L'Europa saprà essere una "comunità di destino"?

Joseph Weiler in udienza da Benedetto XVI nel 2013
Foto: pd
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A maggio Papa Francesco ha ricevuto il Premio Carlo Magno, una occasione per mettere al centro della riflessione l’ Europa. A fine agosto il Ratzinger Schuelerkreis ha messo al centro del dibattito di nuovo l’ Europa. Intanto si dibatte sulla Brexit e sulle politiche di accoglienza. Ma davvero l’ Europa vive una crisi? E perché?

ACI Stampa lo ha chiesto a Joseph HH Weiler  per anni Presidente dell’Istituto Universitario Europeo a Firenze e autore di numerosi libri ed articoli, tra i quali il libro Reconsidering the Trial of Jesus - A Reading for our Times in lavorazione. E’ stato lui a tenere la relazione introduttiva allo Schulerkreis.

Che Europa è quella di oggi?

L’Europa oggi è un’Europa di interessi e non un’Europa come era stata concepita, cioè come “comunità di destino”. Una “comunità di destino” è come la famiglia, a prescindere da qualsiasi differenza noi capiamo chi siamo insieme. Possiamo lottare, anche fare la guerra civile, ma è ancora una “comunità di destino” perché si lotta per il destino comune. E questo purtroppo si è perso. Oggi è solo una “comunità di interesse”. Quando anche gli europeisti come argomento propongono il “vantaggio”, significa che se non c’è vantaggio allora non si sta più insieme. Invece secondo la idea di una “comunità di destino” questa opzione non esiste. Siamo insieme e dobbiamo esserlo!

Il grande problema è che anche gli europeisti usano argomenti utilitaristici.  Se anche si convincono le persone così, nel momento in cui non si è più d’accordo sui vantaggi, tutto finisce.

E poi parlando di Europa c’è troppa politica della paura. Non si è in Europa perché è una cosa nobile, ma perché esserne fuori è peggio. E questa non è certo una buona base per la vita europea.

Però è anche vero che volendo o non volendo l’Europa è “comunità di destino”, perché qualsiasi cosa succede in Italia, ha un impatto in Francia, se i tedeschi fanno qualcosa ha impatto in Italia. Allora bisogna far tornare questa coscienza, volendo o non volendo siamo una “comunità di destino”, e quindi è meglio gestire questo destino insieme.

Quindi il sogno dei Padri fondatori è stato tradito ?

Si, la visione è sparita. Alla fine della Prima Guerra Mondiale nel Trattato di Versailles, i vincitori hanno detto: la Germania va punita, mettiamo il piede sul loro collo. Tanti erano i pagamenti dei danni di guerra che avrebbero dovuto finire negli anni ’90. Invece dopo la Seconda Guerra Mondiale arrivano Schumann, De Gaspari, Monet e Adenauer, con una concezione diversa e senza dirlo espressamente, dicono appunto che siamo una “comunità di destino”. E invece di mettere i piedi sul collo, abbracciamo in modo così stretta che l’idea di fare la guerra per risolvere i problemi non possa venire in mente a nessuno. Quindi meglio gestire le questioni insieme che uno contro l’altro. Questa visione è stata dominata dagli interessi utilitaristici. Ma non sono pessimista, perché la realtà stessa ci porterà a recuperare questa visione.

Qual è allora la differenza tra Europa e Unione Europea?

Bisogna imparare dalla frase del Vangelo: dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Cioè lo Stato non può dominare tutto, ci vogliono due spazi pubblici. E così si deve deve dare all‘ UE quello che spetta all‘ UE, ma ci sono tanti campi della vita in cui l‘EU non c’entra. 

C’è una differenza più profonda. Ci sono problemi che gli europei hanno non come membri dell’ EU, ma come parte della società europea. E il più grave è che non si fanno più figli. La crisi più grave è il suicidio demografico dell’Europa. Una crisi molto più profonda di quella delle migrazioni di cui si parla tanto, ed è un problema di egoismo.

C’è un esempio storico, 100 anni fa all’inizio delle migrazioni in Usa, la popolazione era di 200 milioni e 10 milioni di europei erano migranti economici. Sono stati assorbiti e sono diventati il futuro dell’ America.

In Europa si parla di un milione di migranti per 500 milioni di abitanti. Si deve solo trovare la volontà di farlo.

Ma la demografia è una questione diversa. Ci sono due fattori, egoismo e mancanza di responsabilità, e mancanza di fiducia nel futuro. E questo è un problema dell’Europa e non dell’ UE, ma è il problema più grande da affrontare, il suicidio demografico. Ma perché non c’è nei temi politici? Perché è fuori del ciclo elettorale. I bambini non votano e ci vogliono 20 anni per avere elettori. I politici sono miopi.

E in questa mancanza di speranza che ruolo ha la religione?

Io non giudico le persone secondo la loro fede, ma la secolarizzazione dell’Europa che è massiccia spiega la mancanza di fiducia nel futuro, con una connessione diretta con la crisi demografica. Basta pensare che ogni domenica la gente ascoltava una omelia che formava la coscienza pubblica e capiva che ognuno ha non solo diritti ma anche responsabilità, pubbliche non solo religiose ovviamente, ma questi discorsi venivano veicolati nel mondo religioso. Con la secolarizzazione si chiedono solo diritti, sempre più diritti e non si parla di doveri e responsabilità.

E questo si vede anche nel Trattato dell’UE sul tema della cittadinanza. Si elencano solo diritti e nessun dovere. Certo non vorrei mai vivere in una società che non rispetta i diritti fondamentali, ma servono responsabilità.

E poi dove si parla di generosità, carità, amore? I temi delle virtù etiche sono spariti. Il linguaggio delle virtù è sparito dalla politologia occidentale. Si fanno solo discorsi “deontologici”, ma non si parla di virtù.

Il dialogo tra religioni che spazio ha, che ruolo ha l’Islam in Europa?

Tutti condividiamo la stessa dignità. C’è certamente spazio per i musulmani in Europa, come per tante altre comunità. Ma si tratta di un patto sociale: siete benvenuti, potete essere cittadini europei, ma secondo alcune norme cui adattarsi. E l’ Europa deve essere casa vostra, ve ne dovete occupare, non vi dovete mettere in un ghetto.

E questo è stato il segreto americano. Tutti credono nell’America e sognano che il loro figlio diventi presidente. E questo mantenendo ognuno la propria identità. Negli ultimi 10-15 ci sono stati dei problemi per l’immigrazione sia dal punto culturale che psicologico, perché ci sono state strumentalizzazioni per scopi politici. Ma il modello americano originale è ottimo.

Tutti sono accolti a braccia aperte e abbiamo valori di base che non sono negoziabili, e l’ Europa deve diventare casa vostra ed esserne fieri.

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