I testi utili per capire meglio la riflessione di Benedetto XVI sul dialogo con l'ebraismo

I rotoli della Bibbia in ebraico
Foto: www.chiesacattolica.it
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Dopo aver riletto insieme il recente testo di Benedetto XVI sull’ebraismo, la corrispondenza con il Gran Rabbino di Vienna e la risposta ad alcune grossolane critiche che gli erano state fatte, forse è utile ricordare quali sono i testi di riferimento.

Tutto inizia ovviamente con il documento conciliare Nostra aetate che non si riferisce solo al rapporto tra cristianesimo ed ebraismo, ma al rapporto con tutte le religioni non cristiane.

All’ebraismo è dedicato un capitolo intero, il quarto. Ci sono affermazioni fondamentali che metto fine ai molti equivoci del passato e condannano ogni forma di antisemitismo da parte dei cristiani.

Dopo Auschwitz, scrive Benedetto XVI all’inizio della sua riflessione, è chiaro che la Chiesa deve riflettere di nuovo sull’essenza del Giudaismo, e così la risposta è la Nostra aetate. Ma è solo il primo passo. Il testo è del 28 ottobre del 1965.

Come riferimento Benedetto XVI indica nel suo testo in secondo luogo quello della Commissione biblica pontificia del 24 maggio del 2001: “ Il Popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana”.  Molto tempo e molti passi di dialogo dopo, a cominciare dalla visita di Giovanni Paolo II alla Sinagoga di Roma e alle molte preghiere per la pace che vedevano l’impegno comune delle diverse religioni.

Il testo ha una prefazione dell’allora Prefetto per la Congregazione della Dottrina della fede Cardinale Ratzinger. Un passaggio risulta interessante per meglio capire il recente testo di Benedetto XVI:  “La Commissione Biblica tuttavia non poteva nel suo lavoro prescindere dal contesto del nostro presente, nel quale il dramma della Shoah ha collocato tutta la questione in un'altra luce. Due problemi principali si ponevano: possono i cristiani dopo tutto quello che è successo avanzare ancora tranquillamente la pretesa di essere gli eredi legittimi della Bibbia di Israele? Possono continuare con una interpretazione cristiana di questa Bibbia, o non dovrebbero piuttosto rispettosamente ed umilmente rinunciare ad una pretesa, che alla luce di ciò che avvenuto non può non apparire come presunzione? E qui si connette la seconda questione: Non ha forse contribuito la presentazione dei giudei e del popolo ebraico, nello stesso Nuovo Testamento, a creare una ostilità nei confronti di questo popolo, che ha favorito l'ideologia di coloro che volevano sopprimerlo?”.

C’è infine alla base della riflessione del Papa emerito il testo del 2015  50 anni dalla pubblicazione della Nostra aetate prodotto dalla Commissione per le relazioni religiose con  l’ebraismo che è parte del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani. “ Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili”. Una frase di San Paolo. Il testo ripercorre la storia e la accoglienza del testo Nostra aetate. Tra i temi trattati quello della “missione” e si legge che   Il concetto di missione deve essere presentato correttamente nel dialogo tra ebrei e cristiani”.

Il testo è ricco di spunti e a questo si riferisce in primo luogo la riflessione del Papa emerito. Molto interessanti per una piena comprensione dei recenti testi di Benedetto XVI sono anche la riflessione sulla Nostra aetate della Conferenza dei Rabbini europei del 2017, Tra Gerusalemme e Roma e il discorso di Papa Francesco Ai rappresentanti della Conferenza dei Rabbini Europei, del Consiglio Rabbinico d’America e della Commissione del Gran Rabbinato d’Israele che gli hanno presentato la dichiarazione.

 

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