Il Cardinale Sandri: "Da Bari un gesto profetico ed ecumenico"

Il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali
Foto: MM ACI Stampa
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Un incontro ecumenico, un segno tangibile di unità tra i cristiani quello che si sta concludendo a Bari con il Papa, i Patriarchi ed i Capi delle Chiese cristiane del Medio Oriente. Una occasione per invocare il dono della pace su tutta la regione. ACI Stampa ha chiesto un primo bilancio di questo “summit” al Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.

Su di te sia pace riecheggia le parole del Salmo, ed è indirizzato alla città santa di Gerusalemme, ma è stato esteso a tutto il Medio Oriente: su di te sia pace. La pace che nasce dalla Chiesa madre di Gerusalemme, tutto il passato biblico dall’Antico Testamento, dalla storia dei Patriarchi e dei Profeti fino a quella che è stata la grande opera salvifica di Gesù Cristo. Quindi su di te sia pace, paesi amati della Siria, dell’Iraq, della Palestina che siete ancora nella tribolazione e nel dolore e questa è la prima risposta di preghiera per Gerusalemme e per il Medio Oriente. Quindi la preghiera unita ad un gesto che io credo profetico perché purtroppo noi cristiani siamo divisi, invece qui siamo uniti, facciamo un gesto di unità e una profezia per fare un appello per la pace in questa regione, per i cristiani, che hanno sofferto, per tutte le vittime di questa ecatombe mondiale che è la guerra in Medio Oriente, pertanto speriamo che di fronte a questo gesto pieno di umiltà, di amore verso Dio che è il Padre delle nazioni e dei popoli venga una chiamata alla coscienza di quelli che hanno le vere responsabilità di queste situazioni. Quindi il gesto profetico di stare insieme e di richiamare al mondo e a quelli che hanno responsabilità di dire: ecco, dovete trovare la strada della pace. 

Eminenza, un gesto profetico che parte da Bari, dalle spoglie di San Nicola, da una città che è un ponte tra Oriente ed Occidente.

Esattamente. Bari è la finestra verso Oriente dell’Italia e tutto il sud dell’Italia è stato poi impreziosito dall’Oriente. Bari guarda all’Oriente e che pertanto avendo in sé le reliquie di San Nicola, il grande vescovo di Myra, ha portato la presenza cristiana dell’Oriente qui in Italia e in Occidente. Credo sia un richiamo anche di grande valenza ecumenica aver fatto questo gesto a Bari che ormai possiamo definire la seconda Assisi. 

Il Papa si mette in scia dei suoi Predecessori, da Assisi a Bari…

Credo si potrebbe dire: Assisi è la città del dialogo interreligioso anche ispirandosi a san Francesco, Bari è la città del dialogo intercristiano aperta però come qualcuno ha potuto suggerire ad un incontro interreligioso di tutte le grandi religioni monoteiste. Però Bari presenta una carta di identità straordinaria per essere città ponte aperta all’Oriente e quindi qui in Occidente essere una città simbolo di questo desiderio di pace e di unità.

Che tipo di risposte avete avuto dai Patriarchi orientali quando è arrivato l’invito del Papa? 

Io posso parlare dei Patriarchi cattolici: c’è stata una immediata risposta positiva in favore di questo incontro per assicurare la loro presenza. Abbiamo avuto solo purtroppo un problema con il Patriarca melkita perché era impegnato da tempo in una convention di tutti i melkiti negli Stati Uniti. Purtroppo il vescovo melkita locale non ha potuto cambiare le date e quindi il Patriarca è andato negli USA. Ha mandato però un vescovo che è tutto un simbolo: l’Arcivescovo melkita di Aleppo in Siria. E poi ci sono state le risposte di tutti i Patriarchi ortodossi, il Patriarca Kirill ha mandato una bellissima lettera al Papa dicendo che non poteva venire ma che avrebbe inviato come suo rappresentante Sua Eminenza Hilarion. E poi abbiamo avuto la risposta immediata e veramente bella di Sua Santità Bartolomeo e quindi ad essi si sono aggiunti tutti gli altri, Sua Santità Efrem, Sua Beatitudine Theodoros di Alessandria, il Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme ha mandato un suo rappresentante, quello greco di Siria non ha potuto essere qui per ragioni di salute. 

Dopo l’incontro tra il Papa e l’Arcivescovo Maggiore Shevchuk si è detto che il tema dell’Ucraina sarebbe diventato parte di Bari…

Credo che sia parte di questo incontro come tutte le intenzioni che vi sono nella Chiesa. Si può fare qui una riunione di riflessione e di preghiera e dimenticare il dramma di tutti questi che muoiono nel Mediterraneo? Si possono dimenticare i morti nelle guerre in Africa? L’oggetto è la riunione per i cristiani del Medio Oriente e questo porta il riflesso su tante altre situazioni dolorose, soprattutto in Ucraina, in Africa, in America Latina.

Questo incontro si è svolto a poche ore dalla morte del Cardinale Tauran che si è speso in prima persona per il dialogo interreligioso. Che ricordo ha del Cardinale Tauran?

Un grandissimo ricordo, potrei dire di amicizia. Io ho studiato con lui, siamo stati insieme alunni della Gregoriana, insieme alla Pontificia Accademia Ecclesiastica. Lui ha fatto la tesi di laurea con il Padre gesuita belga Beyer e io con il Padre gesuita Navarrete che poi è diventato cardinale. Eravamo tutti e due a Piazza della Minerva, siamo partiti con un anno di differenza, io in Madagascar e lui nella Repubblica Dominicana. Tutti e due abbiamo avuto un certo parallelismo esistenziale: lui è stato di più in Segreteria di Stato, io invece nella parte degli Affari Generali. A un certo punto lui era Segretario del Consiglio degli Affari pubblici della Chiesa e io ero Sostituto. Ho avuto tanti momenti di vita, di partecipazione, di accompagnare Giovanni Paolo II nella sua malattia e poi lui è stato fatto prima Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa e poi Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso dove ha potuto manifestare le sue qualità ma anche l’esperienza internazionale per il dialogo interreligioso. E l’ultimo regalo che ci ha fatto è stata la visita in Arabia Saudita. 

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