La Chiesa europea dopo la pandemia: la riunione di CCEE e COMECE

Le presidenze due organismi dei vescovi europei tengono in videoconferenza la loro riunione annuale. Al centro della discussione, l’impegno della Chiesa al tempo del coronavirus e le minacce alla libertà religiosa

La riunione in videoconferenza delle presidenze CCEE e COMECE
Foto: CCEE
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Una delle eredità del coronavirus è la forte limitazione alla libertà di religione, che ha portato alla chiusura dei luoghi di culto e della proibizione delle liturgie. E per questo, i vescovi europei invocano “il ristabilimento di relazioni Stato-Chiesa normali e basate sul dialogo ed il rispetto dei diritti fondamentali”. Riunite in videoconferenza, le presidenze di CCEE e COMECE centrano la loro discussione annuale sull’Europa dopo la pandemia. E il tema della libertà religiosa emerge prepotente, insieme al ruolo centrale della famiglia in tempo di pandemia, il rischio dell’individualismo, il lavoro fatto dalla Chiesa, la sfida data dalle liturgie in streaming.

Il CCEE è il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, ed è composto dai presidenti delle Conferenze Episcopali di 33 Paesi nel continente. Il COMECE è la Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea, ed è composta da delegati delle Conferenze Episcopali dell’unione (sono 26) destinate a monitorare le attività europee.

Hanno partecipato alla riunione il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente del CCEE, insieme ai vicepresidenti, il Cardinale Vincent Nichols e l’arcivescovo Stanislaw Gadecki; e il Cardinale Jean-Claude Hollerich, presidente della COMECE, con i vescovi Mariano Crociata, Noel Treanor, Jan Vokal e Franz-Josef Overbeck, vicepresidenti. Era presente anche l’arcivescovo Alain Lebeaupin, nunzio apostolico presso l’Unione Europea.

Le presidenze dei due organismi si riuniscono su base annuale, e quest’anno la riunione si è tenuta lo scorso 3 giugno, in videoconferenza.

Un comunicato congiunto sottolinea che “un particolare focus” dell’ultima riunione è stato “l’impatto della pandemia Covid 19 sulla vita quotidiana nella Chiesa e nelle società europee” e “il contributo della Chiesa Cattolica ad una giusta ripresa, che non lasci indietro nessuno”.

I vescovi hanno rinnovata la vicinanza della Chiesa a tutti coloro che lottano contro la pandemia (vittime, famiglie, operatori sanitari) e si sono detti preoccupati

“per la crisi economica e la conseguente perdita di un numero ingente di posti di lavoro”, auspicando che, in Europa, “si lavori insieme ad una ripartenza che non lasci indietro nessuno”.

Le due presidenze hanno discusso sui limiti dell’individualismo messi in luce dalla crisi ed esaltato il ruolo centrale della famiglia, “vera cellula di solidarietà e di condivisione, ma anche luogo della preghiera insieme. Investire sulla famiglia è il primo passo per una giusta ripresa sociale, economica e ecclesiale”.

Le presidenze hanno ringraziato anche i sacerdoti per il loro servizio, e hanno discusso del ruolo dei social media per la preghiera e le celebrazioni in streaming. Questo ha portato a interrogarsi “sulle nuove forme di pratica religiosa, di rapporti, di presenza e di condivisione della fede – un fenomeno che ci invita a valutare la possibilità di dare un senso nuovo alla fede e alla Chiesa; ma anche a lavorare per far riscoprire a tanti fedeli l'elemento di piena sacramentalità delle celebrazioni religiose all'interno dei luoghi di culto, che il ricorso alle nuove tecnologie non può assicurare”.

La discussione si è anche focalizzata “sulla forte limitazione imposta alla libertà di religione nel contesto della chiusura dei luoghi di culto e della proibizione delle liturgie, invocando il ristabilimento di relazioni Stato-Chiesa normali e basate sul dialogo ed il rispetto dei diritti fondamentali”.

 

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