Il cardinale Parolin a Venezia ricorda il 70°della fine della II Guerra Mondiale

Il Leone di San Marco simbolo di Venezia
Foto: @CC
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“Il Vangelo ci offre la garanzia che la storia è nelle mani di Dio, il quale rovescia le prospettive e i progetti terreni e sa trarre frutti di salvezza, utilizzando anche i limiti, gli abbandoni e le ribellioni dell’essere umano. Il Vangelo ci assicura che esiste la Provvidenza, che ci accompagna e ci sostiene”. Con queste parole il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin ha commentato il Vangelo di oggi festa di San Marco nella messa celebrata nella basilica dedicata all’ evangelista a Venezia.  “San Marco- ha detto il cardinale- portandoci il Vangelo, ci ha elevati verso l’alto, ci ha fatti incontrare con la Parola e la presenza viva del Risorto, liberandoci in tal modo dalle paure inconsistenti verso un futuro ignoto, dagli sterili pessimismi rispetto alle difficoltà del presente e dalle tristezze e angosce per gli errori del passato”.

La riflessione del segretario di stato vaticano è stata dedicata alla speranza e alla ricerca di uno stile di vita che sia umiltà e misericordia.

Poi Parolin ha ricordato che “quest’anno il 25 aprile coincide con il 70° anniversario dalla fine in Italia della seconda guerra mondiale e delle lotte fratricide del drammatico biennio tra il settembre del 1943 e l’aprile del 1945. Mentre ci preoccupano le notizie di tante tragedie e conflitti nel mondo e registriamo, che le discriminazioni e le persecuzioni per motivi religiosi, etnici o ideologici non sono solo un retaggio del passato, ma sono ancora purtroppo presenti nelle cronache dei nostri giorni, ci sia concesso di ringraziare il Signore per i tanti benefici e progressi, che questi 70 anni di pace hanno consentito all’Italia”. Ed ha aggiunto:  “Il ricordo della fine dell’ultimo conflitto mondiale ci spinga a lavorare con rinnovato vigore per la pace e la concordia tra i popoli, ci impegni a essere solidali con gli esuli e gli ultimi e a rimanere vigili nei confronti dei pericoli che provengono da coloro che, strumentalizzando e manipolando un interesse di parte, un’ideologia o una religione, invece di portare liberazione e giustizia, arrecano all’umanità le ferite lancinanti della violenza e della sopraffazione”.

Infine una invocazione sulla città: “La Beata Vergine Maria e il Santo Patrono aiutino questa città ad essere fedele alla sua vocazione di punto d’incontro tra terra e mare, di dialogo tra occidente e oriente, di splendido ponte tra la velocità a volte effimera dei tempi moderni e l’incanto prodotto dall’arte delle sue chiese e palazzi, come dall’atmosfera dei suoi “campi” e “campielli”, che ci rivelano il respiro dei secoli.”

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