Il peso simbolico delle porte sante in Cina, Siria, Iraq, Vietnam

Papa Francesco apre la Porta Santa di San Pietro
Foto: CTV
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L’ “oceano della misericordia” di cui Papa Francesco vuole sia inondato il mondo ha colpito anche nazioni dove essere cristiani è oggi difficile, perché lì i cristiani devono vivere nascosti, perseguitati, vittime. Così, l’apertura delle porte sante in Cina, Siria, Iraq e Vietnam dimostra che la Chiesa dà ancora una speranza, anche lì dove c’è chi vorrebbe non esistesse.

Cina

Con il nuovo governo di Xi Jinpig, entrato in carica quasi contestualmente all’elezione di Papa Francesco a Papa, la Cina sembra aver cominciato una stagione di disgelo nei confronti della Santa Sede, anche se i segnali che vengono da lì sono sempre fluttuanti. L’Associazione Patriottica ancora pretende di nominare i vescovi al posto del Papa, mentre i vescovi vivono quasi sempre sommersi. Si sbaglia a definire che ci sono due Chiese, perché la Chiesa è una sola, ma è scontato che i cattolici in obbedienza al Papa non hanno vissuto giorni felici. Eppure, le cerimonie di delle Porte Sante in molte regioni della Cina hanno visto la partecipazione di un gran numero di fedeli, e nessuno di questi è stato arrestato. Un buon segno. La Porta Santa di Pechino era nella Cattedrale dell’Immacolata. È stata aperta il 12 dicembre, da Mons. Giuseppe Lishan. Il 6 dicembre, si è aperta l’Anno Santo nella diocesi di Xian, dove la bolla di indizione dell’Anno Santo è stata stampata dal settimanale diocesano e viene distribuito ovunque, in attesa di aprire la Porta Santa della cattedrale di San Francesco, ora in restauro. L’8 dicembre si è invece aperta la Porta Santa di Nanchang, con una celebrazione officiata da Mons. Giovanni Li Sunguang.

Siria

La Siria è al centro di un conflitto che dura ormai da cinque anni, e in particolare Aleppo, una delle città più antiche e storicamente importanti al mondo, è teatro di combattimenti tra esercito regolare, ribelli, miliziani del sedicente Stato Islamico. La Porta Santa nella città si è aperta il 13 dicembre, ed è una porta “carica di significato” quella della città martire siriana perché, come ha spiegato il vicario apostolico di Aleppo Georges Abou Khazen, “è situata nella parrocchia di san Francesco, nel quartiere di Aziziyeh. La chiesa è stata di recente colpita da una granata, sparata dai ribelli, che è esplosa prima di sfondare il tetto ferendo in maniera non grave solo 7 fedeli. In quel momento all’interno vi erano oltre 400 persone”. Prima delle ostilità iniziate nel 2012, c’erano 30 chiese attive ad Aleppo. Si stima che oggi metà di queste siano inagibili. Mentre la chiesa di San Francesco è l’unica chiesa agibile della zona. La Porta Santa è una porta che in quella chiesa viene aperta solo a Pasqua. Oltre ad Aleppo, Porte sante sono state aperte anche a Damasco e a Latakia.

Iraq

Anche l’Iraq vive in una situazione di tensione costante. I profughi della piana di Ninive si sono riversati in Kurdistan, nella zona di Erbil, dove da poco è stata anche inauguarata una università cattolica. Vivono ancora in condizioni precarie. E per questo ad Erbil, simbolicamente, la Porta Santa è costituita da una tenda, da varcare pregando per le proprie vite, per quelle dei propri cari e per l’Iraq.

“La gente vorrebbe tornare nelle proprie città e villaggi ma ciò è semplicemente impossibile”, testimonia il patriarca caldeo di Baghdad, Louis Sako. Sako ha divulgato anche una lettera pastorale, intitolata “La Misericordia è il cammino del cristiano”. Nella lettera, il Patriarca Sako ha esortato i fedeli a vivere il Giubileo nella memoria dei martiri come l’arcivescovo di Mosul, Paolo Faraj Rahho, i padri Raghid Ganni, Wassim e Thair e tanti altri che hanno perso la vita per la  loro fede. Il Patriarca Sako ha aperto la Porta Santa di Baghdad il 19 dicembre, nella Cattedrale della Madonna Addolorata, recentemente restaurata e custode delle spoglie dei patriarchi della Chiesa irachena. Mentre ad Erbil, oltre alla tenda, la Porta Santa è stata aperta nella cattedrale di San Giuseppe lo scorso 13 dicembre.

Vietnam

Tra i Paesi senza relazioni diplomatiche con la Santa Sede, il Vietnam è senz’altro quello che sembra più vicino ad un allacciamento di legami diplomatici. C’è adesso un inviato speciale non residente ad Hanoi, Leopoldo Girelli (nominato nel 2011), mentre si è già arrivati al quinto round di incontri del Gruppo di Lavoro Congiunto tra Vietnam e Santa Sede, stabilito nel 2009. L’obiettivo è quello di stabilire le piene relazioni diplomatiche, superando alcuni scogli come il tema della libertà religiosa, ancora sotto il controllo del governo nonostante una nuova Costituzione approvata nel 2014.

La comunità cattolica vietnamita è particolarmente viva, e per questo il tema l’inaugurazione dell’Anno Santo in contemporanea da parte di tutte e 26 le diocesi del Paese rappresenta un dato da non sottovalutare. A Ho Chi Minh City, l’arcivescovo Paul Bùi Văn Đọc ha aperto la Porta Santa nella cattedrale di Notre-Dame insieme ad 80 sacerdoti e più di 2mila fedeli.

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