Nella Chiesa cattolica in Germania c'è chi vuole contrattare su dottrina e Magistero

La situazione del "Cammino sinodale" spiegata dal professore della Pontificia Università della Santa Croce monsignor Stefan Mückl

Liturgia del " Cammino Sinodale"
Foto: Synodalerweg.de
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La Chiesa cattolica in Germania sta vivendo un momento di contrasti e confusione. Eppure, il “cammino sinodale” che si è aperto nel 2019 avrebbe dovuto essere un momento di chiarificazione. Tra i temi proposti nel dibattito alcuni sono estremamente sensibili e non sono neanche nuovi.

Oggi al centro del dibattito ce ne sono in particolare tre. La benedizione delle coppie omosessuali, il sacerdozio femminile, e l’autorità giuridica del Cammino stesso.

Quello che più attira i media è sicuramente il primo. Il 10 maggio scorso alcuni sacerdoti hanno messo in atto una azione provocatoria, che però ha avuto scarso successo di popolo, ma che potrebbe essere un primo passo per arrivare al matrimonio per le coppie omosessuali, del resto già permesso dalla legge civile.

C’è chi parla di scisma, ma per comprendere meglio di cosa si tratta e in cosa la posizione dei vescovi si allontana dalla dottrina e dal magistero abbiamo incontrato il professore Stefan Mückl professore di diritto canonico alla Pontificia Università della Santa Croce a Roma.

“Le benedizioni di lunedì scorso hanno un precedente. Il presidente della Conferenza episcopale, Mons. Bätzing nella sua diocesi di Limburg due anni fa ha già costituito un gruppo di lavoro sulla questione delle benedizioni alle coppie omosessuali. Di questo gruppo fa parte anche l’arciprete di Francoforte che è molto presente nei media e sta già lavorando a un tipo di ‘rituale’ per tali occasioni. Il gruppo di lavoro è stato presieduto dalla nuova segretaria generale della Conferenza Episcopale tedesca che lavorava nella cura diocesana di Limburg. Si può dedurre che si tratta di un lavoro strategico molto strutturato.

Un esperto di strategia, consulente politico e vicino al “cammino sinodale”, ha affermato sul sito ufficioso della Conferenza Episcopale che la campagna fino ad ora era perfetta, e anche Roma aveva perso autorità perché nemmeno il clero tedesco sostiene all’unanimità quello che la Congregazione per la Dottrina della Fede spiegava nel Responsum ma ora bisogna calmare le acque, non esagerare con le azioni per evitare che la Santa Sede intervenga con forza. Quindi, sempre secondo lui, ora si dovrebbe continuare a fiamma bassa per agire in una zona grigia senza che Roma intervenga”.

Il vescovo Bätzing infatti afferma che si possa discutere la risposta di Roma, anche se non ha approvato la manifestazione del 10 maggio. Ma allora cosa vogliono davvero i vescovi tedeschi?

“Non credo che i vescovi tedeschi vogliano uno scisma nel proprio senso del termine. Ciò che si deve constatare, però, è un’aderenza alla Santa Sede ‘a piacere loro’. Se il Papa dice qualcosa che piace si segue con docilità …. ma se il Papa dice qualcosa sulla dottrina cattolica allora non ne tengono conto. Un Bell’ esempio si può leggere nell’intervista di Monsignor Bätzing, pubblicata a febbraio su Il Regno: ha detto che ‘non dovremmo soffermarci su ogni affermazione pronunciata in ogni singola udienza’. Ma il tema dell’udienza in questione erano i criteri di una sinodalità autentica” ...

Questo atteggiamento però ha radici lontane…

Non c’è dubbio. Già nel contesto della questione dei consultori cattolici e l’aborto a metà degli anni ’90 (in base alla legge tedesca in pratica i consultori familiari cattolici per avere le sovvenzioni statali dovevano approvare l’aborto), l’allora presidente della Conferenza Episcopale il cardinale  Lehmann coniò la mitica frase ‘io ho imparato a trattare i testi romani’. E anche la formulazione ora così cara ai promotori deI ‘Cammino sinodale’ della necessità di ‘sviluppare ulteriormente’ la dottrina della Chiesa è tutt’altro che nuova: così parlava già negli anni ’90 Johann Baptist Metz riferendosi al Concilio Vaticano Secondo.

I temi sensibili in particolari sono tre, la benedizione delle coppie omosessuali, il sacerdozio femminile e la supposta autorità del “cammino sinodale”.

“Un Responsum non porta mai nulla di nuovo ma semplicemente chiarisce la dottrina già esistente per un caso attuale. In questo caso tutto è assai semplice: una benedizione è un sacramentale che non può essere costituito che dalla Santa Sede. Le benedizioni in questione non riguardano tanto le persone coinvolte (nessuno ha messo mai in dubbio che si possano benedire le persone) ma la loro unione come tale con tutto quella che comporta. Il motto delle benedizioni di lunedì scorso è stato in molti posti “love is no sin”. Ma il Catechismo della Chiesa Cattolica in merito è molto chiaro, e così il Responsum ha dedotto che quello che la Chiesa definisce ‘peccato’ non si può contemporaneamente benedire. Ciò che si vuole in realtà, è un cambiamento della dottrina. E per arrivarvi, si cerca di far pressione tramite una funzione pubblica.

 

Per quanto riguarda il sacerdozio femminile, l’insegnamento di San Giovanni Paolo II è da considerare definitivo, come ha dichiarato ripetute volte anche Papa Francesco. Non c’è nessun spazio per quel “sviluppare ulteriormente la dottrina”. Mi spiego un po’ in dettaglio:

 

La dottrina cattolica e quindi anche il Diritto Canonico suddivide il Magistero della Chiesa in tre livelli (ciascuno di essi richiede, anche se in una misura graduale, adesione da parte di tutti, sia fedeli che pastori):

 

C’è un primo livello quando il Papa da solo o con il collegio episcopale definisce in modo solenne una verità di fede o dei costumi, si parla di verità formalmente rivelate (ad esempio la Santissima Trinità e l’Eucarestia).

 

Un secondo livello riguarda le verità virtualmente rivelate, quindi quelle intrinsecamente collegate con le verità formalmente rivelate. Anche quelle formano parte del deposito della fede.

 

Al terzo livello c’è il Magistero ordinario, cosiddetto autentico. Pur non essendo definitivo richiede obbedienza, se si tratta di Magistero universale anche da parte del Magistero particolare.

 

Come si vede, il Magistero ecclesiastico sempre è vincolante, non si può quindi ridurre il Papa al ruolo di “consigliere” che si limiti a dare delle mere indicazioni, le quali si può accettare o meno.

 

Applicando tutto ciò alla questione del sacerdozio femminile, la lettera apostolica di San Giovanni Paolo II Ordinatio sacerdotalis si trova al secondo livello e quindi è magistero definitivo, ciò che ha dichiarato la Congregazione per la Dottrina della Fede già nel 1995. E quindi non c’è nulla su cui discutere. Aggiungo un’ultima considerazione: la formula conclusiva è molto interessante. Si dice che la Chiesa non ha la facoltà di impartire la ordinazione sacerdotale alle donne. Proprio questa stessa formula riprende ora anche il Responsum circa l’argomento delle benedizioni menzionate.”

 

C’è poi la questione del valore delle decisione del “cammino sinodale”…

 

“Il formato di un ‘cammino sinodale’, dal punto di vista dell’ecclesiologia e del diritto canonico, non esiste. Un sinodo a livello nazionale, come ora si sta studiando per l’Italia, non è stato voluto perché ritenuto troppo “prefigurato” dal diritto canonico il che limiterebbe la creatività e i temi da discutere. In ogni caso è da notare che qualunque decisione di voti nel ‘cammino sinodale’ non ha nessun valore giuridico, si tratta meramente di una specie di petizione o raccomandazione. Va aggiunto, però, che i promotori del “cammino sinodale” stanno cercando di far pressione sui pochi vescovi della minoranza (5 su 27 diocesani più alcuni ausiliari, in totale una quindicina su un’ottantina) per sottomettersi alle decisioni della maggioranza. Ciò ricorda piuttosto ai meccanismi della razionalità politica per ottenere gli obiettivi che per le strade giuste non sono raggiungibili.”

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