Le parole d'ordine di Bassetti: "Missione, unità, carità"

Il Cardinale Bassetti
Foto: MM ACI Stampa
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Esordio al Consiglio Permanente della CEI del nuovo presidente, il Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. Prima di iniziare i lavori il porporato ha ringraziato il suo predecessore, il Cardinale Angelo Bagnasco, “per il suo servizio, la fedeltà al Papa e alla Chiesa, e l’attenzione dedicata ad ognuno di noi”.

Lo sguardo di Bassetti si pone sull’Italia di oggi. E sottolinea: “Quasi nulla è più come prima. Dobbiamo assumere la piena consapevolezza che stiamo vivendo in un mondo profondamente cambiato, in un’Italia molto diversa rispetto al passato e con una Chiesa sempre più globale. In questa nuova realtà, sorgono nuove sfide e nuove domande a cui bisogna fornire, senza paura e con coraggio, delle risposte altrettanto nuove”. In definitiva l’umanità è ferita ed “abita un mondo dove è ormai emersa una nuova questione sociale che investe la sfera economica e quella antropologica, la dimensione culturale e quella politica, i cui riflessi si fanno sentire profondamente anche in ambito religioso. In questo eccezionale «cambiamento d’epoca», da cinque anni, abbiamo la grazia di trovarci di fronte al messaggio profetico di Papa Francesco, che mette al centro di tutto il Vangelo di Gesù, ci esorta ad andare verso i poveri e ci invita a guardare questo nuovo mondo da un angolo visuale diverso, quello delle periferie. Il cuore pulsante di questo messaggio profetico è la conversione pastorale. Che è, al tempo stesso, un richiamo tradizionale e radicale: è «l’esercizio della maternità della Chiesa”.

Su quali vie si deve muovere la Chiesa italiana? Tre sono le direttrici “lo spirito missionario; la spiritualità dell’unità; e la cultura della carità”.

La Chiesa deve servire l’umanità ferita e quindi deve essere “missionaria. E la prima missione dei cristiani - ricorda Bassetti - consiste nell'annuncio del Vangelo nella sua stupenda, radicale e rivoluzionaria semplicità. Un annuncio gioioso che punti all’essenziale. È la visione francescana di un Vangelo sine glossa, quel Vangelo che dobbiamo ad ogni uomo e a ogni donna, senza imporre nulla. È un annuncio d’amore per ogni uomo. Molto si fa nelle nostre Chiese, ma questo cammino va accelerato. Crescono nuove generazioni, diverse dalle precedenti. È assolutamente necessario un deciso impegno per rivitalizzare le realtà che già esistono al nostro interno, ma che forse hanno smarrito la tensione e la capacità di animazione sul territorio. L’obiettivo, per la Chiesa italiana, è semplice quanto decisivo: concretizzare il sogno missionario di arrivare a tutti”.

La Chiesa italiana è multiforme e non deve correre il rischio di isolarsi poiché “nessun membro del corpo può vivere da se stesso.  Siamo chiamati a dare vita non ad una Chiesa uniforme, ma ad una Chiesa solidale e unita nella sua complessa pluralità. Si tratta dunque di un’autentica vocazione alla collegialità – tra i vescovi e tutto il corpo della Chiesa – e al dialogo. Chi dialoga non è un debole ma è, all’opposto, una persona che non ha paura di confrontarsi con l’altro”.

Infine - spiega il Cardinale Presidente - occorre una “cultura della carità” che “è cultura dell’incontro e della vita, che si contrappone alla cultura della paura, dello scarto e della divisione. Essa è l’incarnazione della parabola del samaritano. La cultura della carità è anche sinonimo della cultura di una vita, che va difesa sempre: sia che si tratti di salvare l’esistenza di un bambino nel grembo materno o di un malato grave; e sia che si tratti di uomo o una donna venduti da un trafficante di carne umana. Noi abbiamo il compito, non certo per motivi sociologici o morali, di andare verso i poveri per una missione dichiaratamente evangelica”.

Il Cardinale Bassetti prosegue, fotografando la realtà della nazione. A partire dal lavoro che deve essere “sempre al servizio dell’uomo e non il contrario. Anche dal lavoro passa la dignità di una persona. Oggi il lavoro è senza dubbio la priorità più importante per il Paese e la disoccupazione giovanile è la grande emergenza. Nonostante in Italia ci siano piccoli segnali di ripresa per l’economia, non posso non essere preoccupato di fronte agli 8 milioni di poveri, la metà dei quali non ha di cosa vivere. Una società a misura d’uomo si giudica dall’attenzione che riserva alla dignità del lavoro, equamente retribuito, accessibile a tutti. Non è sufficiente evocare il problema del lavoro, ma è necessario anche provare a discernere proposte e vie percorribili. Sono almeno tre le strade che, a nostro avviso, vanno percorse e su cui invitiamo le istituzioni a guardare con decisione: il lavoro e il Mezzogiorno d’Italia; il lavoro e la famiglia; il lavoro e i giovani”.

Ed ecco il tema-giovani. Su di loro, sprona Bassetti, “si gioca la parte più importante della missione della Chiesa. Accanto al lavoro, cioè al pane, i giovani hanno bisogno della Grazia di Dio. Quando si parla ai giovani bisogna parlare con parole di verità. Senza ripetere ad oltranza una serie di frasi mielose e senza sostanza. Sui giovani, infatti, c’è una drammatica e stucchevole retorica, che purtroppo non viene sempre supportata dai fatti. Dovremmo impegnarci su questo. C’è molto lavoro da fare”.

Ai giovani si lega l’altro pilastro: la famiglia. La Chiesa è formata da famiglie “che costituiscono la cellula basilare della società italiana. Il contesto attuale ci impone di guardare alla famiglia in modo concreto, senza cercare alcuna scorciatoia, scorgendo nelle fragilità della famiglia non solo i limiti dell’uomo, ma soprattutto il luogo della Grazia. Sono almeno tre le sfide che la famiglia deve affrontare nel mondo contemporaneo. E queste sono altrettante sfide anche per la Chiesa italiana. La prima è di tipo esistenziale e risiede nelle difficoltà di formare ed essere una famiglia. La seconda sfida è di tipo sociale e consiste nel riuscire a rendere più a misura di famiglia la nostra società, sempre più complessa e logorante. La terza sfida ci introduce, infine, in uno dei più grandi temi di discussione degli ultimi decenni e si riferisce alla questione antropologica e alla difesa e alla valorizzazione della famiglia tra uomo e donna, aperta ai figli. Una sfida culturale e spirituale di grandissima portata”. Bisogna - aggiunge Bassetti - “recepire con autenticità lo spirito dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia” ed “elaborare politiche innovative e concrete, che riconoscano, soprattutto, il fattore famiglia nel sistema fiscale italiano”. 

Sul fronte migranti il Cardinale Bassetti ribadisce le linee guida dettate dal Papa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. “Promuovere una pastorale per i migranti significa, prima di tutto, difendere la cultura della vita in almeno tre modi: denunciando la tratta degli esseri umani e ogni tipo di traffico sulla pelle dei migranti; salvando le vite umane nel deserto, nei campi e nel mare; deplorando i luoghi indecenti dove troppo spesso vengono ammassate queste persone. I corridoi umanitari – nei quali la Chiesa italiana è impegnata in prima persona – sono, quindi, necessari per dare vita ad una carità concreta che rimane nella legalità”. Ribadito il no netto alla xenofobia , Bassetti apre al “riconoscimento di una nuova cittadinanza, che favorisca la promozione della persona umana e la partecipazione alla vita pubblica di quegli uomini e donne che sono nati in Italia, che parlano la nostra lingua e assumono la nostra memoria storica, con i valori che porta con sé”.

Infine ecco le parole sul ruolo dei cattolici italiani che non devono dividersi “in cattolici della morale e in cattolici del sociale. La dignità della persona umana non è mai calpestabile e deve essere il faro dell’azione sociale e politica dei cattolici. I cattolici hanno una responsabilità altissima verso il Paese. Dobbiamo, perciò, essere capaci di unire l’Italia e non certo di dividerla”.

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