Gregoire Ahongbonom, una storia che vale la pena raccontare

Gregoire Ahongbonon
Foto: Marc Lavaud/ La Croix
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Vivere con gli ultimi della terra, vivere con loro, vivere attraverso loro e il loro dolore. Forse si potrebbe riassumere con queste parole la straordinaria esistenza di Gregoire Ahongbonom. 

 

Una storia che valeva la pena di raccontare e lo ha fatto con grande partecipazione e precisione Rodolfo Casadei, che, d'altra parte, è un giornalista autentico, di quelli che vivono concretamente le esperienze  di cui scrivono, guardando direttamente la realtà, senza filtri. Così è nato anche questo suo ultimo libro, dal titolo: "Gregoire. Quando la fede spezza le catene", pubblicato dalla casa editrice EMI. 

 

Chi sono questi "ultimi", per cui vale la pena di giocarsi la vita?

Bisogna cominciare dal principio. Gregoire nasce nel 1953 in un piccolo villaggio del Benin, ma gli appare chiaro molto presto che non fa per lui la vita stentata da contadino che hanno condotto i suoi genitori. Nel 1971 se ne va in Costa d' Avorio, a Bouake', dove comincia a lavorare come gommista. E' cattolico, ma vive senza mai pensare alla fede. Dopo un periodo di allegra dissolutezza e poi di prosperità economica, con il matrimonio e la nascita dei primi figli, la fortuna non gira più come prima. Le cose vanno a rotoli: il lavoro si inceppa, ci sono i debiti, persino la prigione. Comincia il buio, la disperazione, il pensiero di farla finita.

 

Ma Dio lo viene a cercare, come racconta, e dunque torna in se', ricomincia a voler vivere, ma sul serio, questa volta. Quello che però davvero lo trasforma e sconvolge ogni suo piano per il futuro è lo sguardo che getta su un uomo, un giorno del 1991, proprio a Bouake'. Quell'uomo gli appare come un richiamo. Pensa:" E' Lui, il Cristo". E dunque lo segue, gli parla. E' nudo, affamato, ridotto a frugare tra le immondizie: e' un malato di mente, emarginato da tutto e da tutti, trattato come una bestia immonda. In molto Paesi africani essere malati di mente, oppure di epilessia, significa essere toccati dal Male, dagli spirito maligni,  dai demoni, che bisogna domare e cacciare via ad ogni costo.

 

Così uomini, donne, bambini, vengono legati agli alberi, ai pali, letteralmente incatenati, lasciati a morire di fame e sete. Oppure abbandonati nei famigerati "campi di guarigione", dove sedicenti santoni li vogliono far tornare "normali" a suon di bastonate, frustate, e altre torture.

Gregoire decide cosa dovrà fare, d'ora in poi: li andrà a cercare, spezzera' le catene, con le cesoie, con le seghe, persino con il machete. In fondo, anche per lui si è trattato di spezzare delle catene. Invisibili, certo, ma comunque pesanti. Catene che non facevano vivere il suo cuore, inchiodato a terra. Ora va incontro a queste creature deformate dal dolore e dalla vergogna, li vede in croce, li libera.  Li porta in rifugi di fortuna, negli ospedali, ovunque riesca a trovare un posto per loro. Come accade ai santi, lui ha una fiducia illimitata nella Provvidenza e quindi succede anche a lui di trovare i fondi necessari, l'accoglienza,  'l'aiuto che non sembrava umanamente possibile.  

 

Nasce l'associazione San Camillo, si molplicano le opere di carità legate alla sua missione, arrivano persone da tutto il mondo, per capire e studiare "il metodo Gregoire". Ma non esiste un metodo vero e proprio, anche se certo ci sono pratiche concrete: aiuto medico, vita in comunità,  possibilità di lavorare. Soprattutto esiste l'amore. Esiste il miracolo.  " E' Dio che ha agito nella mia vita, io sono un semplice riparatore di gomme", spiega. Con l'aiuto e il supporto della moglie Leontine,  sempre accanto a lui,  e dei suoi figli. A maggio sara' in giro per l'Italia per presentare il libro di Casadei e per raccontare la sua storia a chi vorrà sentirla.

 

Rodolfo Casadei, "Gregoire.  Quando la fede spezza le catene", EMI, pp.160, euro 16. 

Ti potrebbe interessare