Il Cardinale Piacenza, l’amore è troppo “corto”, se non giunge a diventare misericordia

L'omelia del Penitenziere maggiore alla messa alla Porziuncola per il Perdono di Assisi

L'interno della Porziuncola
Foto: sanfrancescopatronoditalia.it
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“Il grande merito di San Francesco è stato quello di permanere ostinatamente nel seno della Chiesa; nonostante molte incomprensioni e sofferenze, nonostante la distanza, talora siderale, che egli sperimentava, mai volle separarsi dalla Madre, al seno della quale beveva il latte del Vangelo di Cristo”.

Così il cardinale Mauro Piacenza Penitenziere Maggiore di Santa Romana Chiesa ha ricordato questa mattina ad Assisi il suo grande figlio, 

Nella Basilica Papale di S. Maria degli Angeli in Porziuncola, nella Solennità di S. Maria degli Angeli alla Porziuncola il cardinale Mauro Piacenza ha celebrato la Messa del “Perdono di Assisi”.

Francesco con la richiesta dalla indulgenza “giunge al cuore del Cristianesimo, all’essenza dell’auto-manifestazione di Dio al mondo: la Divina Misericordia” ha spiegato il cardinale.

Anche perché, dice, “l’amore è troppo “corto”, se non giunge a diventare misericordia”.

Nella sua riflessione il cardinale tre cammini per “allungare” l’amore: “la Via maestra, che è Cristo stesso; la strada imprescindibile dell’esperienza autentica e personale della misericordia e del perdono; e, infine, e in subordine alla precedente, la via della Beata Vergine Maria, di San Francesco e della Comunione dei Santi”.

Gesù “non ci ha fatto una narrazione della Divina Misericordia e del Perdono, ma si è fatto Misericordia, scegliendo, liberamente e per amore, di morire per noi sulla Croce” e “dal Costato di Cristo mai cessano di sgorgare Sangue e Acqua, come un fiume di salvezza, come un lavacro di rigenerazione, come un’inarrestabile forza di “transustanziazione” del mondo, che solo in Cristo – e in nessun altro – trova significato e salvezza”.

Un fiume nel quale dobbiamo entrare attraverso la vita sacramentale perché “lasciarsi abbracciare dal perdono di Dio significa anche vedere sconfitta la propria solitudine”.

Misericordia quindi da ricordare: “Uno dei drammi della nostra società, è quello di aver perso la memoria della Misericordia. Essa percorre ostinatamente vicoli ciechi di auto-giustificazione, tentando cioè di giustificare ad oltranza i propri comportamenti, anche quando non sono conformi alla Volontà di Dio, pur di non cedere all’umile richiesta di perdono. I singoli, i gruppi, i centri di potere ideologico, tentano in tutti i modi di convivere col peccato, di auto-giustificarlo; il tutto in uno sforzo titanico, cioè condannato al fallimento, di sentirsi giusti, piuttosto che giustificati; di salvarsi da soli, piuttosto che lasciarsi salvare dal perdono e dalla misericordia di Cristo”.

La manipolazione della “normalizzazione del peccato” “denuncia l’incompatibilità del vero e del bene, presente nell’uomo, con il peccato” e “più grande del Sacramento della Riconciliazione, c’è solo la transustanziazione del pane e del vino, nella consacrazione della Santa Messa!”.

Il Cardinale riprende un pensiero di Papa Francesco: “abbiamo bisogno di misericordia e abbiamo bisogno di perdonare”. 

Infine la Comunione dei Santi e della vocazione universale alla Santità, indicazione del Concilio. 

Francesco “mai volle separarsi dalla Madre, al seno della quale beveva il latte del Vangelo di Cristo “ nonostante le difficoltà da affrontare.

“non sempre comprendiamo tutto- ha detto Piacenza- anche oggi, talvolta, non mancano gli scandali e le obiezioni alla Chiesa nella sua dimensione minore, ovvero, in quella umana, in quella pellegrinante. Ma mai e poi mai dobbiamo separarci dal Corpo di Cristo, che è la Chiesa” perché “Cristo stesso ha stabilito la Chiesa come Madre di Misericordia ed essa è il solo luogo nel quale possiamo ricevere con certezza il perdono di Dio”. E conclude: “la Chiesa è Madre di Misericordia, attraverso il Battesimo e la Riconciliazione sacramentale, e in essa, come insegna il Concilio Vaticano II, la Beata Vergine Maria, che ne è l’icona perfetta, è anch’essa a sua volta Madre di Misericordia”. 

 

 

 

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