Il cardinale Koch, per la guerra in Ucraina dobbiamo tenere aperto il dialogo

Il presidente del Dicastero per l'unità dei cristiani parla della situazione delle Chiese cristiane in Africa in attesa della visita del Papa

Il cardinale Kurt Koch
Foto: Daniel Ibanez/ EWTN
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La guerra in Ucraina, le Chiese cristiane in Africa e un incontro del Papa con il Patriarca Russo, di questo e altro EWTN ha parlato con il cardinale Kurt Koch in occasione della Settimana di preghiera per l' unità dei cristiani.

"Riguardo alla guerra in Ucraina, - dice il Presidente del Dicastero per l'unità dei cristiani- dobbiamo dire che abbiamo la triste situazione che i cristiani uccidono i cristiani e gli ortodossi uccidono gli ortodossi. E questo è un messaggio molto, molto brutto nel mondo di oggi, perché i cristiani hanno tutta la responsabilità di ciò che possiamo per porre fine a questa guerra e per trovare la pace in questa situazione molto difficile.

Come dicastero per l' unità dei cristiani seguiamo gli aspetti religiosi delle questione. Tutte le questioni politiche e diplomatiche sono di competenza del Segretario di Stato e del Vaticano. Ma è chiaro che collaboriamo insieme. Ma per noi, è molto importante che possiamo continuare le relazioni con il Patriarcato ortodosso russo a Mosca. Ma è una situazione molto difficile, perché abbiamo l'impressione che il Patriarcato ortodosso russo sostenga questa guerra, e abbiamo un'altra visione, come ha detto il Santo Padre, sempre, che questa è una sciocchezza, questa guerra. Ma dobbiamo tenere aperta la porta alle relazioni e approfondire ciò che è possibile".

Siamo nel cuore della Settimana di Preghiera per l'Unità tra i Cristiani. Qual è il messaggio principale, anche della chiesa, per questa unità?

"L'introduzione della Settimana della preghiera è all'inizio del movimento ecumenico. E questo è un segno molto bello. Ciò significa che noi, l'umanità, non riusciamo a trovare l'unità. Possiamo creare problemi e divisioni, come vediamo nella storia ma anche nel presente. L'unità è sempre il dono dello Spirito Santo, e il metodo migliore per ricevere questo dono è la preghiera. Il fondamento di ogni impegno ecumenico è la preghiera sacerdotale di Gesù nel XVII capitolo del Vangelo di Giovanni. Ed è molto interessante che Gesù non ordini l'unità dai suoi discepoli, ma prega per l'unità. E quando Gesù ha pregato per l'unità, non possiamo fare qualcosa di meglio".

Parlando di unità, ovviamente, a livello di teologia, ci sono anche differenze. Come si fa a trovare un buon equilibrio tra unità e chiamiamola diversità?

"Proprio nella Chiesa cattolica, abbiamo una relazione tra unità e diversità, perché la Chiesa cattolica ha il rapporto tra le chiese locali - molte chiese locali nel mondo - e l'unità della chiesa universale. In questo senso, unità e diversità, molteplicità, non sono l'una contro l'altra, ma si aiutano a vicenda. E in questo senso, anche nell'impegno ecumenico, abbiamo studiato l'unità. Ma questo non significa che abbiamo "Uniatismo", ma rispettiamo e riconosciamo le diverse diversità nelle altre chiese quando non ci sono questioni di separazione, ma questioni di riconciliazione. Le differenze si riconciliano: questa è una domanda molto importante che dobbiamo trovare".

Presto il Santo Padre si recherà in Congo e in Sud Sudan dove c'è stata una lunga guerra civile  e cristiani combattono contro i cristiani.

"Questa è una situazione molto difficile. Abbiamo molte guerre civili in questa regione: in Congo, anche in Sud Sudan. Ma abbiamo un lavoro comune per la riconciliazione tra la Chiesa cattolica, e la Comunione mondiale anglicana, e la Chiesa presbiteriana in Inghilterra. E in questo senso, questa visita apostolica del Santo Padre in Sud Sudan sarà un pellegrinaggio comune tra l'arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, e il presidente della Chiesa presbiteriana in Inghilterra, e il Papa, perché tutte queste chiese sono impegnate a ritrovare la riconciliazione in questo paese. E questo è un segno molto bello, che tutte le chiese collaborano insieme per ritrovare la pace in questa situazione molto difficile".

Qual è lo stato del cammino dell'unità con le Chiese ortodosse?

"Sono diventati più difficili perché abbiamo molte tensioni e divisioni nel mondo ortodosso, e noi, nel dialogo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, vogliamo ritrovare l'unità. E ora abbiamo molte, molte tensioni e divisioni nel mondo ortodosso, e questa è una difficoltà. Ad esempio, abbiamo una commissione internazionale e mista tra la Chiesa cattolica e tutte le chiese ortodosse, ma la Chiesa ortodossa russa non partecipa a questo dialogo dopo la dichiarazione dell'autocefalia, della Chiesa ortodossa in Ucraina, due anni prima della guerra. E quando la Chiesa ortodossa russa non partecipa a questo dialogo, questa è una sfida".

C'è qualche possibilità che il Santo Padre incontri presto il Patriarca ortodosso russo?

"Era previsto a giugno per questa visita a Gerusalemme, ma è stato molto difficile perché quando ci sono visioni molto, molto diverse sulla guerra, dobbiamo tenere la porta aperta al dialogo, ma non posso dire nulla se non abbiamo sentito parlare di un incontro tra i due capi delle Chiese. La situazione si fa sempre più difficile".

 

 

 

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