Il Papa: "Pio XI difensore della fede e della libertà della Chiesa"

Papa Francesco
Foto: L'Osservatore Romano - ACI Group
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“Pio XI dovette affrontare molte sfide epocali, ma sempre levò la sua voce ferma nel difendere la fede, la libertà della Chiesa e la dignità trascendente di ogni persona umana. Condannò con chiarezza, mediante discorsi e lettere, le ideologie atee e disumane che hanno insanguinato il secolo ventesimo. Mise così in luce le loro contraddizioni indicando alla Chiesa la strada maestra del Vangelo, messo in pratica anche nella ricerca della giustizia sociale, dimensione imprescindibile del riscatto pienamente umano dei popoli e delle nazioni”. E con questo omaggio al suo predecessore che Papa Francesco ha introdotto il suo saluto alla Comunità del Pontificio Collegio Ucraino di San Giosafat in Roma.

A loro il Papa ha raccomandato di “studiare la Dottrina sociale della Chiesa, per maturare nel discernimento e nel giudizio sulle realtà sociali in cui sarete chiamati ad operare”.

L’Ucraina anche oggi - ha sottolineato Francesco - sperimenta la guerra mentre “è forte l’aspirazione alla giustizia e alla pace, che mettano al bando ogni forma di prevaricazione, corruzione sociale o politica, realtà di cui sono sempre i poveri a fare le spese. Dio sostenga e incoraggi coloro che si impegnano a realizzare una società sempre più giusta e solidale. Siano essi sostenuti attivamente dall’impegno concreto delle Chiese, dei credenti e di tutte le persone di buona volontà”. 

“Amate e custodite - ha aggiunto Francesco - le vostre tradizioni, evitando ogni forma di settarismo. E custodite sempre, in patria e fuori, il sogno dell’alleanza di Dio con l’umanità, i ponti che, come l’arco di luce sopra le nubi, riconciliano il cielo e la terra e chiedono agli uomini quaggiù di imparare ad amarsi e a rispettarsi, abbandonando le armi, le guerre e ogni genere di sopruso. Se camminerete così e insegnerete agli altri a fare altrettanto, specie nel fondamentale dialogo ecumenico, sono certo che dalla patria celeste vi sorrideranno e vi sosterranno tutti i Vescovi e i sacerdoti – alcuni formati nel vostro Collegio – che hanno dato la vita o hanno sofferto persecuzione a motivo della fedeltà a Cristo e alla Sede Apostolica”. 

Concludendo il Papa ha voluto ricordare la figura di padre Stefano Chmil "poi consacrato vescovo di nascosto qui a Roma dall’allora arcivescovo maggiore. Lui celebrava la Messa lì, non c’era una comunità ucraina vicina, e aveva alcuni che lo aiutavano. Io ho imparato ad aiutare la Messa in rito ucraino da lui. Mi insegnato tutto. Due volte alla settimana toccava a me aiutarlo. Mi ha fatto bene questo, perché quell’uomo parlava delle persecuzioni, delle sofferenze, delle ideologie che perseguitavano i cristiani … Poi mi ha insegnato ad aprirmi ad una liturgia diversa che sempre conservo nel cuore con bellezza.  Shevchuk quando ero a Buenos Aires mi aveva chiesto nelle testimonianze per aprire il processo di canonizzazione di questo vescovo ordinato di nascosto. Volevo ricordarlo oggi perché è giustizia ringraziare davanti a voi il bene che mi ha fatto".

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