Il Papa a Etchmiadzin: "Lo Spirito Santo ci doni l'unità"

Il Papa ad Echmiadzin
Foto: Osservatore Romano
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Papa Francesco è in Armenia, meta del suo 14/mo viaggio apostolico internazionale. Dopo la cerimonia di benvenuto all'aeroporto di Yerevan, il Pontefice si è recato nella Cattedrale Apostolica di Etchmiadzin insieme al Catholicos di Tutti gli Armeni Karekin II.

Al termine della recita del Salmo 122 Papa Francesco ha preso la parola.

"In questa solenne occasione - ha detto il Papa dopo aver ringaziato il Catholicos per l'accoglienza - rendo grazie al Signore per la luce della fede accesa nella vostra terra, fede che ha conferito all’Armenia la sua peculiare identità e l’ha resa messaggera di Cristo tra le Nazioni. Cristo è la vostra gloria, la vostra luce, il sole che vi ha illuminato e vi ha donato una nuova vita, che vi ha accompagnato e sostenuto, specialmente nei momenti di maggiore prova".

Per il popolo armeno - ha aggiunto - la fede cristiana è stata ed è "una realtà costitutiva della sua stessa identità, un dono di enorme portata da accogliere con gioia e da custodire con impegno e fortezza, a costo della stessa vita".

Francesco ha implorato la benedizione di Dio "per questa luminosa testimonianza di fede, che dimostra in modo esemplare la potente efficacia e fecondità del Battesimo ricevuto più di millesettecento anni fa con il segno eloquente e santo del martirio, che è rimasto un elemento costante della storia del vostro popolo".

Il Papa ha anche ringraziato Dio per il cammino ecumenico percoso tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Apostolica Armena: "lo Spirito Santo ci aiuti a realizzare quell’unità per la quale pregò nostro Signore, affinché i suoi discepoli siano una cosa sola e il mondo creda". Francesco in questo senso ha ricordato l'impegno profuso da Vasken I e Karekin I, da san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

Davanti ad un mondo lacerato da guerre e povertà, l'umanità - ha esortato Papa Bergoglio - "attende dai cristiani una testimonianza di reciproca stima e fraterna collaborazione, che faccia risplendere davanti ad ogni coscienza la potenza e la verità della Risurrezione di Cristo. Il paziente e rinnovato impegno verso la piena unità, l’intensificazione delle iniziative comuni e la collaborazione tra tutti i discepoli del Signore in vista del bene comune, sono come luce fulgida in una notte oscura e un appello a vivere nella carità e nella mutua comprensione anche le differenze".

L'impegno ecumenico - ha concluso - "impedisce la strumentalizzazione e manipolazione della fede, perché obbliga a riscoprirne le genuine radici, a comunicare, difendere e propagare la verità nel rispetto della dignità di ogni essere umano e con modalità dalle quali traspaia la presenza di quell’amore e di quella salvezza che si vuole diffondere. Si offre in tal modo al mondo – che ne ha urgente bisogno – una convincente testimonianza che Cristo è vivo e operante, capace di aprire sempre nuove vie di riconciliazione tra le nazioni, le civiltà e le religioni. Si attesta e si rende credibile che Dio è amore e misericordia".

Nell'indirizzo di saluto Karekin II ha ringraziato il Papa per l'impegno ecumenico e la sua condanna del genocidio armeno.

Sul volo che lo ha condotto in Armenia, il Papa - salutando i giornalisti - ha parlato anche della Brexit. "E’ stata la volontà espressa dal popolo. Questo richiede a tutti noi una grande responsabilità per garantire il bene del popolo del Regno Unito e anche il bene e la convivenza di tutto il continente europeo. Questo mi aspetto".

Il Pontefice ha anche fatto riferimento all'accordo di pace firmato a Cuba tra le FARC e il governo della Colombia. Dopo 50 anni di guerra e di sangue versato ".mi auguro - ha detto - che i paesi che hanno lavorato all’accordo ora lo blindino, in modo che non si possa mai tornare, nè da dentro nè da fuori, a uno stato di guerra".

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