La diplomazia vaticana in viaggio. Per promuovere la pace

Il Cardinale Parolin ricevuto da Hery Rajaonarimampianina, il presidente del Madagascar
Foto: presidence.gov.mc
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Tra Africa ed Oriente, i ranghi diplomatici della Santa Sede sono in viaggio con uno scopo: promuovere la pace. È stato questo il centro della “lezione” sulla diplomazia vaticana che il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha dato un Madagascar, dove è in visita fino a domani prima di recarsi in Congo. Ed è stato questo il senso del messaggio che l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, “ministro degli Esteri” vaticano, ha lanciato durante la sua visita ad Hiroshima, dove fu sganciata la prima bomba atomica.

Sono due viaggi non casuali: raccontano di un impegno. E sì che il Giappone è incredibilmente sotto i riflettori, a causa del film Silence, ma anche e soprattutto perché lì, il prossimo 7 febbraio, verrà beatificato Takayama Ukon, il samurai di Cristo, l’altra faccia del Giappone che non fece apostasia ma mantenne salda la fede fino al martirio. Ma la Santa Sede guarda con straordinario interesse anche all’Africa, e non è un caso che le relazioni diplomatiche con i Paesi africani siano di lunga data, in alcuni casi ancora più antiche di quelle con gli Stati del cosiddetto “primo mondo”. Non a caso, il Cardinale Parolin è in Madagascar per festeggiare i 50 anni di relazioni diplomatiche, e sarà in Congo per festeggiarne i 40 anni.

In Madagascar, il Cardinale Parolin ha anche dato una “lecture” su obiettivi e scopi della diplomazia della Santa Sede. Ha detto che la politica della Santa Sede è “motivata “ e con una “presenza effettiva”, sottolineando che la Chiesa è un “operatore di pace”. Per dirla con le parole del Cardinale Parolin, si tratta di una “presenza consapevole” per difendere “gli interessi e i diritti umani fondamentali”, con una speciale attenzione per la “persona umana”.

Tra le azioni concrete per raggiungere questi obiettivi – ha raccontato Parolin -la Santa Sede opera nella risoluzione dei conflitti (un tema molto caro al Cardinale Parolin), ma anche nella lotta alla povertà e nella difesa dell’ambiente. La sfida indicata è quella di trasformare le differenze di un mondo multipolare favorevole al conflitto in un “atteggiamento di accoglienza e di arricchimento reciproco”.

Il programma del Cardinale Parolin in Madagascar è stato molto intenso, e ha incluso - racconta L'Osservatore Romano - anche un incontro con i vescovi della Conferenza Episcopale (che ha invitato all’impegno anche nella lotta alla corruzione), un incontro all’università (durante il quale ha invitato gli studenti a cercare la verità) e una Messa concelebrata con il Cardinale Maurice Piat lo scorso 29 gennaio.

Se in Madagascar c’erano da festeggiare il 50 anni di relazioni diplomatiche, ce ne sono 40 da festeggiare nella Repubblica del Congo, ed è lì che il Cardinale Parolin si recherà dall’1 al 4 febbraio. Un soggiorno durante il quale il Cardinale firmerà anche l’Accordo-Quadro con le autorità del Paese. Firmato lo scorso 20 maggio, e composto da un preambolo e 21 articoli, l’accordo – arrivato al termine di un lungo negoziato – ribadisce l’indipendenza della Chiesa dallo Stato e definisce vari rapporti, tra cui i permessi di soggiorno dei religiosi e la situazione delle scuole cattoliche.

Nel frattempo, il Cardinale Gallagher è stato in viaggio in Giappone dal 28 al 30 gennaio.  dove ha visitato lo scorso 29 gennaio la città di Hiroshima, e ricevuto un invito per la visita del Papa da parte di Hidehiko Yzaki, governatore della Regione. Il sindaco Matsui ha ricordato che Giovanni Paolo II aveva visitato Hiroshima 36 anni fa, nel 1981, e ha ricordato che il Papa disse che il pensiero di Hiroshima dovrebbe portare a far evitare una guerra nucleare, perché "negli ultimi anni, è aumentato il senso di incertezza". Per questo, anche il sindaco ha reiterato l'invito a Papa Francesco. 

E ci sarebbe anche un motivo particolare e "gesuita" per la visita del Papa: ad Hiroshima, quel 6 agosto 1945, c’era anche una piccola comunità di otto gesuiti, e vivevano proprio nel raggio di devastazione della bomba atomica. Il loro presbiterio era proprio nel raggio di devastazione della bomba atomica. Ma sia loro che il presbiterio rimasero illesi. E attribuirono il miracolo al fatto che vivevano ogni giorno il mistero di Fatima. E chissà se, nell’anno del centenario delle apparizioni di Fatima, con una visita del Papa già programmata, non si pensi anche ad un viaggio nel Giappone che quest’anno festeggia la beatificazione dei suoi primi martiri e anche il 150esimo anniversario della rinascita dei cosiddetti “cristiani nascosti”, i "kakure krishitan", citati varie volte da Papa Francesco come esempio di fede cristiana?

La presenza dell’arcivescovo Gallagher è importante anche da un punto di vista diplomatico. La Santa Sede da sempre insegue l’utopia di un disarmo integrale, e lavora incessantemente per un disarmo nucleare, mantenendo un equilibrio tra l’uso della tecnologia nucleare per fini pacifici e il bando delle armi. E durante la Messa in Giappone, l’arcivescovo Gallagher ha in qualche modo ripreso il tema, ricordando che è “inaccettabile l’idea che gli armamenti nucleari mantengano l’equilibrio mondiale”. Come viene fatto spesso nei discorsi diplomatici della Santa Sede, il ministro degli Esteri vaticano ha ribadito il “no” ad una politica della deterrenza e della paura, perché è proprio questa politica “che ha portato ad Hiroshima”.

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