Papa Francesco, riconciliazione, unità e uniatismo nel colloquio con Shevchuk

Papa Francesco incontra l'arcivescovo maggiore Shevchuk della Chiesa Greco Cattolica Ucraina nella Domus Sanctae Marthae, 3 luglio 2018
Foto: Vatican Media / account @VaticanNews
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La situazione in Ucraina, il tema della riconciliazione, con particolare riferimento al percorso di riconciliazione polacco-ortodossa, e anche il tema dell’uniatismo: sono questi i temi dell’incontro tra Papa Francesco e l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk della Chiesa Greco Cattolico Ucraina.

L’incontro ha avuto luogo il 3 luglio, ed è stato in forma privata, richiesto su iniziativa dell’arcivescovo maggiore della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina. Il comunicato diffuso il 4 luglio dalla Chiesa Greco-Cattolica, che racconta temi dell’incontro e stralci di conversazione, è denso di riferimenti che vanno resi espliciti, per comprendere fino in fondo la situazione.

Prima di tutto, l’Arcivescovo Maggiore ha chiesto l’incontro “in occasione del 1030esimo anniversario del Battesimo della Rus’-Ucraina”. Non è un riferimento banale. San Volodymir, re prima pagano e poi battezzato a Kiev, feroce sovrano che fece uccidere il fratello per prendere il trono e infine persona generosa, fu colui che cristianizzò la Rus’, quando Mosca ancora non aveva questo peso e questa importanza. E così, citare l’anniversario del Battesimo della Rus’ significa anche sottolineare da dove nasca la Rus’, considerando che il Patriarca ortodosso di Mosca rivendica il titolo di “patriarca di tutta la Rus’.”

Non solo. Dopo lo scisma di oriente, Kiev stette inizialmente con Costantinopoli, poi si avvicinò di nuovo a Roma, con cui entrò in completa comunione con l’Unione di Brest del 1595-96, che include la Chiesa Greco-Cattolico Ucraina nella Chiesa Cattolica, sebbene mantenendo i propri riti e la propria fisionomia.

Questa unione diventa un problema quando, nel 1654, Kiev e l’Ucraina accettano la sovranità di Mosca, secondo un accordo che doveva rappresentare una libera sottomissione degli ucraini a Mosca e che invece gli zar trasformano in una lotta contro ogni espressione nazionale ucraina.

Non è un caso che l’arcivescovo maggiore Shevchuk ci tenga a sottolineare che l’esperienza della Chiesa-Greco Cattolica Ucraina è descritta come martirio, prova della “unità della Chiesa del primo millennio dopo il Battesimo di San Volodymir”. Esperienza sofferente che poi si è riproposta nella persecuzioni del XX secolo, e che è – ha detto il capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina – “il riconoscimento della speciale missione dei successori di Pietro come ministri visibile dell’unità della Chiesa”.

In Ucraina non c’è solo la Chiesa Greco-Cattolica, ma anche altre confessioni cristiane, tra cui due gli ortodossi del Patriarcato di Mosca e due sigle ortodosse indipendenti e fuori dalla sinassi, che però hanno recentemente chiesto una autocefalia attraverso il presidente ucraino Petro Poroshenko. C’è già stato un primo incontro con il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, che è il primo nella sinassi delle Chiese ortodosse, ma la situazione è interlocutoria, mentre il Patriarcato di Mosca ha mostrato a più riprese il suo non gradimento dell’operazione.

Ed è possibile che lo abbia espresso con forza anche a Papa Francesco, considerando che il Papa, incontrando una delegazione del Patriarcato di Mosca lo scorso 30 maggio, ha detto a braccio che “mai la Chiesa cattolica permetterà che sorgerà un atteggiamento di divisione”.

Quale è la posizione della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina? L’arcivescovo Shevchuk ha messo in luce come le Chiese ortodosse in Ucraina sono divise, ha rimarcato i numerosi “fatti scandalosi della strumentalizzazione dei Sacramenti, in particolare, del Sacramento del Battesimo, per umiliare o negare l’identità cristiana dei fedeli di alcune confessioni" (il riferimento è alla pratica del ri-battesimo in caso, ad esempio, di matrimoni misti), e ha ricordato i negoziati in corso per superare la divisione delle Chiese ortodosse.

L’arcivescovo maggiore considera la questione “un affare interno delle confessioni ortodosse”, sottolinea che il governo deve fornire gli strumenti per il libero sviluppo delle Chiese nel Paese, ma che non può “interpretare una Chiesa come Chiesa di Stato”, e in linea di principio apprezza “gli sforzi per superare le divisioni della Chiesa ortodossa ucraina secondo l’antico principio di salus animarum suprema lex est”.

Ed è qui che si innesta la questione dell’uniatismo, utilizzato spesso come “pietra di scandalo”, descritto come un metodo per sottomettere confessioni ortodosse a Roma. Il tema, molto reiterato dal Patriarcato di Mosca, in realtà era stato superato con la dichiarazione di Balamand del 1993, che riconosceva come il metodo di costruire l’unità tra Chiesa cattolica e ortodossa attraverso unioni parziali fosse superato, perché ferisce la carità ed è assolutamente incompatibile con l’ecclesiologia delle Chiese sorelle.

Ma quel documento ha avuto anche difficoltà di recezione, perché da parte cattolica quello di Balamand era considerato un giudizio storico troppo severo, mente da parte ortodossa, perché ritenuto troppo permissivo nel difendere l’esistenza delle Chiese di Oriente.

Il documento di Balamand è, comunque, di una pietra miliare: menzionato da Papa Francesco nella sua prima intervista a La Civiltà Cattolica nel 2013, è stato ripreso nella dichiarazione congiunta tra Papa Francesco e Kirill del 12 febbraio 2016 a Cuba ed era anche citato nel documento di Ravenna del 2007.

L’arcivescovo Maggiore Shevchuk ha detto al Papa che la recezione della dichiarazione di Balamand da parte della Chiesa Greco-Cattolica è completa, e che il metodo dell’uniatismo è già rifiutato dalla Chiesa Greco-Cattolica. Piuttosto, ricorda che “è evidente che il più grande atto di uniatismo del XX secolo fu lo pseudo-sinodo di Lviv del 1946”.

Con lo pseudo-Sinodo del 1946, la Chiesa Greco Cattolica Ucraina era stata inglobata a Mosca, e poté ricostituirsi solo nel 1989 con il dissolvimento dell’impero sovietico.

Ha detto il capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina che “le accuse di uniatismo della nostra Chiesa, a causa della sua posizione ecumenica attiva e degli sforzi nell’individuazione dei modi per l’unità con gli ortodossi, non sono altro che una manipolazione della verità. Le Chiese cattoliche orientali in sé non sono ‘un metodo’, ma sono membra vive della Chiesa di Cristo che non solo hanno il diritto di esistere, ma sono chiamati all’attività missionaria ed evangelizzatrice".

Secondo il comunicato della Chiesa Greco-Cattolico Ucraina, il Papa “ha convenuto che qualsiasi accusa di uniatismo rivolta alla Chiesa Greco-Cattolica Ucraina è assolutamente infondata”, e ha ringraziato la più grande Chiesa orientale sui iuris per la sua partecipazione allo sviluppo della società senza interferire nella vita politica, insieme al fatto che abbia preso le distanze dal nazionalismo, abbia condannato fatti di xenofobia e razzismo con una recente dichiarazione a seguito di violenze avvenute in diversi campi rom in Ucraina.

Il Papa ha ascoltato con particolare interesse il percorso di riconciliazione polacco-ucraina. Percorso che va avanti dagli Anni Ottanta, quando la Chiesa Greco-Cattolica era ancora in diaspora, su impulso di San Giovanni Paolo II, proclamato lo scorso anno patrono di questo percorso.

Il tema è di particolare attualità, perché ricorre il centenario del ripristino della sovranità di Ucraina e Polonia, ma anche il 75esimo anniversario del massacro di Volyn. Nel 1943, infatti, la regione fu teatro di una drammatica pulizia etnica contro i polacchi da parte dei nazionalisti ucraini, supportati attivamente dalla popolazione locale che odiava la minoranza. Le vittime del massacro non furono solo polacchi, ma anche russi, ebrei, armeni, cechi e numerose persone appartenenti a minoranze di altre nazionalità residenti nel paese. L’episodio è definito nel comunicato una “tragedia”, termine che serve a prenderne le distanze.

Infine, l’Arcivescovo Maggiore ha detto al Papa della sua idea di organizzare a Roma l’incontro del 2019 dei Vescovi Cattolici Orientali di Europa. Anche l’ultimo incontro si è tenuto in Italia, a Lungro, come anticipazione delle celebrazioni dei 100 anni dell’Eparchia di Piana degli Albanesi. Papa Francesco ha apprezzato l’idea e ha garantito la sua partecipazione.

In fondo, anche l’incontro di Bari del 7 luglio – per il quale Papa Francesco e l’Arcivescovo Maggiore Shevchuk si sono garantiti reciproche preghiere – rappresenta già un segno dell’interesse di Papa Francesco verso le Chiese di oriente.

 

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