L'Anno di Giovanni Paolo II, il grazie alle donne nasce dall'amore per Maria

Karol Wojtyła e il ruolo della donna nella Chiesa e nella società

Giovanni Paolo II in Brasile con la immagine della Aparecida nel 1980
Foto: opusdei.org
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Con il pontificato di Giovanni Paolo II inizia una vera novità nasce la figura della vaticanista donna. Ormai sembra normale a tutti che ci siano donne che si occupano di cronaca vaticana, ma non era così negli anni ’70. Ma per Wojtyła la donna é complementare all’uomo. C’è un patto tra Karol Wojtyła e il genio femminile, tra Giovanni Paolo II e le donne.

Un patto che si fonda sui testi biblici e conciliari allo stesso tempo. Una teologia della donna che diventa notizia quando il papa invia alla Conferenze delle Nazioni Unite sulla donna come rappresentante della Santa Sede a Pechino nel 1995: Mary Ann Glendon.

La Mulieris Dignitatem, la lettera enciclica che porta la data mariana del 15 agosto nell’Anno Santo dedicato a Maria il 1988, e la Lettera alle Donne scritta nel 1995 in occasione dell’anno destinato dalle Nazioni Unite proprio alla Donna sono i due testi di riferimento.

L’amore di Karol Wojtyła per le donne il rispetto per la loro dignità nasce in Maria con una specialissima devozione mariana dell’uomo prima ancora che del Papa.“Quanto grande sia la dignità della donna, dice Giovanni Paolo II prima della preghiera del 25 giugno del 1995, é possibile intuirlo già solo dal fatto che l’eterno Figlio di Dio ha voluto nascere nel tempo da una donna, la Vergine di Nazaret, specchio e misura di vera femminilità”.

E l’attenzione del Papa alla dignità della vita non è forse in primo luogo attenzione alla dignità del ruolo della donna? Quanto importante sarebbe oggi proprio in Italia rileggere le parole di Giovanni Paolo II sulla donna e la maternità: “Quante volte essa rimane abbandonata con la sua maternità, quando l'uomo, padre del bambino, non vuole accettarne la responsabilità? E accanto alle numerose «madri nubili» delle nostre società, bisogna prendere in considerazione anche tutte quelle che molto spesso, subendo varie pressioni, pure da parte dell'uomo colpevole, «si liberano» del bambino prima della nascita. «Si liberano»: ma a quale prezzo? L'odierna opinione pubblica tenta in diversi modi di «annullare» il male di questo peccato; normalmente, però, la coscienza della donna non riesce a dimenticare di aver tolto la vita al proprio figlio, perché essa non riesce a cancellare la disponibilità ad accogliere la vita, inscritta nel suo ethos dal «principio»”. Attualissimo.

Papa Giovanni Paolo II  è santo, e voglio ricordare che i miracoli approvati ufficialmente per arrivare alla gloria degli altari hanno come protagoniste le donne. Marie Simon Pierre Normand, la suora francese guarita dal morbo di Parkinson, e Florybeth Mora Diaz la madre di famiglia del Costarica guarita da un aneurisma cerebrale.

Miracoli, santità. Le sante di Papa Wojtyła! Non solo suore, fondatrici, missionarie, patrone, ma madri, spose, come Gianna Berretta Molla a Mamma Rosa. E Giovanni Paolo II sceglie perfino tre donne per affiancare tre uomini come Copatrone d’Europa: Caterina da Siena, Brigida di Svezia, Edith Stein, la ebrea divenuta carmelitana e morta con la sua gente ad Auschwitz.

C’è anche un altro particolare aspetto nel rapporto di Giovanni Paolo II con le femminilità.  Affranca la femminilità, il linguaggio femminile e forse passionale, dal peso del peccato, la rende forza vivificante e viva, rilegge la passionalità del Cantico dei Cantici dell’ amore sponsale tra Dio e la Sua Chiesa. Giovanni Paolo II per parlare di donna usa un linguaggio “femminile”, appassionato e passionale.

La prova è proprio nel testo della Mulieris Dignitatem: “ La Chiesa, dunque, rende grazie per tutte le donne e per ciascuna: per le madri, le sorelle, le spose; per le donne consacrate a Dio nella verginità; per le donne dedite ai tanti e tanti esseri umani, che attendono l'amore gratuito di un'altra persona; per le donne che vegliano sull'essere umano nella famiglia, che è il fondamentale segno della comunità umana; per le donne che lavorano professionalmente, donne a volte gravate da una grande responsabilità sociale; per le donne «perfette» e per le donne «deboli» per tutte: così come sono uscite dal cuore di Dio in tutta la bellezza e ricchezza della loro femminilità; così come sono state abbracciate dal suo eterno amore; così come, insieme con l'uomo, sono pellegrine su questa terra, che è, nel tempo, la «patria» degli uomini e si trasforma talvolta in una «valle di pianto»; così come assumono, insieme con l'uomo, una comune responsabilità per le sorti dell'umanità, secondo le quotidiane necessità e secondo quei destini definitivi che l'umana famiglia ha in Dio stesso, nel seno dell'ineffabile Trinità.

La Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del «genio» femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli e Nazioni; ringrazia per tutti i carismi che lo Spirito Santo elargisce alle donne nella storia del Popolo di Dio, per tutte le vittorie che essa deve alla loro fede, speranza e carità: ringrazia per tutti i frutti di santità femminile”.

 

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