Migranti, abusi, Gerusalemme. Le parole di Papa Francesco di ritorno dal Marocco

La conferenza stampa del Papa sul volo Rabat-Roma
Foto: Alan Holdren CNA
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Con i fratelli musulmani abbiamo sigillato questa fraternità nel documento di Abu Dhabi e qui in Marocco tutti abbiamo visto una libertà, una fraternità, un’accoglienza di tutti i fratelli con un rispetto tanto grande. Questo è un bel fiore di coesistenza promette di dare frutti. Non dobbiamo mollare! È vero che ci saranno ancora difficoltà, tante difficoltà perché purtroppo ci sono gruppi intransigenti. Ma questo vorrei dirlo chiaramente: in ogni religione c’è sempre un gruppo integralista che non vuole andare avanti e vive dei ricordi amari, delle lotte del passato, cerca di più la guerra e anche semina la paura..Abbiamo visto che è più bello seminare speranza. Andando sempre con le mani in avanti. Abbiamo visto che abbiamo bisogno di ponti. E proviamo dolore quando vediamo che le persone vogliono costruire muri. Perché abbiamo dolore? Perché quelli che costruiscono muri finiranno prigionieri di ciò che hanno costruito”. Lo ha detto Papa Francesco nel corso della conferenza stampa sul volo che da Rabat lo ha condotto a Roma, al termine del viaggio apostolico in Marocco.

Francesco torna poi sull’appello firmato con Re Mohammed VI per Gerusalemme: “Permettetemi un’immagine: il dialogo non può essere di laboratorio, deve esser umano, e se è umano è con la mente, il cuore e le mani e così si firmano dei patti. E’ un passo avanti. Non è stato fatto dal capo del Marocco e dal capo del Vaticano. È stato fatto da fratelli credenti che soffrono vedendo questa città della speranza ancora non essere così universale come tutti vogliamo: ebrei, musulmani e cristiani. Tutti vogliamo questo. E per questo abbiamo firmato questo desiderio: è un desiderio, una chiamata alla fraternità religiosa che è simbolizzata in questa città che è tutta nostra. Tutti siamo cittadini di Gerusalemme, tutti credenti”.

Sul tema dei migranti, Papa Francesco ammette di aver pianto guardando le immagini dei campi di detenzione in Libia e dei naufragi nel Mediterraneo. Secondo il Papa lasciare affogare le persone in mare “non è il modo di risolvere il grave problema dell’immigrazione”. E Francesco ricorda una conversazione privata con il primo ministro greco Tsipras: “mi ha parlato con il cuore e ha detto questa frase, i diritti umani vengono prima degli accordi. Questo merita un premio Nobel”. ''Mettiamo ponti nei porti'' suggerisce Papa Francesco.

Il Pontefice non risparmia critiche ai populismi che predicano paura, “la paura è l'inizio delle dittature.  Impariamo dalla storia. Questo non è nuovo. Seminare la paura è seminare crudeltà e sterilità. Pensiamo all'inverno demografico dell'Europa... Anche noi in Italia. Sotto zero. Pensiamo alla mancanza di memoria storica. L'Europa era fatta di immigrazione. Questa è la sua ricchezza”. Il Papa invita poi l’Europa a non vendere più armi e nello stesso tempo deve aiutare con assistenza e istruzione. “E’ vero - ha aggiunto - che un Paese non può ricevere tutti, ma c’è tutta l’Europa per distribuire i migranti, c’è tutta l’Europa. Perché l’accoglienza deve essere con il cuore aperto, poi accompagnare, promuovere e integrare. Se un Paese non può integrare deve pensare subito di parlare con altri paesi: tu quanto puoi integrare, per dare una vita degna alla gente”.

Da Papa Francesco anche una amara ammissione: “La libertà di culto cresce e anche noi dobbiamo crescere. C'è gente cattolica che non accetta quello che il Vaticano II ha detto sulla libertà di coscienza. Anche noi abbiamo questo problema”.

Francesco è poi tornato sul tema degli abusi. “Per capire una situazione bisogna dare tutte le spiegazioni e poi cercare i significati. Cosa significa socialmente? Cosa significa personalmente o religiosamente? Io cerco di darle tutte e anche le misure delle spiegazioni. Ma c’è un punto che non si capisce senza il mistero del male. Pensate alla pedopornografia virtuale… Noi nella chiesa faremo di tutto per finirla con questa piaga, faremo di tutto. Io ho dato misure concrete. La piaga mondiale è grande ma anche non si capisce senza lo spirito del male, è un problema concreto. Anche noi dobbiamo lottare col diavolo, con le cose umane”.

Infine un riferimento al caso del Cardinale Barbarin. “Lui uomo di Chiesa - ha spiegato il Papa - ha dato le dimissioni, ma io non posso moralmente accettarle perché giuridicamente, ma anche nella giurisprudenza mondiale classica, c’è la presunzione di innocenza durante il tempo che la causa è aperta. Lui ha fatto ricorso e la causa è aperta. Poi quando il secondo tribunale dà la sentenza vediamo cosa succede. Ma sempre avere la presunzione di innocenza. Questo è importante perché va contro la superficiale condanna mediatica. Prima di fare la condanna mediatica, pensarci due volte. E lui ha preferito onestamente prendere un congedo volontario e lasciare al vicario generale gestire l’arcidiocesi finché il tribunale dia la sentenza finale”.

 

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