riconciliazione sono stati molto gentili e apprezzati in Azerbaijan.

Il conflitto cui si riferisce l’ambasciatore è quello in Nagorno Karabakh, Artsakh in armeno. Ora, c’è la spinosa situazione dei prigionieri di guerra. Il tema dei prigionieri di guerra è stato affrontato anche da Aram I, Catholicos di Cilicia, durante il suo incontro faccia a faccia con il Papa lo scorso 1 luglio. Il Catholicos Aram ha sottolineato che “in una conversazione separata con il Papa, sono state toccate le conseguenze della recente guerra in Artsakh e in particolare il tema dei prigionieri armeni tenuti in cattività in Azerbajan.

Una riunione per l’arcivescovo Gallagher, tema Corno d’Africa

Annette Weber ha cominciato il suo mandato come Rappresentante Speciale dell’Unione Europea per il Corno d’Africa lo scorso 1 luglio, e sarà il 24 luglio in Vaticano, per un incontro con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro per i Rapporti con gli Stati.

Il mandato di Weber dura fino al 30 agosto 2022. Specialista del Corno d’Africa, dove ha lavorato per oltre 25 anni, Annette Weber è stata anche coordinatore e capoufficio del Network Ecumenico per la Regione Africana dei Grandi Laghi, e ha lavorato in Sudan e Somalia con Amnesty International

Dal 2020, Weber è un membro del team per “La decisione indipendente UE sul supporto internazionale per la sicurezza in Somalia”.

FOCUS PAPA FRANCESCO

Papa Francesco in Scozia, l’annuncio dei vescovi scozzesi

I vescovi di Scozia hanno annunciato in questa settimana che Papa Francesco visiterà Glasgow il prossimo mese di novembre, in occasione della Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, conosciuta come Cop26.

La Cop26 avrà luogo dall’1 al 12 novembre, e il Papa farà un viaggio breve. Non un viaggio pastorale nella nazione, ma un viaggio per fare personalmente un intervento alla conferenza.

Dalla Cop21 di Parigi, è stato il Segretario di Stato vaticano a partecipare alla conferenza e a pronunciare un intervento a nome della Santa Sede. Il Papa, stavolta, vuole andare di persona.

La Conferenza Episcopale Scozzese ha sottolineato in un comunicato “la ferma volontà di Papa Francesco” di andare a Glasgow, sebbene il Papa resterà in città “molto poco tempo”, la maggior parte del quale sarà dedicato alla Cop26”.

Insomma, spiega la Conferenza Episcopale Scozzese, “ci sono limiti di tempo” per cui non si potrà fare un programma ampio con vari incontri, e nemmeno il Papa potrà incontrare i fedeli.

Oltre alla presenza del Papa – comunque da confermare, considerando che la diverticolite che lo ha costretto ad una operazione potrebbe anche portare a sconsigliare alcuni viaggi – la Santa Sede si approccia al Cop26 con una serie di iniziative. Da ricordare, la conferenza del prossimo 4 ottobre su “Fede e Scienza: verso la Cop26”, durante la quale 40 leader religiosi e una decina di scienziati saranno invitati per discutere ed esporre al mondo le ragioni per proteggere il pianeta. L’incontro è organizzato dalle ambasciate di Italia e Regno Unito presso la Santa Sede.                               

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Cosa ha fatto il Cardinale Parolin a Montecarlo?

La scorsa settimana annunciavamo un viaggio del Cardinale Parolin a Montecarlo, per festeggiare i 40 anni dell’accordo con il piccolo principato che lo elevava alla dignità di arcivescovado. Cosa ha fatto il Cardinale nei suoi tre giorni monegaschi?

Si trattava del primo viaggio di un Segretario di Stato a Montecarlo. Il Cardinale Parolin ha incontrato il principe Alberto di Monaco alla fine della Messa della scorsa domenica, a Palazzo, dove hanno pranzato insieme ad altri 15 ospiti, e hanno effettuato uno scambio di doni nella Cappella Palatina.

Il 19 luglio, il Segretario di Stato vaticano è stato ricevuto da Pierre Dartout, ministro dello Stato di Monaco, e poi ha avuto un pranzo con Laurent Anselmi, ministro monegasco per gli Affari Esteri.

Parlando con Monaco.Info, il Cardinale Parolin ha detto che “questa celebrazione è il riconoscimento delle buone relazioni, positive e costruttive, che sono esistite e che esistono ancora oggi, e continuano ad esistere tra Santa Sede e Principato.

Nell’omelia della Messa, il Cardinale Parolin ha ricordato “le profonde radici della fede cristiana” in terra di Monaco – unica nazione in cui il cattolicesimo è ancora definito “religione di Stato”.

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Nigeria, i vescovi della provincia di Ibadan dicono che la nazione “ha perso la sua anima”

È una nazione che “ha perso la sua anima”, la Nigeria descritta dai vescovi della provincia ecclesiale di Ibadan. I vescovi hanno pubblicato una dichiarazione collettiva il 20 luglio, mettendo in luce i conflitti armati, i rapimenti a scopo di ricatto, i furti, le insurrezioni, il banditismo e le uccisioni extra giudiziali come alcune delle crisi più urgenti. I vescovi hanno chiesto a tutti i nigeriani di continuare a pregare per la loro nazione e a lavorare perché la nazione si riprenda.

La Nigeria, la nostra nazione, sembra aver perso la sua anima perché non è più una entità sana”, hanno reso noto i vescovi al termine di un incontro il 19-20 luglio che si è tenuto nello Stato di Ondo. E non è una nazione sana, hanno aggiunto, perché una nazione sana “offre ai propri cittadini un territorio in cui possano sentirsi a casa, sicuri e godere delle basiche necessità della vita”.

Le sfide della Nigeria, hanno detto i vescovi, sono ancora “all’ordine del giorno”, perché “quando una nazione perde la sua anima, le persone perdono i loro elementi di coesione delle relazioni umane”.

Nonostante la difficile situazione della nazione più popolosa dell’Africa, i vescovi cattolici dicono che le attuali riforme elettorali danno un’altra importante opportunità di ravvivare la speranza e la confidenza dei nigeriani nella democrazia della nazione.

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