Ecumenismo, viene da Maurizio il nuovo rappresentante di Canterbury a Roma

L'arcivescovo Ernest, di Maurizio, nuovo direttore dell'Anglican Center
Foto: Anglican News
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C’era anche l’arcivescovo anglicano Ian Earnest alla Messa che Papa Francesco ha celebrato a Maurizio, durante il suo viaggio in Africa. E l’incontro con Papa Francesco potrebbe essere stato il primo tra molti. Perché il vescovo proveniente da Maurizio è stato chiamato a prendere la direzione dell’Anglican Centre, a Roma.

La nomina come direttore è arrivata lo scorso maggio, e va a chiudere un periodo di transizione per la liason tra Santa Sede e Comunione Anglicana che è attiva da più di cinquanta anni.

Dal giugno 2017, rappresentante di Canterbury presso la Santa Sede era stato nominato Bernard Ntahoturi, che succedeva a David Moxon, che nei suoi quattro anni di mandato aveva vissuto un rinnovato dialogo ecumenico. Ma l’arcivescovo Ntahoturi si è dimesso a ridosso di Natale, a seguito di accuse di molestia sessuale. A gennaio, era stato nominato direttore ad interim del centro il Reverendo John Shepherd.

L’arcivescovo Ernest, vescovo di Mauritius e precedentemente primate della Chiesa Anglicana nell’Oceano Indiano, ha lavorato molto con la sua controparte cattolica a Mauritius, il Cardinale Maurice Piat, vescovo di Port Louis. I due hanno redatto insieme dichiarazione congiunte su temi ambientali e sociali e inviato messaggi di auguri natalizi congiunti attraverso la televisione di Maurizio, senza contare il fatto che il Cardinale e l’arcivescovo anglicano sono anche entrambi presidenti del college ecumenico Rodrigues College, che si formò nel 1973 con l’unione della Chiesa Romano Cattolica di Saint Louis e la Chiesa Anglicana di San Barnaba.

I rapporti tra Chiesa Cattolica e Comunione Anglicana sono stati particolarmente intensi negli ultimi anni, e Papa Francesco aveva persino pensato di compiere un viaggio ecumenico in Sud Sudan con l’arcivescovo Justin Welby, il capo della Comunione Anglicana.

In questi anni, l’arcivescovo Welby si è incontrato con Papa Francesco tre volte, il 13 giugno 2013, il 16 giugno 2014 e poi in occasione dei Vespri di San Gregorio al Celio, in un evento tutto modellato sulle relazioni ecumeniche, perché festeggiava anche i cinquanta anni dell’Anglican Centre di Roma.

Un gesto di particolare comunione è stato il “prestito “della tunica insanguinata appartenuta a San Thomas Becketinviata da Santa Maria Maggiore a Canterbury per le celebrazioni dell’850esimo anniversario del martirio.

I rapporti tra Chiesa Cattolica e Comunione Anglicana sono anche regolati dalla Costituzione apostolica Anglicanorum Coetibus, promulgata il 4 novembre 2009, per accogliere gruppi di anglicani desiderosi di entrare in comunione con Roma. La formula individuata fu quella di istituire degli “ordinariati personali”, vale a dire strutture canoniche che permettono a gruppi di persone di entrare in piena comunione. In questo modo, si cercava da un lato di salvaguardare le tradizioni liturgiche, spirituali e pastorali e dall’altro che i nuovi pastori fossero pienamente integrati nella Chiesa cattolica.

Il primo ordinariato fu quello di Nostra Signora di Walsingham, posto sotto il patronato del Beato Henry Newman, che sarà proclamato santo il prossimo 13 ottobre. L’Ordinariato fu stabilito il 15 gennaio 2011.

L’Anglicanorum Coetibus dava anche la possibilità data dalla Costituzione di ordinare come sacerdoti cattolici vescovi anglicani già sposati, sebbene per ragioni dottrinali non sia possibile, nella Chiesa cattolica, l’ordinazione episcopale di uomini sposati. E infatti, quando l’Ordinariato di Walsingham fu stabilito, il 15 gennaio 2011, l’arcivescovo di Westminster Vincent Nichols – solo in seguito creato cardinale da Papa Francesco – ordinò sacerdoti cattolici tre ex vescovi anglicani: Andrew Burnham, Keith Newton e John Broadhurst. Keith Newton fu nominato dal Papa primo ordinario dell’Ordinariato personale.

Nel momento in cui diventano cattolici, gli ex vescovi cattolici perdono il titolo di vescovo, ma possono guidare l’ordinariato con il titolo di monsignore, pur con il diritto di portare i simboli pastorali della dignità di vescovo.

Due anni fa, fu mandato a guidare l’ordinariato degli Stati Uniti un vescovo cattolico, monsignor Steven Lopes, chiamato a dare nuovo impulso alla forma degli ordinariati.

Da quando è stato promulgato l’Anglicanorum Coetibus, sono stati istituiti tre ordinariati anglo cattolici, nei quali sono entrati oltre 3 mila ex anglicani, distribuiti in 90 comunità in Stati Uniti, Canada e Australia. Più in particolare, l’ordinariato di Gran Bretagna conta 40 comunità, con 86 sacerdoti, 1500 laici e due comunità religiose; l’ordinariato in Nord America ci sono 35 gruppi, 1600 laici e 40 sacerdoti; l’ordinariato australiano, l’ultimo in ordine di tempo, ha 12 comunità e 12 chierici, e il progetto di incorporare parrocchie dello Stretto di Torres.

Gli ordinariati non sono comunque destinati solo ad ex anglicani. L’arcivescovo Steven Lopes, che da officiale della Congregazione della Dottrina della Fede lavorò alla stesura dell’Anglicanorum Coetibus, a sottolineare che “gli ordinariati per gli ex anglicani devono essere un ponte per l’unità dei cristiani e una forza di vero ecumenismo”, e che i membri devono “costruire e ricostruire le loro relazioni con i confratelli che hanno soggiornato nella Chiesa anglicana”.

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