Clima, leader religiosi e scienziati in vista del COP26. Probabilmente con Papa Francesco

Dovrebbe partecipare anche Papa Francesco alla conferenza del prossimo 4 ottobre, in vista della 26esima “Conferenza delle Parti” sul clima che si terrà a Glasgow. Il senso dell’iniziativa

L'arcivescovo Gallagher parla alla presentazione di "Faith and Science: Towards CO26", Sala Stampa della Santa Sede, 17 giugno 2021. Con lui, da sx a dx: ambasciatore Pietro Sebastiani, Ambasciatore Sally Axworthy, Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede
Foto: AG / ACI Group
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È “molto probabile” che anche Papa Francesco parteciperà il prossimo 4 ottobre all’incontro “Faith and Science: Towards CO26”. Anzi, dato il suo impegno sui temi climatici, sarebbe “sorprendente se non partecipasse”. Lo sottolinea l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, in una conferenza stampa che presenta l’incontro che, nel giorno di San Francesco, riunirà 40 leader religiosi e 10 scienziati per discutere di clima e del contributo che le religioni possono dare nel preservare la casa comune.

L’incontro è organizzato dalle ambasciate di Italia e di Regno Unito presso la Santa Sede, nella qualità di rappresentanti degli Stati presidenti di turno del G20 e del G7, ed è parte di un percorso di incontri che avrà il suo culmine il 4 ottobre, ma che avrà anche un evento successivo sulla questione climatica in Africa, e che vedrà nel percorso un incontro di giovani che porterà ad una dichiarazione finale da portare sul tavolo del COP26.

Gli incontri “COP” (Conferenza delle Parti) sono incontri delle Nazioni Unite sul tema del clima. Quello che si terrà a Glasgow dall’1 al 12 novembre è la 26esima conferenza delle parti, e si prevede una partecipazione ad alto livello della Santa Sede, che dal COP21 di Parigi, quello in cui si presero gli accordi più importanti, invia direttamente il Segretario di Stato vaticano. Si è molto rumoreggiato di una possibile presenza del Papa all’appuntamento di Glasgow, che l’arcivescovo Gallagher non manca di descrivere come “un momento chiave nella storia dell’umanità”.

Il “ministro degli Esteri” vaticano spiega che l’interesse di Papa Francesco su temi ambientali è “molto ben conosciuto”, ed è diventato “tangibile con la pubblicazione dell’enciclica Laudato Si che ha suscitato “una enorme risposta dai movimenti cattolici in tutto il mondo”.

Ovvio, dunque, che la Santa Sede accettasse un coinvolgimento nelle iniziative delle ambasciate, considerando che “il senso dell’urgenza sul tema del clima sta crescendo”, e si accompagna ad una serie di crisi (sociale, economica, sanitaria) che sono “arrivate insieme in una sorta di tempesta perfetta”.

“Dobbiamo – ha detto l’arcivescovo Gallagher – rispondere a tutte le questioni del mondo, ed è giusto che le persone di fede abbiano un particolare contributo da dare”. In fondo, la questione del clima mostra l’impegno per il multilaterale, rappresenta “una buona opportunità per lavorare insieme” ed è rinvigorita dagli “sviluppi del magistero del Papa sulla fraternità umana”.

Ci vogliono – aggiunge l’arcivescovo – “decisioni coraggiose, per non lasciare un mondo conflittuale sui grandi temi, come è successo con le migrazioni”.

Sally Axworthy, ambasciatore del Regno Unito presso la Santa Sede, dopo aver descritto le varie crisi ambientali e sottolineato che è cruciale “mantenere la crescita di temperatura a 1.5 °”, sottolinea “l’obbligo morale di proteggere il pianeta e quanti sono colpiti dalle crisi climatiche, in particolari le popolazioni indigene, gli Stati in via di sviluppo nelle piccole isole e le nazioni meno sviluppate”.

Ne viene fuori in cui i religiosi porteranno il senso delle sfide, mentre gli scienziati porteranno i numeri.

Pietro Sebastiani, ambasciatore di Italia presso la Santa Sede, sottolinea che i leader religiosi hanno già svolto in passato un ruolo chiave nel creare le condizioni per il

successo della COP21 di Parigi nel 2015 e molti di loro hanno più volte fatto riferimento alla responsabilità condivisa delle persone di fede di prendersi cura dell'intero Creato”.

L’evento del 4 ottobre avrà gli obiettivi – prosegue l’ambasciatore – di “illustrare il dovere comune di affrontare cambiamento climatico ,l’aumento ambizione rispetto all’incontro di Parigi”, il ruolo delle religioni nel mostrare come “stiano aprendo la strada rendendo più rispettose le proprie sedi, le proprie organizzazioni e progetti sui temi ambientali incoraggiando incoraggeranno i fedeli a contribuire personalmente alla salvaguardia dell’ambiente ed in particolare al rallentamento dell'aumento della temperatura globale del Pianeta”.

Sono temi, aggiunge l’ambasciatore, che vengono dall’Agenda 2030, che “per la prima volta responsabilizza tutti individualmente”.

L’incontro del 4 ottobre sarà diviso in due parti. Ci saranno rappresentanti da ogni parte del mondo e da ogni religione, ma non c’è ancora una lista.

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