Il cardinale Koch a Manoppello: abbiamo visto il volto della Misericordia

Il cardinale Koch di fronte al Santo Volto di Manoppello
Foto: CNA
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Solo il 7 dicembre 1965 Papa Paolo VI a Roma e il Patriarca ecumenico Atenagora a Istanbul hanno cancellato solennemente i reciproci anatemi “dalla memoria e dal centro della Chiesa” “abbandonandoli all’oblio”. Ma la Chiesa Orientale e la Chiesa Occidentale sono ancora estranee, soprattutto dal punto di vista culturale. Ora però, su invito dell’Arcivescovo Bruno Forte di Chieti-Vasto, il 18 settembre 2016 settanta vescovi ortodossi hanno celebrato insieme a due cardinali e numerosi alti prelati della Chiesa Cattolica romana nella basilica del Volto Santo a Manoppello la “Divina Liturgia” di san Giovanni Crisostomo sotto il Volto di Cristo, lì esposto sopra l’altare principale.

Il corrispondente da Roma di CNA/EWTN Paul Badde, dopo la celebrazione, ha chiesto al Cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, un suo giudizio su quella storica giornata.

Signor Cardinale, l’arcivescovo Bruno Forte chiama il “Volto Santo” di Cristo “stella polare della cristianità”. Per lui non c’è motivo ragionevole di dubitare che l’immagine su velo sia il sudario di Cristo che Giovanni cita nel santo sepolcro vicino alle bende. Ma non è una provocazione anche per i fratelli ortodossi?

 I cristiani credono in un Dio che ha mostrato il suo volto concreto in Gesù Cristo. Quanto più da vicino conosciamo il Volto di Cristo e quanto più profondamente ci immedesimiamo con Lui, tanto più profondamente diventiamo uno anche noi. Per questo è un evento meraviglioso essere davanti al Volto di Cristo, pregare, venerare il Volto, perché compia il suo desiderio che ritroviamo l’unità.

I cattolici hanno qualcosa da portare agli ortodossi. Anche per gli ortodossi è così, forse per la loro cultura di venerazione delle icone. Potrebbe essere che da questo giorno in avanti anche nella Chiesa Cattolica le immagini possano venire comprese e valutate in modo nuovo – in mezzo a quella poderosa “Iconic Turn” che gli esperti di comunicazione oggi constatano, in cui alle immagini spetta un ruolo generale nella comunicazione come mai prima d’ora?

Sì, il mistero più profondo dell’ecumene è uno scambio di doni. Ogni Chiesa ha i suoi doni. E un dono particolare dell’Ortodossia sono le icone. Quindi io credo che anche molti cristiani in Occidente possano trovare un nuovo accesso alle icone e approfondire così la fede. È un regalo grandioso. È molto importante che anche noi nella tradizione occidentale rivalutiamo l’immagine. Con la Riforma del XVI secolo abbiamo posto un accento tutto nuovo sulla parola. Ma la Parola si è fatta carne, la Parola è diventata visibile, quindi anche le immagini appartengono alla fede. Questo è un regalo degli ortodossi che noi accogliamo grati.

A Chieti negli ultimi giorni si è trattato, all’interno della commissione che è giunta in pellegrinaggio a Manoppello, della delicata questione dei rapporti teologici ed ecclesiologici fra primato e sinodalità nella vita della Chiesa, quindi del ruolo di Pietro e di quello di tutti i vescovi. Dieci anni fa Pietro venne qui nelle vesti di Papa Benedetto. Da allora c’è stata un’enorme svolta nella valutazione di quest’immagine di Manoppello che è divenuta famosa in tutto il mondo. Quale significato pensa che verrà dato un giorno a questo pellegrinaggio, in cui il sinodo dei vescovi si è radunato qui?

È molto bello che siamo potuti venire qui in questo anniversario dieci anni dopo. Papa Benedetto è venuto in nome di tutta la Chiesa Cattolica. Oggi sono presenti qui la Chiesa dell’Est e dell’Ovest. Così questo anniversario forse può anche aiutare nella ricerca dell’unità fra la Chiesa nell’Est e la Chiesa nell’Ovest.

Lei, come presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, è responsabile a Roma per l’ecumene. A riguardo Papa Francesco ha affermato: “Guardate a Cristo e andate avanti con coraggio!”. Quale passo successivo indicherebbe lei oggi per andare con coraggio incontro a Cristo, in un giorno in cui nonostante la differenza fra Chiesa Orientale e Occidentale siete giunti insieme davanti a questa immagine?

In realtà siamo sempre in cammino verso Cristo. Perché è Sua volontà che noi ritroviamo l’unità, non è un progetto umano. Cristo stesso alla vigilia della Sua Passione ha pregato perché i Suoi discepoli fossero una cosa sola, perché il mondo creda. La credibilità del testimone dipende dal fatto che siamo uno. Questa è anche una richiesta particolare di Papa Francesco, quando dice che dobbiamo camminare sulla stessa strada verso Cristo, allora troveremo l’unità.

“Misericordiae Vultus”: con queste prime parole latine inizia la Bolla di indizione con cui Papa Francesco ha annunciato quest’anno il Giubileo della Misericordia. Il “Volto della Misericordia” ha dato così a questo anno un significato molto particolare. Cosa prova oggi stando qui davanti allo sguardo misericordioso di Gesù che ci guarda da questo meraviglioso velo ?

È un messaggio magnifico che possiamo avere un Dio misericordioso, per il quale sappiamo che non ci sono casi senza speranza. Per quanto un uomo possa essere caduto in basso, non potrà mai cadere più in basso che nelle mani di Dio. Poter vedere davvero ora questo volto, incontrarlo, è naturalmente un approfondimento meraviglioso di questo messaggio dell’Anno Santo. Gli uomini di oggi di nulla hanno più bisogno che della misericordia di Dio. E se possono guardare nel volto del Dio misericordioso è un regalo meraviglioso.

E cosa racconterà a Papa Francesco di questo evento nel caso in cui ne avrà occasione? 

Gli dirò sicuramente che abbiamo visto nel Volto il suo grande messaggio della misericordia di Dio. E che questo Volto è importante per tutta la Chiesa. È in un certo qual modo il manifesto della Chiesa: il Volto misericordioso di Dio!

 

 

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