Cattolici e Anglicani, la tunica di San Thomas Becket per riavvicinarsi

Il reliquiario che contiene la tunica insanguinata di San Thomas Becket, custodito nella Basilica di Santa Maria Maggiore
Foto: Tv2000
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Fu ucciso a fil di spada nella cattedrale di Canterbury, e la sua tunica insanguinata è stata per secoli custodita nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Da novembre, però, la tunica di San Thomas Becket è stata prestata alla Chiesa Anglicana, e ha fatto ritorno a Canterbury, dove vi resterà per le celebrazioni dell’850esimo anniversario del martirio, che copriranno tutto il 2020. È un altro passo di avvicinamento e dialogo tra Chiesa Cattolica e comunione anglicana.

Ma è anche un ulteriore segno di una vera e propria “diplomazia ecumenica delle reliquie” portata avanti da Papa Francesco. La traslazione delle reliquie di San Nicola a Mosca e San Pietroburgo, quelle di San Filippo a Smirne, e ora il prestito della tunica di San Thomas Becket sono tutte parte di un percorso ecumenico che viene portato avanti in dialogo con tutte le Chiese cristiane.

Di certo, il dialogo con la Chiesa anglicana è stato portato avanti con vigore negli ultimi anni. Nel 2016 è anche avvenuto che per la prima volta la Royal Chapel di Londra fosse aperta ad una celebrazione cattolica. Un dato non di poco conto, se si pensa che si tratta dalla cappella che il Re Enrico VIII aveva confiscato dal Cardinale Thomas Wolsey, il quale aveva rifiutato di annullare il matrimonio del re con Caterina d’Aragona. È stato poi l’arcivescovo Moxon, che fino al 2017 ha fatto da liason anglicana a Roma a poter celebrare per la prima volta i Vespri anglicani il 14 marzo 2017. Un evento che faceva seguito alla visita di Papa Francesco nella parrocchia anglicana di Ognissanti a Roma, la prima visita di un Papa ad una parrocchia della comunione anglicana.

Ottimi anche i rapporti tra Papa Francesco e l’arcivescovo Justin Welby, primate anglicano, con il quale voleva anche fare un viaggio in Sud Sudan, naufragato poi per propblemi di sicurezza. In questi ultimi anni, l’arcivescovo Welby si è incontrato con Papa Francesco tre volte, il 13 giugno 2013, il 16 giugno 2014 e poi in occasione dei Vespri di San Gregorio al Celio il 3 ottobre, in un evento tutto modellato sulle relazioni ecumeniche, perché festeggiava anche i cinquanta anni dell’Anglican Center di Roma.

La traslazione della tunica di Becket rappresenta, così, un ulteriore momento di questo percorso di avvicinamento.

Thomas Becket fu ucciso da quattro sicari nella cattedrale di Canterbury, il 29 dicembre 1170. “Chi mi libererà da questo prete turbolento”, aveva esclamato Enrico II, dopo che il vescovo aveva, nel 1164, scomunicato tutti, a partire dal re, per aver approvato le Costituzioni di Clarendon, editto con il quale il trono di Inghilterra pretendeva di soggiogare il potere spirituale.

Becket fu canonizzato da Alessandro III, e così la cattedrale di Canterbury divenne un santuario, meta del pellegrinaggio di migliaia di pellegrini provenienti da tutta Europa, finché il santuario non fu distrutto nel 1538 da Enrico VIII, che nel 1534 aveva compiuto lo scisma con la Chiesa Cattolica fondando la Chiesa Anglicana.

Con lo scisma, Enrico VIII aveva decretato anche la dissoluzione dei monasteri, e così anche la stessa Canterbury rimase senza quasi alcuna reliquia di Becket, né alcun suo possedimento. Le reliquie sono finite ad Esztergom, in Ungheria, e riportate in Inghilterra a maggio del 2016 per una breve esposizione.

Era da tempo che Santa Sede e Comunione Anglicana avevano trattato per comprendere come commemorare l’anniversario di Becket, e tra le proposte c’era appunto il prestito della tunica. Il dialogo ha visto impegnati il Ministero degli Esteri Britannico attraverso l’ambasciata presso la Santa Sede, e padre Robert McCulloch, procuratore generale della Società Missionaria di San Colombano, che ha sostenuto l’idea del prestito della tunica.

Padre McCulloch ha notato che “gli archivi della Basilica di Santa Maria Maggiore mostrano che la tunica è stata lì dal 1485. Si teorizza che Enrico VII abbia donato al Vaticano la tunica di un grande santo e martire inglese al Papa di allora perché voleva compiacerlo allo scopo di convincerlo a canonizzare Enrico VI”.

Il motivo è che “se Enrico VI fosse diventato un santo, questo avrebbe messo la casa Tudor, con i suoi legami ad Enrico VI di Lancaster, in buona luce”.

Enrico VII fu il primo sovrano della dinastia Tudor. “È ironico – ha concluso padre McCulloch – che suo figlio Enrico VIII successivamente ruppe con Roma e distrusse il santuario di Becket.

La devozione per San Thomas Becket ispirò i racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, e fu l’oggetto del dramma in versi “Assassinio nella Cattedrale” di T.S. Eliot nel XX secolo.

L’assassinio di Becket fu un grande shock per l’Europa cattolica, anche perché l’arcivescovo era stato a lungo amico di Enrico II, finché non arrivarono allo scontro quando Enrico II sostenne la supremazia della corona sulla chiesa.

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