Diplomazia pontificia, verso un nuovo nunzio in Europa

La settimana è iniziata con una Messa per i 30 anni del gruppo Visegrad. Quattro interventi della Santa Sede nel multilaterale. Il 2 marzo il bilaterale Italia – Santa Sede

La bandiera vaticana
Foto: Andreas Dueren / CNA
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Dovrebbe essere l’arcivescovo Aldo Giordano il prossimo nunzio in Europa. L’agreament dell’Unione Europea sarebbe arrivato la scorsa settimana. L’arcivescovo Giordano prenderà il posto dell’arcivescovo Alain Lebeaupin, andato in pensione dopo 40 anni di servizio diplomatico.

Quella che è appena trascorsa è stata una settimana densa di avvenimenti: è cominciata il 15 febbraio con una insolita celebrazione in San Pietro per il 30esimo anniversario della costituzione del Gruppo Visegrad. Ha visto una visita del Cardinale Pietro Parolin presso Rondine Città della Pace. Ha contato quattro interventi della Santa Sede nel multilaterale. Ha avuto le rivelazioni del retroscena di un incontro con emissari della Nord Corea da parte di un ex ambasciatore.

                                                FOCUS EUROPA

L’arcivescovo Giordano probabile nunzio in Europa

Dovrebbe essere l’arcivescovo Aldo Giordano il prossimo nunzio in Europa. Giordano, dal 2013 nunzio in Venezuela, prenderà il posto dell’arcivescovo Alain Lebeaupin, andato in pensione al termine dello scorso anno dopo 40 anni di carriera diplomatica. Per Giordano è un ritorno agli affari europei, essendo stato già in carriera Osservatore della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa.

Giordano, un passato come vice parroco, professore di filosofia, è stato eletto segretario del Consiglio delle Conferenze Episcopali di Europa nel 1995, posizione che ha occupato per 13 anni. Il 7 luglio 2008 è stato nominato Osservatore Permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa a Strasburgo. Il 26 ottobre 2013 è stato nominato nunzio apostolico in Venezuela e Arcivescovo titolare di Tamada , ed è stato ordinato vescovo il 14 dicembre dal Segretario di Stato Pietro Parolin.

Giordano fa parte di quel piccolo numero di nunzi non sono stati formalmente addestrati dalla Pontificia Accademia Ecclesiastica, la scuola degli ambasciatori del Papa.

Trenta anni del Gruppo Visegrad

Organizzata dall’ambasciatore di Polonia presso la Santa Sede Janusz Kotanski, con la partecipazione degli ambasciatori Habsburg, Lisanski e Kolaja rispettivamente di Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, lo scorso 15 febbraio si è tenuta nella Basilica di San Pietro una Messa per celebrare i 30 anni della costituzione del Gruppo di Visegrad, nato con lo scopo di difendere l’integrazione dei singoli Stati nell’Unione Europea e di sviluppare avanzamento culturale, militare tecnologico.

La Messa è stata celebrata dall’arcivescovo Jan Pawlowski, segretario della Terza Sezione della Segreteria di Stato per le Rappresentanze Pontificie. L’arcivescovo ha ricordato come l’identità cristiana dell’Europa sia stata costruita nei secoli, e ha chiesto la ricostruzione dell’unità dei cristiani del Vecchio Continenti. Ricordando l’appello di San Giovanni Paolo II a Gniezno il 3 giugno 1979, l’arcivescovo Pawlowski ha ricordato che questa chiamata è particolarmente rilevante nel contesto delle sfide di oggi.

L’arcivescovo Pawlowski si è chiesto dunque se davvero l’Europa stia respirando con i suoi due polmoni, come sperava e sottolineava San Giovanni Paolo II. “A volte – ha detto l’arcivescovo - sembra che vicinanza geografica, cooperazione, frontiere aperte e una moneta comune non vadano di pari passo con questo destino, con questa dimensione spirituale che non può essere separata da altre dimensioni”.

L’arcivescovo Pawlowski ha sottolineato che le comunità non possono crearsi solo su base geografica, ma solo a partire dagli esseri umani, e per questo c’è bisogno di una dimensione spirituale, perché solo così l’Europa potrà avere un futuro.

Il delegato per le Rappresentanze pontificie ha poi sottolineato che “è bene ricordare gli anniversari, ma non ci rivolgiamo alla storia per tornare indietro, perché come esseri umani, come ‘fratelli tutti’, siamo sempre orientati al futuro. Forse i vaccini e altri farmaci ci aiuteranno a superare lo sfortunato virus. Tuttavia, per guarire l'umanità, ci vuole una medicina che vada molto più in profondità. Una medicina che dona perdono spirituale, guarisce l'anima, una medicina di cui tutti abbiamo bisogno”.

L’arcivescovo Pawlowski ha dunque incoraggiato gli europei, e in particolare i diplomatici riuniti nella Basilica Vaticana, a intraprendere la missione di portare la fede di Cristo nelle loro comunità.

Bilaterale Italia – Santa Sede

Il primo incontro bilaterale tra il neo primo ministro Mario Draghi e il Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Pietro Parolin, si terrà il 2 marzo, in occasione dell’annuale celebrazione per l’Anniversario dei Patti Lateranensi e dell’Accordo di Revisione del Concordato. Tradizionalmente tenuto a Palazzo Borromeo, sede dell’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, tra l’11 e il 18 febbraio, quest’anno è stato spostato in avanti anche per permettere al nuovo governo di insediarsi. La riunione era infatti inizialmente prevista per il 12 febbraio.

Per via dell’emergenza coronavirus, non ci sarà il tradizionale ricevimento successivo al bilaterale. Italia e Santa Sede hanno diversi temi di comune interesse, e molto probabilmente in agenda finirà anche la questione delle scuole paritarie, nonché i piani del governo per le famiglie per contrastare l’emergenza coronavirus. Italia e Santa Sede hanno anche regolari incontri bilaterali di politica estere tra i ministri degli Esteri delle due parti. L’ultimo ha avuto luogo lo scorso 9 settembre.

                                                FOCUS MULTILATERALE

La Santa Sede all’OSCE, rafforzare il ruolo delle donne

Il 15 febbraio, si è tenuta a Vienna una delle sessioni preparatoria del 29esimo forum economico e ambientale dell’OSCE, in questo caso dedicato alla promozione di “Sicurezza globale, stabilità e sviluppo sostenibile nell’area OSCE attraverso il potenziamento economico delle donne”. La sessione si è tenuta via zoom.

Nel suo intervento, monsignor Janusz Urbanczyk, rappresentante permanente della Santa Sede all’OSCE, ha ricordato che “il desiderio di proteggere e promuovere la reale eguaglianza di ogni persona umana e il riconoscimento della complementarietà di donne e uomini restano priorità importanti della Santa Sede”, e che anche il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa sottolinea le forme di discriminazione contro le donne, e cita anche la lettera alle Donne di San Giovanni Paolo II.

La Santa Sede nota che pace e sicurezza saranno accresciute anche grazie al potenziamento delle donne, e messo in luce che “l’attuale pandemia ha confermato che la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro è ancora fragile. Le donne sono spesso le prime a perdere i loro lavori, specialmente quando lavorano in occupazioni con basso salario o nel settore informale dove sono la maggioranza e dove la protezione finanziare e i benefit mancano”. Non solo: i pesi sulle donne sono stati accresciuti anche dalla necessità, dettata dalla pandemia, della scuola a casa.

Per la Santa Sede, “costruire un futuro migliore richiede la collaborazione complementare di uomini e donne. Il potenziamento delle donne, in ogni area di vita e lavoro, non solo rafforzerà le donne, ma rafforzerà e potenzierà la sicurezza, la stabilità e lo sviluppo sostenibile”.

Il 16 febbraio, la Santa Sede è intervenuta nella sessione conclusiva. “Tutti gli Stati partecipanti – ha detto monsignore Urbanczyk – hanno l’obbligo di garantire accesso trasparente ed equo al mercato del lavoro per tutti i loro cittadini, senza considerare il loro sesso, e questo accesso dovrebbe essere orientato verso la necessaria qualificazione”.

Ma la Santa Sede ha aggiunto che si deve anche dare “la dovuta attenzione alla famiglia, cellula fondamentale della società e pietra di costruzione della vita economica di domani”, perché “lavoro e famiglia sono intrinsecamente correlati alla dignità e allo sviluppo della persona umana, nonché al miglioramento della società”.

La Santa Sede ha ricordato ancora una volta “l’enorme ruolo del lavoro non pagato dalle donne”, che “non viene ufficialmente riconosciuto dall’economia formale, ma contribuisce non solo allo sviluppo economico di ciascuna nazione, ma sostiene anche i pilastri fondamentali che governano una società e una nazione”. E questo vale soprattutto “per il nobile e non pagato lavoro di educare i bambini e prendersi cura degli anziani, considerando anche quanto lo Stato dovrebbe altrimenti spendere per questi servizi sociali”.

La Santa Sede all’ONU di New York, l’impatto delle tecnologie di gitali

Il 16 febbraio, si è tenuto presso le Nazioni Unite di New York un dibattito generale della 59esima sessione della Commissione per lo Sviluppo Sociale, che si è concentrato su come le tecnologie digitali possano avere un impatto sullo sviluppo sociale e il benessere di tutti.

Il tema – ha spiegato l’arcivescovo Gabriele Giordano Caccia, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York – è diventato particolarmente importante durante la pandemia, che ha mostrato quanto sia “interconnesso il nostro mondo oggi”, e quanto le famiglie siano state particolarmente colpite dalla nuova situazione.

Gli effetti della pandemia, ha detto il rappresentante della Santa Sede, si sono però sentiti anche nell’educazione, perché “i politici hanno lavorato duro per trovare soluzioni efficaci ed inclusive alle chiusure su larga scala delle scuole come risposta alla pandemia, mentre insegnanti, genitori, bambini, giovani, si sono dovuti adattare a nuove modalità di insegnamento, che hanno comunque dimostrato che “non c’è alcun sostituto per l’apprendimento di persona e la salutare interazione umana”.

Certo, l’importanza delle conoscenze informatiche è diventata cruciale, e dunque – ha sottolineato l’arcivescovo Caccia – “una educazione inclusiva di qualità è uno strumento essenziale per fare ponte tra le ineguaglianze, particolarmente per i bambini e i giovani poveri e svantaggiati. I nostri sforzi devono affrontare questo gap e assicurare una educazione inclusiva e di qualità”.

L’arcivescovo Caccia ha fatto presente che anche i rapporti del segretario generale hanno messo in luce come la crisi ha esacerbato le ineguaglianze esistenti, e che oggi almeno metà della popolazione del mondo – per varie ragioni – non usa internet, anche perché “in aree con poca densità abitativa, il costo di costruire infrastrutture internet è spesso proibitivo, considerato i relativamente pochi utenti”, e tra l’altro anche quando c’è accesso, manca spesso l’elettricità.

Sono temi che vanno risolti, come pure si deve considerare che le tecnologie digitali “hanno un impatto sul mercato del lavoro, contribuiscono alla creazione di posti di lavoro e facilitano il lavoro di quanti necessitino di rimanere a casa o sono impossibilitati a lavorare fuori casa. Sono tutti effetti da tenere in considerazione.

Nel suo lungo intervento, l’arcivescovo Caccia affronta anche il tema di migranti e rifugiati, tra quelli più colpiti dalla crisi della pandemia, che potrebbero essere beneficiati dall’impatto delle tecnologie digitale sia per rimanere in contatto con la famiglia, sia per trovare posti di lavoro, e anche per trasferire denaro attraverso i nuovi servizi finanziari digitali, in modo da poter aiutare le famiglie di origine.

Tuttavia, l’arcivescovo Caccia ha anche messo in luce “il lato oscuro del nostro nuovo mondo digitale”, che sono le nuove forme di attività criminale.

La Santa Sede all’ONU di New York, come eliminare il razzismo

Le Nazioni Unite hanno anche un Consiglio Economico e Sociale (ECOSOC). Questo si è riunito il 18 febbraio, per parlare di “Reimmaginare l’eguaglianza: eliminare il razzismo, la xenofobia e la discriminazione per tutti nel decennio di azione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”. L’incontro si è tenuto in forma virutale.

Nel suo intervento, l’arcivescovo Caccia ha condannato “la malattia del razzismo” in quanto “crisi nelle relazioni umane”. L’arcivescovo Caccia ha richiamato l’attenzione sul ruolo che il razzismo può giocare nella situazione di rifugiati e migranti di come la xenofobia ha portato a non tenere in considerazione il diritto alla libertà religiosa.

La Santa Sede ha chiesto alla comunità internazionale di unirsi per combattere razzismo, xenofobia e discriminazione.

                                                FOCUS SANTA SEDE

Il Cardinale Parolin visita Rondine Città della Pace

Lo scorso 15 febbraio, ad Arezzo per la festa della Madonna del Conforto, il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, è stato in visita alla Cittadella della Pace Rondine. La Città della Pace è uno studentato internazionale dove convivono giovani che provengono tra Paesi in conflitto tra loro. E l’Associazione Rondine – Cittadella della Pace è proprio impegnata nello sviluppare una cultura di pace. Tra gli ospiti dello studentato, anche undici giovani selezionati per il progetto “Mediterraneo: frontiera di pace, educazione e riconciliazione”, opera lanciata dalla CEI, e messa in pratica da Caritas in collaborazione con Rondine.

Al termine della visita, il Cardinale ha dichiarato: “Dirò al Papa che qui si sta costruendo la pace, poco a poco, mattone dopo mattone”.

COVID 19, un webinar per il Corpo Diplomatico

L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, ha guidato il 18 febbraio un webinar per il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede su “La cura delle persone, dei popoli e del pianeta in tempi di pandemia”. Il webinar è stato promosso dalla Commissione Vaticana COVID 19, stabilita il 20 marzo 2020 nell’ambito del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che coinvolge vari enti vaticani tra cui la Segreteria di Stato per la parte diplomatica.

Nel suo intervento, l’arcivescovo Gallagher ha sostenuto che “dobbiamo combattere la stanchezza che c’è ovunque nel mondo”, senza lasciarci schiacciare dallo “spirito di rassegnazione”, e che di fronte alle tante sfide di oggi “dobbiamo essere realistici per portare avanti la nostra agenda: la cura è l’ermeneutica del momento”.

Il webinar è stato aperto dal Cardinale Peter Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Questi ha spiegato quali sono i compiti dei cinque gruppi in cui è divisa la commissione, ha sottolineato che è urgente “uno sforzo globale per uscire” dalla pandemia, ha insistito sulle responsabilità che ciascuno di noi ha nei confronti del prossimo.

L’incontro è stato moderato da padre Augusto Zampini, segretario aggiunto del Dicastero, e vi hanno partecipato anche padre Carlo Casalone, teologo membro della Pontificia Accademia per la Vita, e suor Carol Keehan, già CEO della Catholic Health Association negli Stati Uniti e attuale coordinatrice della Task Force di Salute Pubblica della Commissione Vaticana Covid-19. 

Padre Casalone ha insistito sulla questione che tutti devono poter avere accesso al vaccino, come già indicato anche nella Nota della Commissione Vaticana Covid-19 in collaborazione con la Pontificia Accademia per la Vita “Vaccino per tutti. 20 punti per un mondo più giusto e sano”, ma anche messo in luce le complicazioni etiche dei vaccini, e – rifacendosi alla nota della Congregazione della Dottrina della Fede sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-COVID 19 – ha detto che “quando non sono disponibili vaccini contro il Covid- 19 eticamente ineccepibili”, “è moralmente accettabile utilizzare i vaccini anti-Covid-19 che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione”.

Suor Keehan ha invece sottolineato che “la crisi del Covid-19 ha colpito in modo sproporzionato i poveri, e l'attuale modello di distribuzione del vaccino minaccia di amplificare queste disuguaglianze”.

                                                FOCUS ASIA

Un incontro con funzionari nordcoreani a Roma svelato

Lo scorso 15 febbraio, Lee Baek Man, che è stato ambasciatore della Corea presso la Santa Sede dal 2018 a quest’anno, ha rivelato che nel 2019 ha incontrato diplomatici della Corea del Nord a Roma, in un periodo in cui Papa Francesco aveva mostrato un certo interesse nel visitare la Corea del Nord.

L’ambasciatore ha rivelato il retroscena in Firenze’s Table, una pubblicazione Sud Coreana. L’incontro con l’ambasciatore nord coreano in Italia sarebbe avvenuto il 10 febbraio 2019, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, alla vigilia del secondo summit Stati Uniti – Corea del Nord che si teneva in Vietnam. L’incontro era anche una conseguenza della visita del presidente Moon Jae-in a Papa Francesco in Vaticano nel 2018, quando il presidente portò un invito informale a visitare la Corea del Nord e il Papa aveva dimostrato interesse a visiatre la Corea del Nord.

Dopo quell’incontro, nel dicembre 2018, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, aveva visitato la Corea del Nord per un progetto di cooperazione umanitaria, e lì aveva incontrato Kim Yong Nam, pesidente del Presidio della Suprema Assemblea del Popolo. L’ambasciatore Lee ha descritto l’incontro come molto inusuale, e come un segno dell’interesse nordcoreano per il Vaticano.

L’ambasciatore Lee ha anche parlato nel suo articolo dei contatti che il presidente Moon e il neo presidente USA Joe Biden hanno avuto, e in particolare del fatto che abbiamo parlato dei loro comuni valori cattolici nella prima chiamata. In quella conversazione telefonica, si è parlato anche del Papa, perché “considerando che il summit G20 si terrà a Roma ad ottobre quest’anno, ci potrebbe essere una importante discussione riguardo il processo di pace nella penisola nordcoreana.

L’ambasciatore Lee ha detto anche che, in occasione della sua visita di congedo al Papa nel novembre 2020, questi ha continuato a mostrare interesse per un eventuale viaggio in Corea del Nord.

Iraq, gli incontri prima del viaggio del Papa

È circolata persino la voce che il viaggio di Papa Francesco in Iraq potesse essere posticipato, a seguito delle nuove restrizioni da coronavirus, piuttosto stringenti, che coprono anche tutta la visita papale, prevista dal 5 all’8 marzo. Il ministero degli Esteri iracheno ha smentito ogni rinvio. E proseguono gli incontri di preparazione del viaggio.

L’arcivescovo Mitja Leskovar, nunzio in Iraq, si è incontrato lo scorso 14 febbraio con Mustafa al Kazemi, primo ministro di Iraq, per parlare dei preparativi della visita di Papa Francesco.

Il capo dell’esecutivo iracheno ha affermato che questa visita “contribuirà a consolidare la stabilità e a diffondere lo spirito di fratellanza in Iraq e in tutta la regione del Medio Oriente, dove i cristiani sono stati brutalmente perseguitati dal gruppo terrorista dello Stato Islamico”.

Durante la riunione, al Kazemi ha sottolineato “gli sforzi del Papa per evitare il conflitto” e rimarcato che sia il governo dell’Iraq che il popolo in tutti i suoi gruppi etnici e religiosi “guardano con rispetto e danno il benvenuto a questa onorevole visita”. Era un modo di fare riferimento alle polemiche sorte da parte di alcuni gruppi islamici radicali nei Paesi arabi, che hanno contestato la visita del Papa.

Il 16 febbraio, invece, l’arcivescovo Leskovar ha incontrato a Baghdad Karim Khan, Consigliere speciale delle Nazioni Unite e capo della Commissione di Inchiesta dell’ONU sui crimini dell’ISIS.

Scelto dal segretario generale ONU Antonio Guterres a capo della commissione, Karim Khan comincerà a giugno un mandato di nove anni come giudice della Corte Penale Internazionale, lasciando così la posizione di Consigliere Speciale.

Il 18 febbraio, il primo ministro iracheno ha invece ricevuto i membri del Consiglio dei Capi delle Comunità Cristiane del Paese. Il premier ha affermato che “l’Iraq non è Iraq senza cristiani”, e che gli iracheni “sono forti” della loro “pluralità culturale e religiosa, e rimarremo come simbolo di coesistenza, tolleranza e vera cittadinanza, nonostante tutte le insidie dei gruppi oscuri che hanno fallito nei loro progetti di distruzione del nostro stupendo Paese.

Il premier al Khadimi, ex capo dei servizi segreti iracheni e amico del principe saudita Mohammed Bin Salman, è ritornato in patria solo dopo la Seconda Guerra del Golfo dopo essere espatriato in Gran Bretagna.

Il primo ministro ha detto alle comunità locali che le istituzioni politiche sono chiamate a contrastare la corruzione e a favorire una convivenza solidale tra le diverse componenti sociali e religiose.

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