Il Papa: “Se anche i nostri genitori non ci avessero amato, c’è un Dio che ci ama”

Papa Francesco, Udienza Generale
Foto: Daniel Ibanez, ACI Group
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Il primo passo di ogni preghiera cristiana è l’ingresso in un mistero, quello della paternità di Dio. Non si può pregare come pappagalli, bisogna pregare con la consapevolezza che Dio è padre”. È su questo tema che si concentra l’Udienza Generale di oggi di Papa Francesco, in Aula Paolo VI.

Dopo aver accolto i pellegrini della diocesi di Benevento in Basilica, il Papa ai fedeli in Aula parla di “Dio come padre”.

“Quando parliamo di Dio come padre – sottolinea Papa Francesco - mentre pensiamo all’immagine dei nostri genitori, specialmente se ci hanno voluto bene, nello stesso tempo dobbiamo andare oltre. L’amore di Dio è quello del Padre che è nei cieli, secondo l’espressione che ci invita ad usare Gesù: è l’amore totale che noi in questa vita assaporiamo solo in maniera imperfetta. Gli uomini e le donne sono eternamente mendicanti di amore, cercano un luogo dove essere finalmente amati, ma non lo trovano. Quante amicizie e quanti amori delusi ci sono nel nostro mondo!

“Quante volte noi uomini abbiamo amato in questa maniera così debole e intermittente – dice il Papa - desiderosi di voler bene, ci siamo poi scontrati con i nostri limiti, con la povertà delle nostre forze: incapaci di mantenere una promessa che nei giorni di grazia ci sembrava facile da realizzare. In fondo anche l’apostolo Pietro ha avuto paura e ha dovuto fuggire. Siamo mendicanti che nel cammino rischiano di non trovare mai completamente quel tesoro che cercano fin dal primo giorno della loro vita: l’amore”.

Ma Francesco rassicura: “Però, esiste un altro amore, quello del Padre che è nei cieli. Nessuno deve dubitare di essere destinatario di questo amore. Se anche nostro padre e nostra madre non ci avessero amato, c’è un Dio nei cieli che ci ama come nessuno su questa terra ha mai fatto e potrà mai fare”.

"Oggi è di moda il tatuaggio, io sono nelle mani di Dio e ho fatto un tutuaggio. Se una madre si dimentica del suo bambino, Dio non si dimentica", aggiunge il Pontefice a braccio.

Il Papa conclude l’Udienza odierna con una “promessa”: “L’espressione nei cieli non vuole esprimere una lontananza, ma una diversità radicale, un’altra dimensione. Pertanto, non temere!”.

Durante i saluti ai pellegrini in lingua italiana il Papa fa un saluto speciale: "Venerdì prossimo celebreremo la festa della Cattedra di San Pietro Apostolo. Pregate per me e per il mio ministero, anche per Papa Benedetto, affinché confermi sempre e ovunque i fratelli nella fede".

 

pezzo aggiornato alle ore 11e53 con i saluti 

 

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