Le priorità del Cardinale Bagnasco: "Famiglia, difesa della vita, lavoro"

Il Cardinale Angelo Bagnasco
Foto: Marco Mancini Acistampa
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Il Cardinale Angelo Bagnasco ha aperto i lavori del Consiglio Permanente della CEI con un pensiero alle vittime del sisma che il 24 agosto ha sconvolto l’Italia Centrale. Pensando a quelle immagini il porporato ha espresso gratitudine agli “operatori della Protezione Civile, volontari, membri di associazioni che, con semplicità, danno al Paese una testimonianza, vorremmo dire una lezione, di incomparabile valore. È l’esempio innanzitutto della fierezza di appartenere ad una terra, ad un popolo, ad una storia. Ci danno l’esempio di un modo di vivere alternativo alla cultura diffusa, che tende a svalutare le appartenenze come se fossero sinonimo di chiusura, di condizionamento, di ripiegamento sul passato. Sui volti delle popolazioni colpite brilla anche la fierezza umile e discreta della fede”. Il Cardinale ha espresso condanna per la vignetta di Charlie Hebdo sulle vittime del terremoto.

Bagnasco ha poi voluto ricordare la Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia. “Insieme al Santo Padre, ai sacerdoti e ai centomila giovani italiani che hanno partecipato alla Giornata, vogliamo dire a tutta la gioventù del Paese che lo sguardo di Gesù va oltre i difetti e vede la persona. Per questo il Papa ha raccomandato che nella giornata di ogni giovane ci sia al primo posto il filo d’oro della preghiera, ha invitato alla confessione frequente, e ha ribadito che il segreto della felicità è fare della propria vita un dono. Abbiamo visto  che il cuore dei ragazzi, pur in mezzo a incertezze,  cerca il pane solido della fede; è  attraversato da una nostalgia interiore che aspetta un nome. C’è un risveglio spirituale  nelle loro anime: non possiamo deluderli. Con i nostri preti, vogliamo essere alla loro altezza!”.

Il Cardinale ha poi ricordato la canonizzazione di Madre Teresa ed il Congresso Eucaristico di Genova che è stato “un evento da vivere: l’incontro con il Risorto realmente presente nel Sacramento dell’amore”.

Lo sguardo del Presidente del Vescovi Italiani si è poi posato sull’Europa e sulla emergenza migranti. “L’Italia è in prima linea e, nonostante difficoltà oggettive, continua a fare tutto il possibile su questo fronte che la vede ancora troppo sola. Più che di tanta povera gente disperata che bussa alle porte del continente, l’Europa dovrebbe temere il cambiamento del modo di pensare che si vuole imporre dall’esterno. Il Papa molte volte ha messo in guardia dalle colonizzazioni in atto, che chiama pensiero unico: esso vuole costringere a pensare nello stesso modo, con gli stessi criteri di giudizio al di sopra del bene e del male. Propagandare in modo ossessivo certi stili di vita, inculcare il principio del piacere a qualunque costo, esaltare la dea fortuna e il gioco anziché il gusto del dovere, del lavoro, della onestà; insinuare il fastidio dei legami, se questi non appagano sempre e comunque, far sognare una perenne giovinezza, spingere alla ricerca di evasioni continue dalla vita reale, non sostenere la fedeltà agli impegni di coppia, di famiglia, di lavoro… tutto questo connota una mutazione culturale che aliena la persona da se stessa e dalla realtà, la appiattisce sul tutto e subito, la imprigiona in un individualismo esasperato, propagato come libertà. In questo clima l’io resta separato, privo di contatti, solo con se stesso”. 

Bagnasco punta il dito contro il laicismo nel cui nome “non si riconoscono le identità religiose con i loro riti e costumi, allora vuol dire che quel modo di pensare antireligioso è entrato nei gangli delle coscienze legislative oppure nei loro interessi. Anche il nostro popolo, al di là di sondaggi e previsioni, riconosce, pur in mezzo a credi diversi, quali sono i tratturi veraci del Paese. E non gradisce – in nome di una laicità malintesa e succube al giudizio di qualcuno -  che si oscurino gesti e segni, tradizioni e luoghi. Emarginare dalla sfera pubblica il cristianesimo non è intelligente; è non comprendere che la società non può che averne del bene”. 

Sul tema del terrorismo Bagnasco è netto. Richiamando il Papa ricorda che gli omicidi in nome di Dio sono “abomini” che “si mascherano di un manto religioso per accreditare una guerra di religione, ma – come ci ricorda il Santo Padre – non bisogna cadere in questa trappola che mira a scatenare un conflitto globale. Il terrorismo si serve non solo del fanatismo di gruppi, ma anche del disagio sociale, e soprattutto del vuoto spirituale e culturale di non pochi giovani occidentali che – paradossalmente – spesso cercano un motivo per vivere in una perversa ragione per morire. Come sempre, i mercanti di armi, di petrolio o di potere, speculano nell’oscurità di affari e posizioni d’oro”.

Nonostante in Italia si parli di ripresa, il Cardinale Bagnasco snocciola numeri negativi e denuncia: “siamo fortemente preoccupati che il patrimonio di capacità e di ingegno del nostro popolo sia costretto a emigrare, impoverendo così il Paese. La globalizzazione deve essere un’opportunità per tutti, non solo per pochi. La Chiesa non si limita a dar voce alla gente più esposta, a richiamare l’attenzione collettiva, a incoraggiare perché non vinca la sfiducia. La Chiesa opera. Opera con la fantasia della carità che nel Vangelo trova la sua inesauribile sorgente e con la solidarietà di tutti.”.

Il governo - sprona Bagnasco - deve occuparsi di queste cose. Infatti “moltissimi si domandano perché tanta enfasi e tanto impegno sia stato profuso per altri obiettivi per nulla urgenti. Insieme a molte persone di diverse estrazioni, ribadiamo che la famiglia è la prima forma di società: non può essere paragonata ad alcuna altra forma di unione. Presentare tutto sullo stesso piano – come qualcuno intende – è un errore educativo grave. In questo contesto, desideriamo anche rivolgere una parola di incoraggiamento alle istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana, ancora numerose e ben radicate nel territorio. In questo lungo momento di crisi, nonostante difficoltà e problemi, esse partecipano a promuovere l’accoglienza  e la cura totale delle persone. Auspichiamo che la loro sussidiarietà sia riconosciuta nei piani sanitari regionali, perché la disparità di trattamento non veda penalizzate realtà essenziali al servizio di tutti i cittadini. A proposito della vita umana, intesa in ogni sua fase, i messaggi che arrivano da alcuni Paesi europei devono seriamente preoccupare e far riflettere”.

In vista del referendum sulla riforma della Costituzione nessuna indicazione, bensì un invito ai cittadini ad “informarsi personalmente, al fine di avere chiari tutti gli elementi di giudizio circa la posta in gioco e le sue durature conseguenze”.

In chiusura Bagnasco fa riferimento al primo caso di eutanasia su un minore, avvenuto in Belgio.  “Dove stiamo andando? Più in generale - si chiede l’Arcivescovo di Genova - prendiamo atto che, ogni volta che si ipotizzano leggi su questi temi decisivi, subito si cerca di pilotare la sensibilità e l’opinione pubblica appellandosi a casi eccezionali di grande impatto emotivo; e si invoca la necessità di ordinare le cose, di normare le procedure. Ma tutto questo accade senza partire dal principio di base, l’inviolabilità della vita umana sempre e comunque: se cade questo principio l’individuo passerà da  soggetto da rispettare a oggetto di cui disporre. Chi decide la linea di confine tra il legittimo e ciò che non lo è in questioni che sono essenzialmente di tipo etico, cioè precedono ogni autorità statale? Lo Stato deve essere amorale? E se lo Stato  stabilisse un confine anche molto rigoroso – comunque inaccettabile – perché non potrebbe allargarlo successivamente? E la persona, nella sua intangibilità, dove finirebbe? Il compito vero dello Stato di diritto non è quello di stabilire la vita e la morte, ma – molto più responsabilmente e con impegno concreto – di farsi carico delle situazioni, di non lasciar soli i cittadini specialmente nelle circostanze più drammatiche, come quelle di genitori con figli malati, per accompagnarli e sostenerli in ogni modo”.

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