Il Papa ai terremotati: ho voluto prendere le vostre parole e farle mie

La gente di Amatrice in udienza dal Papa
Foto: CPP/ Migliorato
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C’è gioia nonostante tutto in Aula Paolo VI tra la gente colpita dal terremoto in Centro Italia. Testimonianze, racconti, spaccati di vita, vite spaccate.

Famiglie e parroci che hanno tenuto insieme la comunità “ abbiamo perso le case ma siamo diventati una grande famiglie”. Ci sentiamo terremotati nel corpo ma non nell’ anima dice un parroco, don Luciano, che parla dopo un papà con la sua famiglia

Il Papa ascolta, abbraccia i testimoni, prende appunti e poi parla con il cuore.

Una parola che è stata come un ritornello, dice il Papa,  è ricostruire. Francesco ricorda un uomo che ha incontrato nella sua visita ai paesi del terremoto.

“Ricominciare e non lasciarsi amareggiare”, certo le ferite ci sono.

Il Papa racconta di aver incontrato diversi superstiti in questi giorni. “ I cuori sono feriti, ma ci sono le parole di Raffaele: ricostruire i cuori”.

Non generico ottimismo, ma speranza dice il Papa. E la ricostruzione si fa con le mani.

Come ha fatto Raffaele con la sua famiglia e amici, usando le mani li ha salvati, la mano di “qualcuno che mi ha guidato” come ha detto il papà.

Il Papa parla proprio del dono delle mani, “ di tanta gente che ha aiutato ad uscire dal dolore, le mani die vigili del fuoco, di tutti quelli che hanno detto: do del mio”.

E poi rimanere per non ferire di più quello che è ferito: “non ferire con parole vuote o con notizie che non hanno rispetto, tenerezza davanti al dolore. Non ferire. Ognuno ha sofferto per qualcosa. alcuni hanno perso tanto, casa, figli, genitori, il coniuge. Non ferire. Il silenzio e le carezze, la tenerezza del cuore aiuta a non ferire”.

E poi le riconciliazioni , si lasciano da parte antica storie e ci ritroviamo insieme, dice il Papa : ritrovarsi.

E ancora il Papa ripensa a quella frase: oggi la nostra vita non è la stessa. “ La ferita si rimargina, ma le cicatrici rimarranno per tutta la vita”.

E ci sono tante virtù fortezza e solidarietà della gente. E questo significa essere “ ben nati”.

E aggiunge: “sono orgoglioso dei parroci che non hanno lasciato la terra. Pastori che quando vedo il lupo non fuggono”.

E ancora un’altra parola: vicinanza. “La vicinanza ci fa più umani, coraggiosi. Una cosa è andare solo sulla strada della vita una cosa è andare vicino ad altri”.

Ricominciare poi senza perdere la capacità di sognare, dice il Papa concludendo la sua riflessione.

“ Ho voluto prendere le vostre parole e farle mie” e “prendere quello che dice il vostro cuore e fare una riflessione su questo”.

Poi si confida: “ quando mi sono accorto di quello che era accaduto quella mattina, ho trovato un biglietto con la notizia. Ho sentito: ci devo andare e poi dolore, e con questo dolore sono andato a celebrare la messa”. E infine il Papa dice il suo grazie per tutto quello che è stato fatto per  ricostruire i cuori le case e il tessuto sociale e per ricordare l’egoismo di chi non ha avuto il vostro dolore.

 

 

 

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