GMG, il Papa: "No alle vie di mezzo: usciamo da noi stessi"

La messa al Santuario di San Giovanni Paolo II
Foto: Conferenza Episcopale Polacca
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Misericordia io voglio, e non sacrifici. Lo ha scritto Papa Francesco sul Libro degli Ospiti del Santuario della Divina Misericordia, a Cracovia. Il Papa ha attraversato la Porta Santa e ha confessato otto giovani, tra cui un sacerdote. "Nulla vi può separare dall’amore di Dio - ha detto sul sagrato del Santuario - mai dobbiamo stancarci di Gesù, anche se pensiamo che i nostri peccati siano grandi la sua misericordia è più grande e noi possiamo riceverla".

Prima di entrare nel santuario della Divina Misericordia - ha riferito Padre Lombardi - il Papa ha salutato due bambine di cui una senza gambe che aveva le protesi dopo l’operazione che è stata pagata dal Santo Padre.

Il Papa ha poi raggiunto il vicino Santuario dedicato a San Giovanni Paolo II per la celebrazione della Messa con i sacerdoti, i religiosi e le religiose.

Commentando il Vangelo nell'omelia, il Papa ricorda come fin dal primo momento Gesù "desidera che la Chiesa sia in uscita, vada nel mondo. E vuole che lo faccia così come Lui stesso ha fatto, come Lui è stato mandato nel mondo dal Padre: non da potente, ma nella condizione di servo e per portare il lieto annuncio; così anche i suoi sono inviati, in ogni tempo. Colpisce il contrasto: mentre i discepoli chiudevano le porte per timore, Gesù li invia in missione; vuole che aprano le porte ed escano a diffondere il perdono e la pace di Dio, con la forza dello Spirito Santo".

Gesù chiama i discepoli. Ma anche noi. Anche i sacerdoti - rileva il Pontefice - possono avere "la tentazione di rimanere un po’ rinchiusi, per timore o per comodità. La direzione che Gesù indica è però a senso unico: uscire da noi stessi. E’ un viaggio senza biglietto di ritorno. Si tratta di compiere un esodo dal nostro io, di perdere la vita per Lui seguendo la via del dono di sé. D’altra parte, Gesù non ama le strade percorse a metà, le porte lasciate socchiuse, le vite a doppio binario. Chiede di mettersi in cammino leggeri, di uscire rinunciando alle proprie sicurezze, saldi solo in Lui".

Sacerdoti, religiosi e religiosi - osserva Papa Francesco - devono vivere una vita "fatta di amore concreto, cioè di servizio e disponibilità; è una vita dove non esistono spazi chiusi e proprietà private per i propri comodi. O almeno non devono esistere! Chi ha scelto di conformare tutta l’esistenza a Gesù non sceglie più i propri luoghi, ma va là dove è mandato; pronto a rispondere a chi lo chiama, non sceglie più nemmeno i propri tempi. La casa dove abita non gli appartiene, perché la Chiesa e il mondo sono i luoghi aperti della sua missione. Il suo tesoro è porre il Signore in mezzo alla vita, senza ricercare altro per sé. Fugge così le situazioni appaganti che lo metterebbero al centro, non si erge sui traballanti piedistalli dei poteri del mondo e non si adagia nelle comodità che infiacchiscono l’evangelizzazione; non spreca tempo a progettare un futuro sicuro e ben retribuito, per non rischiare di diventare isolato e cupo, rinchiuso nelle pareti anguste di un egoismo senza speranza e senza gioia". No dunque ad "una vita mediocre", bisogna vivere, invece, una vita che arde dal "desiderio di testimoniare e di raggiungere gli altri". Il discepolo "ama rischiare ed esce, non costretto da percorsi già tracciati, ma aperto e fedele alle rotte indicate dallo Spirito: contrario al vivacchiare, si rallegra di evangelizzare".

Il Papa ricorda la figura dell'Apostolo incredulo, Tommaso che - spiega - "ci fa un grande regalo: ci porta più vicino a Dio, perché Dio non si nasconde a chi lo cerca. Gesù gli mostra le sue piaghe. Per noi discepoli, è tanto importante mettere la nostra umanità a contatto con la carne del Signore, cioè portare a Lui, con fiducia e con totale sincerità, fino in fondo, quello che siamo".

Bisogna dunque parlare di tutto a Gesù perchè "così si cerca Dio, in una preghiera che sia trasparente e non dimentichi di confidare e affidare le miserie, le fatiche e le resistenze. Il cuore di Gesù è conquistato dall’apertura sincera, da cuori che sanno riconoscere e piangere le proprie debolezze, fiduciosi che proprio lì agirà la divina misericordia".

Gesù - aggiunge ancora il Papa - "desidera cuori veramente consacrati, che vivono del perdono ricevuto da Lui, per riversarlo con compassione sui fratelli. Gesù cerca cuori aperti e teneri verso i deboli, mai duri; cuori docili e trasparenti, che non dissimulano di fronte a chi ha il compito nella Chiesa di orientare il cammino. Il discepolo non esita a porsi domande, ha il coraggio di abitare il dubbio e di portarlo al Signore, ai formatori e ai superiori, senza calcoli e reticenze. Il discepolo fedele attua un discernimento vigile e costante, sapendo che il cuore va educato ogni giorno, a partire dagli affetti, per fuggire ogni doppiezza negli atteggiamenti e nella vita".

Tommaso vede e crede e trova "in Gesù il tutto della vita" con la professione di fede 'Mio Signore e mio Dio'. Con queste parole di Tommaso - conclude Francesco - diciamo a Gesù "sei l’unico mio bene, la strada del mio cammino, il cuore della mia vita, il mio tutto". Viviamo ora "una sfida, c’è spazio per i segni compiuti da noi, che abbiamo ricevuto lo Spirito dell’amore e siamo chiamati a diffondere la misericordia. Si potrebbe dire che il Vangelo, libro vivente della misericordia di Dio, che va letto e riletto continuamente, ha ancora delle pagine bianche in fondo: rimane un libro aperto, che siamo chiamati a scrivere con lo stesso stile, compiendo cioè opere di misericordia". Ognuno di noi diventi uno scrittore vivente del Vangelo "perché servendo chi soffre si onora la carne di Cristo".

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